La manovra svelata
La conferenza stampa del Presidente Monti ha scatenato una serie di reazioni sul tema della vendita dei farmaci di fascia C fuori dal canale farmacia. Ma una volta letti i dettagli, alcuni hanno dovuto rivedere la propria posizione
Paola Gallas - Direttore Responsabile
La doverosa premessa è che il testo della manovra finanziaria non è ancora definitivo. E' infatti al momento all'esame di Camera e Senato, dove le Commissioni stanno proponendo un'infinità di emendamenti che riguardano anche la parte relativa alle farmacie. Anche se, va detto, l'elevatissimo numero di emendamenti proposti fa pensare che, per rispettare i tempi prefissati (era stato indicato il 23 dicembre) il Governo finirà per apportare ben poche modifiche, chiedendo direttamente il voto di fiducia.
Ma veniamo alle reazioni provocate dalle novità. Sul fronte delle farmacie c'è ovviamente il massimo dissenso. Nel corso dell'Assemblea Straordinaria di Federfarma tenutasi il 7 dicembre è stato ribadito come la manovra di Governo sia una misura che non porta sviluppo, ma solo danni ai cittadini, indebolendo gravemente moltissime delle migliaia di farmacie che oggi assicurano l'assistenza nei comuni dove non c'è nessun presidio sanitario, né tantomeno una rete commerciale. Nel chiedere una convocazione al Presidente Monti e al Minisstro Balduzzi, Federfarma sottolinea come il Servizio Farmaceutico sia l'unico servizio pubblico veramente privatizzato, come chiede l'Unione Europea.
La proposta di Federfarma al Governo punta sostanzialmente sull'apertura di più farmacie in tempi brevissimi, creando così un vero sviluppo, nuovi posto di lavoro e un reale miglioramento del servizio sul territorio a tutela della salute del cittadino.
Oltre a che al Governo, Federfarma si rivolge anche ai cittadini. Ha infatti predisposto un volantino per la raccolta firme contro la liberalizzazione dei farmaci di fascia C con ricetta. Le singole farmacie potranno utilizzarlo come mezzo di informazione al pubblico e farlo firmare ai cittadini.
Non mancano anche le iniziative individuali dei farmacisti. E' il caso di Federico Montoro, un Titolare della provincia di Udine, e dai suoi collaboratori contro la manovra varata dal governo Monti e, in particolare, contro la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta. 'Non tollero - ha spiegato - che si infierisca così fortemente sul mio lavoro mentre c'è un sommerso di evasione e corruzione che continua ad arricchirsi indisturbato".
Netto dissenso anche da parte della Fofi, che
evidenzia anche altri aspetti. "Siamo perfettamente
consapevoli - sostiene il presidente Andrea
Mandelli - che il momento
è delicatissimo ma non possiamo non prendere atto innanzitutto che
il Governo ha disatteso le sue dichiarazioni di ricerca del
confronto e dell'equità, quantomeno nel settore del farmaco.
Liberalizzare la vendita dei farmaci di Fascia C soggetti a
prescrizione significa favorire un circuito di distribuzione dei
medicinali alternativo a chi, le farmacie convenzionate, svolge un
ruolo di servizio pubblico e non mi sembra che questo possa
contribuire allo sviluppo. Oggi la rete delle farmacie
convenzionate soffre un momento di grave difficoltà economica, come
testimoniano gli studi di settore e le elaborazioni dell'Agenzia
delle Entrate, e può ancora assicurare la dispensazione dei farmaci
cui i cittadini hanno diritto a carico del Servizio sanitario
nazionale solo perché può dispensare in esclusiva anche i
medicinali a pagamento diretto da parte del cittadino. Un dato di
fatto incontrovertibile, particolarmente evidente nel Mezzogiorno,
dove alle difficoltà oggettive del sistema paese si sommano i
ritardi nei pagamenti da parte delle ASL e il peso dei piani di
rientro. Molto spesso il Presidente Monti ha ribadito in
questi giorni che noi siamo l'Europa e che in Europa dobbiamo
restare, ma in tutta Europa non c'è un solo paese in cui farmaci
che richiedono una prescrizione sono dispensati fuori dalle
farmacie".
Le reazioni arrivano anche dall'estero. A pensare che la manovra
non risolva i problemi finanziari italiani è il
Raggruppamento delle farmacie europee, PGEU,
che rappresenta 400.000 farmacie di comunità in 31 Paesi europei,
che ha inviato una nota al Governo italiano. Il provvedimento, si
legge "avrà l'effetto di destabilizzare il settore e di
abbassare la qualità del servizio di distribuzione del farmaco con
la conseguente inevitabile commercializzazione aggressiva dei
farmaci con obbligo di ricetta medica. Il decreto depaupera la
farmacia italiana dei farmaci con ricetta, creando un unicum in
tutta Europa. Il farmaco con ricetta è ovunque ancorato alla
farmacia, anche nei Paesi piu' liberalizzati d'Europa. I farmacisti
europei riconoscono il livello di pressione a cui i Governi sono
attualmente sottoposti. Ad ogni modo riteniamo che l'adozione di
misure che abbiano il solo effetto di minare la sicurezza dei
pazienti, la solidarietà dei sistemi sanitari e la sostenibilità
della presenza delle farmacie nel territorio, porterà alla
creazione di piu' problemi di quanti ne possono risolvere. Il
contributo economico delle farmacie italiane, come quelle degli
altri Paesi europei, è inestimabile: i farmacisti sono la
professione sanitaria piu' accessibile, sono il primo gradino della
scala del sistema sanitario, un vero e proprio valore aggiunto per
la sanità in questi tempi di crisi. Riteniamo che misure che
privino le farmacie di questa funzione essenziale siano solo
controproducenti."
