ATTUALITA'MEDICINE NON CONVENZIONALI
Nato: così curiamo i militari al fronte
Un gruppo di lavoro istituito all'interno del Patto Atlantico studia l'applicazione delle medicine non convenzionali fra le forze armate. L'incontro italiano ospitato nei giorni scorsi dall'Ordine dei Medici di Bologna. Ne parliamo con il responsabile per l'Italia, Prof. Roberti di Sarsina

Mentre in Italia si discute sterilmente sull'omeopatia, a livello internazionale le medicine tradizionali e non convenzionali vengono guardate con sempre maggiore interesse anche in contesti particolari. E' il caso della NATO Research and Technology Organisation (RTO) Integrative Medicine Interventions for Military Personnel, un gruppo di studio istituito dall'organismo internazionale per un progetto pluriennale finalizzato a valutare protocolli terapeutici di Medicine Tradizionali e Non Convenzionali per il personale militare.

La NATO Research and Technology Organisation (RTO) promuove e conduce ricerche scientifiche in cooperazione promuovendo lo scambio di informazioni tecniche tra le 28 nazioni della NATO e i 38 partner, avvalendosi del lavoro di oltre 3.000 scienziati e ingegneri. Il Gruppo di Lavoro che il NATO RTO ha istituito con mandato 2010-2013 ha l'obiettivo di fornire una serie di proposte e protocolli sull'applicazione in ambito militare delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali con approccio multidisciplinare e multiprofessionale.

Al progetto partecipano una ventina di esperti, militari e civili, di diversi Paesi ai quali si è aggiunto, proprio nel corso dell'incontro di Bologna, un rappresentante della Corea del Sud. Per l'Italia il Ministero della Difesa ha designato il Prof. Paolo Roberti di Sarsina, Esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità e docente A.I.O.T.

Due gli obiettivi principali del progetto. "Il primo - afferma il Prof. Roberti di Sarsina - riguarda l'individuazione di trattamenti più veloci, efficaci, meno costosi e senza effetti collaterali nel dolore acuto, mentre nel secondo caso parliamo di trattamento della sindrome post traumatica da stress, cioè tutte quelle manifestazioni fisiche e psichiche dei soldati reduci dal fronte o dopo azioni in scenario di guerra".

Sul trattamento del dolore acuto, particolarmente importante è stato il coinvolgimento del rappresentante della Corea del Sud, il cui esercito utilizza da sempre la Medicina Tradizionale Coreana (TKM) in modo sistematico. "Nei gruppi militari più avanzati (marines, commando, rangers, paracadutisti) di questo Paese - spiega infatti Roberti di Sarsina - c'è sempre un componente, non necessariamente medico, formato in Medicina Tradizionale Coreana per riconoscere e utilizzare per esempio le erbe disponibili sul territorio o applicare l'agopuntura coreana nel dolore acuto nel teatro operativo. Importante è poi l'agopuntura, che consente interventi con effetto immediato contro il dolore. Oltre al contributo dell'esperto sudcoreano, su questo tema ci avvaliamo degli studi di Richard Niemtzow, ex colonnello ed ora direttore del centro di agopuntura dell'aviazione militare degli Usa, che si occupa in modo specifico della Battlefield Acupuncture, l'agopuntura da campo di battaglia". L'agopuntura consente infatti degli interventi rapidi e di effetto immediato, senza la necessità di spogliare il paziente perché possono essere praticati a livello auricolare. "E' sufficiente- sostiene Roberti di Sarsina - che un componente del team appositamente formato abbia in dotazione dei portaaghi sterili in confezioni monouso da applicare direttamente sulla pelle".

La NATO RTO ritiene che vi siano elementi di sostenibilità per lo sviluppo di ulteriori procedure facilmente utilizzabili anche in condizioni estreme.

Il gruppo di studio sta lavorando in questa direzione, prendendo anche in considerazione lo stato giuridico dei diversi Paesi in materia di medicine tradizionali e non convenzionali.

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Pubblicato il 26 ottobre 2011