EDITORIALELIBERALIZZAZIONI
Il canto di Natale della farmacia
Stop alle liberalizzazioni. Per ora. Ma cosa succederà all'inizio del 2012? Catricalà ha chiaramente ribadito che il discorso non si ferma qui. E' il momento di unire le forze per tutelare il comparto
Paola Gallas - Direttore Responsabile

Il bilancio delle vicende che nel mese di dicembre hanno scosso il settore lo tracceremo fra qualche giorno, come si suol dire "a bocce ferme". Manca infatti ancora il passaggio della legge al Senato, che difficilmente comporterà un ribaltamento di fronte, ma preferiamo raccogliere i pareri sul testo definitivo.

Ci limitiamo quindi a un commento su quello che abbiamo visto in queste ultime settimane, uno spettacolo non sempre piacevole a dire il vero, con i farmacisti non titolari che prima hanno festeggiato la liberalizzazione, poi hanno intuito che qualcosa non andava e alzando i toni di un malcontento ormai cronico hanno colto l'occasione per rilanciare accuse, rispolverare denunce, risollevare polemiche verso i titolari, indicati quali novelli Scrooge di dickensiana memoria, non ancora giunti, però, al capitolo finale del ravvedimento.

I titolari, da parte loro, hanno serrato i ranghi e sollevato gli scudi come da sempre sanno fare, minacciando l'uso dell'arma potente della serrata e mettendo in campo pezzi da 90 quali parlamentari illustri che sono intervenuti a favore della categoria.

Nella bagarre non possiamo non registrare interventi che eufemisticamente ci sentiamo di definire sopra le righe, sia pro che contro le liberalizzazioni. Ne citiamo salomonicamente uno per fazione.

Da una parte il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, che della liberalizzazione del farmaco sembra quasi aver fatto una questione personale e in un'intervista a Repubblica accusa le farmacie di aver messo in atto una pesante azione di lobbying. Con l'accezione negativa che il termine ha erroneamente assunto nel linguaggio comune.

Dall'altra Massimo Corsaro, Vice presidente vicario Pdl alla Camera dei Deputati, che in una lettera al Giornale stigmatizza la vendita dei "farmaci da automedicazione insieme alle lattughe e ai detersivi" con un'espressione furbetta che risulta assolutamente fuorviante per il lettore non addetto ai lavori.

Non è questa, a nostro parere, la strada per uscire dalla palude. Che la situazione del settore sia ormai diventata esplosiva è un dato di fatto. Che il sistema sia per molti versi anacronistico e necessiti di una riforma lo è altrettanto. Ma è una riforma che non può essere basata su criteri economici o, peggio, politici. Non dimentichiamo che stiamo parlando della salute dei cittadini, prima che di attività commerciali. A questo punto è  fondamentale non perdere l'ennesimo treno. Catricalà è stato perentorio: a gennaio il Governo riaprirà il discorso.

"Il mondo - scriveva un politico di altri tempi quale Aldo Moro - non appartiene ai conservatori e ai tiranni ma agli innovatori attenti e senza retorica". Sottolineiamo l'importanza dell'attenzione nell'innovare, soprattutto in tema di sanità.

Ci auguriamo che questo "stop" alle liberalizzazioni venga preso come una pausa, un extra time che il Governo concede al settore per avanzare proposte serie di riforma del comparto. Se ancora una volta le farmacie porteranno a casa il risultato ottenuto senza guardare al futuro - come hanno fatto in molte occasioni - fra qualche mese ci ritroveremo a fare gli stessi discorsi. Il sistema è  arrivato a un punto di svolta e deve cambiare, ma se si lascia che a cambiarlo sia la politica i risultati non potranno che scontentare tutti.


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Pubblicato il 21 dicembre 2011