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CONSUMATORI
Ai cittadini piace l'infermiere in farmacia
Presentati a Roma i risultati di una ricerca della SDA Bocconi sull'impatto dei servizi sociosanitari affidati alla farmacie presso il pubblico e le istituzioni sanitarie. I cittadini apprezzano l'innovazione e chiedono che le farmacie eroghino ulteriori prestazioni
 

ricerca SDA Bocconi cittadini in farmacia
I cittadini vedono nella farmacia centro di servizi una positiva aggiunta all’assistenza sul territorio, e c’è da parte degli utenti delle farmacie una diffusa disponibilità a usufruire di questi servizi anche a pagamento.
Questo uno dei dati più importanti emersi dalla ricerca che la Scuola di direzione aziendale dell’Università Bocconi ha condotto con la Fondazione Francesco Cannavò.

“Già nel nostro Documento sulla professione del 2006 - commenta Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani - avevamo fatto la proposta di una farmacia centro polifunzionale di servizi sovrapponibile al dettato della Legge 69/2009 recentemente approvata, e oggi l’orientamento dei cittadini italiani suona una conferma della validità di questa proposta: oltre il 65% del campione dice che non avrebbe alcuna difficoltà a recarsi in farmacia per ottenere servizi che normalmente sono attribuiti ad altri operatori.
Ben un italiano su cinque ha poi risposto indicando tra i servizi che vorrebbe in farmacia quelli presenti nella Legge, ma è interessante notare che il 10% del campione intervistato propone ulteriori servizi, come la possibilità di vaccinarsi in farmacia grazie alla presenza di un infermiere, che non sono presenti nella Legge ma avevamo identificato nella nostra proposta”.

Un altro aspetto che la Federazione tiene a sottolineare è che il giudizio più positivo su questi servizi viene dalle fasce della popolazione meno favorite nell’accedere e nell’orientarsi nell’offerta di prestazioni sanitarie (erogate dal pubblico o a pagamento), per esempio i residenti dei centri alla periferia del sistema e delle Regioni con assistenza territoriale meno sviluppata e coloro che hanno condizioni socioeconomiche meno favorevoli. “Una conferma del credito e della fiducia di cui godono il farmacista e la farmacia - dice Mandelli - che resta il presidio più facilmente accessibile per capillarità e orari”.

Naturalmente, lo sviluppo della farmacia dei servizi pone alcune richieste a tutti gli attori coinvolti. “E’ evidente dai risultati dell’indagine - conclude Mandelli - che la sanità regionale si è strutturata localmente in modi anche molto diversi: il modello indicato dalla Legge andrà necessariamente calato nelle diverse realtà regionali. Questa può essere anche l’occasione per promuovere alcuni servizi, penso al CUP o quelli legati all’Assistenza domiciliare integrata, nelle realtà che ne sono prive. Quanto alle farmacie, occorreranno investimenti che non sempre il singolo titolare può affrontare da solo. Di qui la necessità di riconsiderare in chiave diversa l’associazionismo tra professionisti, di sviluppare una capacità di essere sinergici sul territorio per offrire ai cittadini prestazioni sempre più complete”.

21 ottobre 2009

 
 
 
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