La nota termina invitando il Governo italiano a riconsiderare
l'approvazione di queste misure non necessarie e dannose.
La reazione è stata forte anche a livello politico. Un gruppo di parlamentari guidato dal Senatore D'Ambrosio Lettieri ha inviato una lettera al Governo esprimendo la propria contrarietà alla liberalizzazione. Ma, va detto, ci sono anche iniziative in senso opposto, come la lettera dell'On. Bersani ai rappresentanti delle parafarmacie, dove si manifesta l'impegno a far rimuovere il limite dei 15.000 abitanti per la liberalizzazione della fascia C.
E questo è un punto decisamente caldo della questione. A seguito della conferenza stampa del Presidente Monti, infatti, le reazioni dei titolari di parafarmacie sono state entusiastiche. Con toni fin troppo accesi i titolari sono stati accusati di costituire una vera e propria "casta" e si è inneggiato alla fine di un regime di privilegi e monopolio che divideva il settore in farmacisti "di serie A" e farmacisti "di serie B". Andando a leggere poi il contenuto del provvedimento, è emerso il dettaglio del limite di abitanti che ha portato i più accorti a porsi una domanda che andava invece posta fin dall'inizio: chi trae vantaggio dalla manovra così formulata? A noi non sembra che le parafarmacie - da un punto di vista economico ed occupazionale - possano gioire di questa liberalizzazione, salvo quelle di proprietà di società o gruppi. Una competizione sui prezzi portata anche sulla fascia C difficilmente potrà essere sostenibile dalle parafarmacie (che peraltro da questo punto di vista risultano già perdenti sui prodotti Sop e Otc). I corner della Gdo, al contrario, potranno sostenere politiche commercialmente aggressive, schiacciando le altre realtà sul territorio. E comunque, se prima esistevano farmacisti di serie A e farmacisti di serie B, la manovra, con il limite dei 15.000 abitanti, introduce anche il farmacista di serie C. I titolari di parafarmacie più fortunate possono quindi iniziare a considerarsi anche loro una casta?
"Voglio sgombrare il campo da possibili strumentalizzazioni - afferma Mandellli - come la Federazione ha già detto nei giorni scorsi, non è in discussione la professionalità dei colleghi che operano nelle parafarmacie e nella grande distribuzione: è la struttura in questo caso a fare la differenza, non il singolo professionista". Tanto è vero che lo stesso Decreto prevede un adeguamento dei requisiti strutturali che, fa notare il presidente della FOFI,"richiede investimenti attualmente non alla portata della maggioranza dei colleghi titolari di parafarmacia. In questo modo potranno adeguarsi soltanto le strutture della grande distribuzione e una minoranza delle parafarmacie, quelle di proprietà di società di capitali". E del resto, anche limitare la liberalizzazione ai Comuni maggiori disegna uno schema favorevole alle grandi catene e alla grande distribuzione, non certo al singolo professionista."Se si vuole disegnare uno scenario a misura dei grandi capitali, lo si dica chiaramente, ma senza chiamare in causa l'Europa, dove tutte le pretese liberalizzatrici sono state battute, al punto che il commissario Michel Barnier in questi giorni ha ritirato tutte le procedure di infrazione a carico dei paesi che prevedono nel loro ordinamento una regolamentazione delle farmacie. Proprio il momento di crisi sarebbe un'ottima occasione per portare a termine una Riforma concertata che preveda l'aumento del numero delle farmacie sul territorio, per dare un'occasione concreta ai giovani e a chi aspira alla titolarità di una farmacia, questa sarebbe reale concorrenza e reale sviluppo per il paese".
Concludiamo segnalando un'interrogazione presentata
alla Commissione europea, dal Presidente dei
deputati del PDL al Parlamento europeo, on. Mario
Mauro, che chiede "di verificare se le misure proposte
dal Governo italiano in merito alla liberalizzazione della vendita
dei farmaci nella grande distribuzione e nelle parafarmacie è
compatibile con la tutela della salute del consumatore, soprattutto
in merito ai farmaci di fascia C che necessitano non solo di una
prescrizione medica, ma anche di una particolare attenzione nella
loro assunzione." Il deputato osserva che "la
preoccupazione riguarda soprattutto la garanzia del massimo livello
di tutela della salute dei cittadini e dell'indipendenza economica
e tecnica del professionista impegnato nel campo della
salute." Queste misure - prosegue l'on. Mauro - metterebbero
l'Italia nelle condizioni di essere l'unico Paese al mondo in cui
non vi è l'esclusività della dispensazione del farmaco con ricetta
in farmacia.
Analoghe interrogazioni risultano presentate al momento dall'on.
Sergio Silvestris (PDL) e dall'on.
Antonello Antinoro (UDC).
Non analizziamo per ora le questioni riguardanti i prezzi o le tipologie di farmaci che uscirebbero dal canale farmacia, poiché gli emendamenti presentati potrebbero modificare aspetti fondamentali del provvedimento.
Riproponiamo intanto il tool GOAL "Quanto perde la tua farmacia?" grazie al quale è possibile calcolare la quota di giro d'affari che sarebbe a rischio con le norme così come sono in questo momento.
Nelle prossime settimane continueremo a dare precisa informazione sull'iter legislativo. Sul prossimo numero, le reazioni dei titolari di parafarmacia e delle associazioni di consumatori.
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Pubblicato il 14 dicembre 2011
