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SCENARI
Remunerazione a forfait:
rischi e opportunità per i farmacisti

La proposta di introdurre un sistema di remunerazione per la dispensazione di farmaci rimborsabili a forfait è diventata un argomento di grande attualità: quali potrebbero
essere le conseguenze dirette per il farmacista italiano?

Ing. Matteo Pistoletti, Strategic Management Partners*
 
Tutti i Paesi europei affrontano le sfide che derivano dalle mutate caratteristiche della popolazione e dalla mancanza di risorse pubbliche: a fronte del progressivo aumento dell’età media (da 34 anni del 2000 ai 51 previsti per il 2050, fonte ONU, 2003), si riscontra un incremento della spesa sanitaria e, in particolare di quella farmaceutica, che potrebbe non essere sostenibile nel medio-lungo periodo (da 315€ di spesa pro capite del 2000 si dovrebbe passare a 467€ nel 2050, pari al 50% in più, fonte ONU, 2003).
In Italia questa problematica è molto sentita, in quanto le previsioni di un ulteriore incremento dell’aspettativa di vita associate al basso tasso di natalità delineano uno scenario in cui la spesa sanitaria totale sembra destinata a crescere in tutte le sue componenti, compresa quella farmaceutica, che è assorbita già oggi per il 60% dai cittadini con più di 65 anni (fonte OsMed, 2008).

In questo contesto, la componente di spesa legata ai farmaci è oggetto di particolare attenzione da parte delle agenzie nazionali: pur essendo complessivamente meno rilevante rispetto ad esempio a quella ospedaliera, gli interventi correttivi su di essa sono stati molto frequenti e focalizzati principalmente sul controllo della spesa, agendo sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta.
Per controllare la domanda dei farmaci rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale, l’intervento più comune è stato quello di spostare parte dei costi sui consumatori finali, attraverso l’aumento del ricorso alla compartecipazione ai pagamenti, utile soprattutto per sensibilizzare i pazienti. Gli interventi sull’offerta sono stati molteplici, dall’imposizione di prezzi di riferimento e sconti obbligatori alla filiera, alla fissazione di tetti di spesa e accordi prezzo-volume, fino ai recenti accordi di risk sharing tra pagatori e produttori.
Tra i vari aspetti recentemente messi sotto osservazione, la revisione delle modalità di determinazione dei margini della distribuzione legata ai farmaci rimborsabili ha ricevuto particolare attenzione da parte di tutti gli attori della filiera interessati.

Nella situazione attuale in Italia, i margini dei diversi attori della filiera del farmaco sono regolamentati ex lege con regressione in funzione del prezzo, con il ricorso ad ulteriori sconti obbligatori. Con la progressiva scadenza di brevetti su molecole rimborsate dal Sistema Sanitario Nazionale e il conseguente ingresso di farmaci generici a più basso costo, pur in parte compensato dall’aumento di volumi dispensati, il meccanismo attualmente in vigore potrebbe non essere più in grado di garantire ai farmacisti un’adeguata retribuzione per il servizio offerto. Tra le proposte di cambiamento del sistema di remunerazione delle farmacie, una delle più interessanti e più di frequente soggetta alla pubblica attenzione, è l’adozione della tariffazione a forfait, soluzione già adottata da tempo in diversi Paesi europei. Da tempo la remunerazione a forfait viene proposta perché più coerente con le peculiarità della vendita dei farmaci.
Da un punto di vista professionale, infatti, verrebbe riallineato il sistema di remunerazione all’erogazione del servizio professionale, retribuendo il servizio indipendentemente dal prezzo dello stesso: la dispensazione di un farmaco con un prezzo elevato ha una complessità pari a quella di uno poco costoso, per cui sembra più coerente retribuire l’atto professionale con una tariffa indipendente dal valore del prodotto.

La proposta di introdurre il sistema di remunerazione a forfait sembra quindi poter valorizzare il ruolo del farmacista come professionista della salute, ma quale impatto potrebbe avere invece visto dalla parte del farmacista come imprenditore? Una prima analisi della proposta in esame indurrebbe a valutarla come più appropriata al servizio offerto: la vendita al dettaglio comporta infatti dei costi, per la maggior parte fissi e indipendenti dalle caratteristiche dei prodotti, legati a struttura (negozio, front office) e capitale umano (specialisti per la gestione del rapporto col pubblico), che dovrebbe essere remunerati per l’erogazione del servizio pubblico di dispensazione del farmaco.
Diversamente andrebbero considerati i costi di stock, in termini di costo opportunità per l’acquisto anticipato, direttamente legati al prezzo del farmaco: in alcuni Paesi europei in cui è già in uso il sistema di remunerazione a forfait, il mark up per le farmacie viene determinato combinando una componente proporzionale al prezzo ed una fissa. Tuttavia, si rimarca che un confronto diretto con le esperienze di altri Paesi risulterebbe particolarmente complesso e di difficile interpretazione per il diverso spettro di farmaci rimborsabili.
Da non sottovalutare è anche il fatto che un tipo di remunerazione a forfeit renderebbe molto meno impattanti gli effetti delle diminuzioni di prezzo dei farmaci, che gravano sulla valorizzazione delle scorte, e incentiverebbe i farmacisti a tenere a magazzino, e quindi consigliare, i farmaci equivalenti meno costosi, con un effetto virtuoso per le casse dello Stato sulla spesa farmaceutica. Analizzando i trend relativi al comparto dei farmaci etici, la proposta di una remunerazione a forfait sembra poter essere infine una soluzione valida per contrastare la riduzione dei margini per le farmacie sulla dispensazione di farmaci di classe A.


A fronte di un maggior numero di confezioni dispensate (vedi istogrammi, fonte IMS Health, 2009), il fatturato non è aumentato proporzionalmente).







L’imminente ingresso di generici per molecole rilevanti in termini di fatturato e il rallentamento dell’introduzione di nuove molecole che possano compensarne gli effetti sul fatturato complessivo potrebbero mettere ulteriormente sotto pressione i margini sul comparto più rilevante per il fatturato delle farmacie, per cui svincolare la remunerazione per la dispensazione dal prezzo, in trend negativo, e legarla all’atto professionale in una situazione in cui aumenta il numero di confezioni, potrebbe rivelarsi un punto a favore del ritorno economico complessivo per i farmacisti su un orizzonte temporale di medio periodo.

Va evidenziato che il ragionamento esposto è valido in linea generale, ma dovrebbe essere calato sulla singola realtà delle farmacie per comprendere gli effetti sul conto economico: in base al peso del fatturato riconducibile a farmaci rimborsabili, ogni titolare dovrebbe essere in grado di valutare i potenziali effetti dello scenario in cui avvenga il passaggio alla remunerazione a forfait. Non trattandosi di una decisione direttamente dipendente dal singolo, ma concordata a livello di sistema Paese, si propone quindi che ogni farmacista sia consapevole degli effetti legati ad un eventuale passaggio al sistema di remunerazione a forfait, trovando spunti di riflessione per valorizzare nel miglior modo il cambiamento, nell’ottica di consolidare i propri punti di forza e migliorare la posizione competitiva.

4 febbraio 2010

* Strategic Management Partners è una società di consulenza di direzione ed organizzazione.

Nel settore chimico/farmaceutico la società opera da anni con primarie compagnie italiane ed internazionali, coniugando risultati concreti con strategie innovative e creative.

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