Il consumo inappropriato ed eccessivo di antibiotici e il conseguente sviluppo dell’antibioticoresistenza in Italia e in tutti i Paesi europei costituisce un problema di particolare rilievo per la tutela della salute dei cittadini poiché espone al rischio di non poter disporre più, in un futuro ormai prossimo, di alcuna possibilità di cura per le infezioni.
Ciò
significa che anche patologie oggi ritenute minori, come ad esempio un semplice “giradito”, potrebbero divenire temibili. Per questo, in linea con quanto attuato da altre istituzioni internazionali
come l’Oms e l’Ecdc, l’Agenzia Italiana del Farmaco, con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità e il patrocinio del Ministero della Salute ha realizzato la terza edizione di una Campagna di comunicazione ad hoc, denominata quest’anno “Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela”, con l’obiettivo di informare i cittadini dell’importanza di ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione del
medico che ne accerti l’effettiva utilità, di non interrompere mai la terapia prima dei tempi
indicati dal medico o, comunque, solo dietro suo consiglio e di non assumere antibiotici per
curare infezioni virali.
L’azione di sensibilizzazione della popolazione generale, soprattutto in quelle regioni
dove il consumo di antibiotici è più elevato, si è resa necessaria poiché alcuni germi
patogeni importanti hanno già sviluppato livelli di antibioticoresistenza che arrivano quasi
al 100%. Un esempio di questo fenomeno è anche il nuovo “superbatterio” NDM-1 (New Delhi
Metallo-beta-lactamase-1) che ha fatto la sua comparsa anche in Europa. Poiché le precedenti
edizioni della Campagna hanno mostrato l’efficacia delle iniziative comunicative nel ridurre i
consumi, che costituiscono un fattore determinante nello sviluppo
dell’antibioticoresistenza, è stato ritenuto utile proseguire nel percorso comunicativo
intrapreso. L’Agenzia Italiana del Farmaco, inoltre, ha condotto una analisi approfondita
sull’impiego di questa classe di farmaci attraverso uno studio dedicato che ha evidenziato
l’eccesso di spesa legato a inappropriatezza di consumi e costi.
I dati di uno studio ad hoc condotto dall’Agenzia Italiana del Farmaco mostrano che il nostro
paese si colloca ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici, preceduta solo da Grecia e
Cipro, e che è anche presente un particolare aumento di consumo a livello ospedaliero (1,48
DDD/1000 ab die nel 2007 e 2,27 DDD/1000 ab die nel 2008, laddove per DDD s’intende la
dose media giornaliera di un farmaco) superiore anche a quello registrato in Francia.
“Gli elementi di preoccupazione – spiega il prof. Rasi, Direttore Generale dell’AIFA, - sono
aggravati dal fatto che in Europa circolano ceppi di batteri totalmente o quasi totalmente
resistenti agli antibiotici e se non si interviene promuovendo l’appropriatezza nell’impiego di
questa classe di farmaci e attuando strategie di sistema esiste il rischio di non riuscire più a
curare infezioni batteriche in corso di trapianti, chemioterapia oncologica, chirurgia ortopedica,
terapie intensive ecc. La preoccupazione delle autorità sanitarie è talmente forte da aver spinto
alla costituzione, nel Novembre 2009, di una task force transatlantica per affrontare a livello
globale il problema delle resistenze”.
Gran parte del ricorso agli antibiotici, circa l’80-90%, avviene nell’ambito della medicina
generale e tra le prime cause di prescrizione vi sono le malattie delle prime vie aeree causate
frequentemente da virus su cui gli antibiotici non hanno alcuna efficacia.
''E’ necessario che i cittadini capiscano – sottolinea il Prof. Rasi - che gli antibiotici vanno
assunti nelle modalità, relative alle dosi e alla durata della cura, indicate dal medico e solo se
è il medico a prescriverli, dopo averne accertato la necessità. Rispettare la dose e la durata
della cura è fondamentale: la sospensione precoce della terapia è, ad esempio, tra le principali
cause di sviluppo delle resistenze, poiché uccide i batteri più deboli e ‘’seleziona’’ quelli più
forti. Per questo bisogna evitare il “fai da te”. Raffreddore o influenza, ad esempio, non
rientrano tra le cause per cui sono indicati gli antibiotici ma, anzi, assumerli in questi casi
mette a rischio la salute favorendo lo sviluppo di germi resistenti. Dobbiamo impegnarci a far
capire ai medici e alle persone comuni che stiamo rischiando di non avere più a disposizione
antibiotici efficaci per curare malattie che oggi non rappresentano più un pericolo ma che
potrebbero diventarlo”.
Il sovrautilizzo improprio di antibiotici oltre a causare seri rischi alla salute produce anche un
eccesso di spesa per il SSN (nel 2009 la spesa per antibiotici si è attestata a circa 1.038 milioni
di euro) sottraendo risorse preziose per mettere a disposizione dei cittadini farmaci innovativi.
Lo studio dell’Agenzia italiana del farmaco ha mostrato l’esistenza di considerevoli differenze
regionali nel consumo di antibiotici con i valori meno elevati in 6 regioni del Nord Italia
(Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta, la Provincia Autonoma di Trento e la
Provincia Autonoma di Bolzano che ha registrato il valore minimo con 13,05 dosi giornaliere
ogni 1000 abitanti) e i valori più elevati in 5 regioni del Sud Italia (Puglia, Calabria,
Basilicata, Sicilia e Campania che ha registrato il valore massimo con 37,63 dosi giornaliere
ogni 1000 abitanti).
La differenza in dosi giornaliere ogni mille abitanti tra le regioni più virtuose e il livello
nazionale (uguale a 24,22) è stata nel 2009 pari a +6,96.
Prendendo la media delle regioni a minor consumo come punto di riferimento, è stato
registrato a livello nazionale un sovraconsumo di 154.226.068 dosi giornaliere e a
livello della Campania di 39.136.274 dosi giornaliere.
Campania, Puglia e Sicilia insieme determinano quasi il 60% di tutto l’eccesso di consumi
in Italia.
“Se tutte le regioni si allineassero al consumo medio delle sei più virtuose (17,25 dosi
giornaliere ogni 1000 abitanti) – spiega il Prof. Rasi - si potrebbe ottenere un risparmio
quantificato in 316,6 milioni di euro. Se il costo (per dose media giornaliera) divenisse in
tutte le regioni pari a quello della Lombardia (1,66 euro) si otterrebbe un risparmio di 155,8
milioni di euro.
Infine il risparmio complessivo che potrebbe derivare dall’effetto congiunto di una
maggiore appropriatezza dei consumi e della riduzioni dei costi è di 413,1 milioni di euro
pari al 3,7% della spesa farmaceutica convenzionata 2009. A livello di singola regione, inoltre,
il risparmio ottenibile inciderebbe considerevolmente sul valore dello sfondamento della
loro spesa: nel Lazio per il 29% , in Puglia per il 43% e in Sardegna per il 20%”. Il valore minimo del costo per DDD è pari, infatti, a 1,66 € (Lombardia) e il valore massimo è
pari a 2,23 € (Sicilia).
Scarica la locandina della campagna.
23 novembre 2010 |
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