MERCATI
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FARMACO
Malattie da raffreddamento,
i brand leader resistono al generico
In un comparto fortemente condizionato dal clima e dall’andamento delle epidemie stagionali, pochi brand si suddividono il business. Ma attenzione ai nuovi competitor
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Il mercato dei farmaci contro le malattie da raffreddamento è soggetto a variazioni legate alle epidemie influenzali in corso e alle condizioni climatiche. Il periodo compreso fra fine 2008 e inizio 2009, da questo punto di vista, avrà sicuramente contribuito a movimentare le vendite. Sarà comunque nelle prossime settimane che si toccheranno i picchi di vendita, per cui riteniamo utile analizzare, attraverso una rilevazione commissionata a New Line e realizzata su un campione di circa 2.000 farmacie reclutate su tutto il territorio nazionale, i dati di relativi al periodo gennaio-novembre 2008. |
«Nel periodo considerato – spiega Elena Folpini, responsabile divisione ricerche di mercato di New Line – i farmaci contro le malattie da raffreddamento hanno sviluppato 17.500 euro di sell out per farmacia, con un decremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. In termini di volumi, parliamo di circa 3.500 confezioni vendute, con una flessione del 3,6%».
Per quanto riguarda le modalità di somministrazione, oltre la metà dei consumatori preferisce compresse e capsule (1.800 pezzi venduti in media per punto vendita), mentre gli altri optano per spray o gocce (700 pezzi medi), supposte (500 pezzi medi), bustine (circa 300) o sciroppi (circa 250).
«Dall’analisi svolta – continua Folpini – per la quale abbiamo individuato un panel di prodotti prettamente finalizzati al trattamento delle sindromi influenzali e da raffreddamento, quali gli antipiretici e i decongestionanti nasali (escludendo quindi quelli specificamente diretti alla cura delle affezioni broncopolmonari, i sedativi della tosse e i mucolitici), l’azienda leader, con oltre un terzo di quota a valore, risulta Angelini che, a volume, movimenta più del 40% del mercato. Segue, con il 17% a volume e il 16,4% a valore, Bayer, mentre Glaxosithkline, Procter & Gamble e Boehringer Ingelheim hanno quote inferiori al 10%».
La leadership di Angelini è dovuta principalmente a Tachipirina, il marchio in cima alla classifica dei brand più venduti, mediamente con 1.300 confezioni. Un successo ottenuto anche grazie alla gamma piuttosto estesa di referenze, che vede ben sette diverse formulazioni nella classifica dei primi quindici prodotti. Infatti, oltre a Tachipirina da 20 compresse 500 mg, il prodotto in assoluto più venduto e per di più in crescita del 17,7% a volume, troviamo al quarto posto lo sciroppo da 120 ml, 2,4%, al sesto la confezione da 10 supposte da 250 mg, e altre quattro referenze fra il nono e il dodicesimo posto. Senza dimenticare, al tredicesimo, la confezione da 10 bustine di Tachifludec che rappresenta comunque una extension del brand Tachipirina. Va anche detto che i prodotti Angelini, sono gli unici (fatta eccezione per Actigrip da 12 compresse di Pfizer) a registrare un trend positivo. Il marchio, quindi, dimostra di saper fronteggiare molto bene la pressione concorrenziale dei farmaci equivalenti che, in questo segmento, è particolarmente forte. |
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OSSERVATORIO PHARMARETAIL
Nel 2009 nuovi prodotti a marchio in Gdo
Fra i competitor delle aziende di marca, anche la Gdo. Parliamo ovviamente di Coop Italia che, nel maggio scorso, è entrata sul mercato con il primo prodotto a marchio commerciale nel settore farmaceutico, l’acido acetilsalicilico con vitamina C.
Nel trend a volume dei diretti concorrenti, i marchi Aspirina e Vivin C, vediamo nel primo caso una flessione dell’8,2% e nel secondo del 10,7 per cento. Osserviamo quindi due interessanti dinamiche determinate dall’ingresso sul mercato dei farmaci equivalenti. In un caso, parliamo del paracetamolo, si rafforza la presenza dei brand leader a scapito dei follower di marca, evidenziando l’importanza della brand awereness e degli investimenti in comunicazione.
Nell’altro, quello dell’acido acetilsalicilico+vitamina C, la presenza di un “generico di marca” come può essere il prodotto di Coop Italia, erode quota non solo ai brand dell’industria farmaceutica ma anche al canale. La griffe di un marchio d’insegna molto forte, come appunto Coop, assume agli occhi del consumatore il valore di una garanzia di qualità in grado di orientare le scelte. Acquistando quella che è stata semplicisticamente chiamata “l’Aspirina Coop” il consumatore non compra un generico, ma un prodotto garantito da Coop Italia.
Attenzione, quindi alle politiche di sviluppo dei prodotti a marchio della Gdo, che – secondo le intenzioni – nel 2009 riguarderanno diverse altre categorie.
Sostenere forme di aggregazione nella distribuzione farmaceutica significa lavorare su marchi d’insegna che possano diventare un punto di riferimento per il consumatore anche per quanto riguarda la scelta del prodotto: se marca commerciale dev’essere, che almeno sia riconducibile al canale specializzato.
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