EQUIVALENTI
«Solo i farmaci efficaci
diventano generici»

 
  Così il presidente Giorgio Foresti al Congresso Nazionale di Assogenerici.
Da cui è emerso chiaramente come, in Italia, non si sia andati oltre l'affermazione del concetto di equivalente, al quale è riconosciuto un ruolo solo in termini di risparmio per il Sistema sanitario nazionale

Le misure fin qui adottate per sostenere lo sviluppo del mercato dei farmaci generici non sono state sufficienti a creare le condizioni per un effettivo sviluppo del comparto. Un problema non nuovo, che nel corso del IIº Congresso Nazionale dell'Associazione che rappresenta i produttori di farmaci equivalenti, tenutosi il 25 e 26 settembre a Roma, è stato ancora una volta analizzato. Il farmaco equivalente, questa la posizione di Assogenerici, costituisce una risorsa per il Ssn e per la spinta innovativa dell'industria farmaceutica nazionale. Relegarlo soltanto al ruolo di creatore di risparmio sarebbe un errore strategico difficilmente recuperabile.

«Non è nostra intenzione - ha spiegato il Presidente di AssoGenerici Giorgio Foresti - proporre un elenco di criticità puro e semplice, ma partire da una considerazione differente. La ricerca farmacologica, l’industria del farmaco hanno negli ultimi cinquant’anni migliorato radicalmente le condizioni di vita di tutti. Basti un esempio: in era preantibiotica, il 30% delle persone colpite da una polmonite moriva, oggi la guarigione è la regola. Lo stesso vale per molte altre condizioni acute e croniche. I farmaci che hanno garantito questo importantissimo risultato oggi sono ancora impiegati quotidianamente con successo e sono tutti generici. Diventare un generico è il destino di qualsiasi farmaco che si sia rivelato efficace e sicuro. In un certo senso, non è azzardato dire che, soltanto se un farmaco funziona, risponde alle esigenze del clinico e ai bisogni del paziente, diventa generico». Nè si può dire che il ricorso ai generici levi spazio e risorse alla ricerca e al farmaco innovativo.

«Negli Stati Uniti - sostiene Foresti -, la quota dei generici prescritti è passata, nel periodo 2004-2006, dal 48 al 57,3% e alcune previsioni indicano per il 2013 una quota superiore al 70 per cento. Eppure, sarebbe ben difficile sostenere che la ricerca farmaceutica statunitense ne abbia risentito, in termini quantitativi e qualitativi, e un discorso analogo vale anche per realtà europee come quella tedesca e britannica, dove la quota del generico superava il 40 per cento. Non è certo il ricorso diffuso agli equivalenti a deprimere l’innovazione, anzi. Solo Tuttavia, anche se non vogliamo certo limitarci a una denuncia, resta il fatto che gli ostacoli che in Italia impediscono al generico di svolgere pienamente il suo ruolo devono essere adeguatamente affrontati».

(4 ottobre 2008)


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