ATTUALITA'LIBERALIZZAZIONI
Molto rumore per nulla?
No, perché le farmacie chiedono con forza un incontro al Governo per discutere una vera riforma del settore che rispetti il ruolo sanitario della farmacia e l'indipendenza professionale del farmacista, mantenendo il livello di tutti i servizi connessi alla dispensazione del farmaco

Con l'approvazione definitiva del Senato alla manovra finanziaria si chiude il primo atto delle "liberalizzazioni Monti". Con la promessa-minaccia, però, di tornare quanto prima sull'argomento. Per questo Federfarma chiede urgentemente un incontro al Governo e anche da parte dell'esecutivo si intravede uno spiraglio di disponibilità. "Per quanto concerne le liberalizzazioni - ha affermato il Premier Monti nel corso del suo intervento al Senato prima del voto sulla manovra - voglio affermare che su tutti i suggerimenti, anche provenienti da uffici studi autorevoli, anche su settori delicati come, per esempio, le farmacie e che tengono in mente obiettivi di tutela della salute pubblica, il Governo lavorerà con grande attenzione".

Federfarma, a questo punto, chiede un ampliamento del numero di farmacie sul territorio, gli orari di apertura e i servizi da offrire ai pazienti, dicendo no alla liberalizzazione della fascia C.

Una posizione assolutamente condivisibile, che valeva probabilmente la pena portare avanti anche prima della minaccia attuale, ma ormai la situazione è questa, tanto vale tentare di limitare i danni.

Sull'altro fronte, le associazioni di riferimento dei farmacisti non titolari (ANPI, MNLF, FEF e FORUM FARMACIANONCONVENZIONATA), pur contrariate dal passo indietro sul testo originario della manovra, hanno preso atto delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Monti, del Ministro dello Sviluppo Economico Passera, del Sottosegretario Catricalà , del Segretario del PD Bersani, degli esponenti del terzo polo e per certi versi la stessa assunzione di responsabilità del segretario del PDL Alfano, che fanno intravedere una nuova disponibilità del Governo e del Parlamento ad  intervenire sulla liberalizzazione delle farmacie. Hanno quindi deciso di lanciare un segnale di fiducia rispetto alle intenzioni manifestate dal Governo e si sono dichiarate disponibili a qualsiasi forma di collaborazione.

Sta di fatto che il testo approvato in Parlamento, consultabile sul sito del Senato, a pagina 39 prevede che l'Aifa estrapoli dall'attuale lista della fascia C un elenco di farmaci con obbligo di ricetta vendibili solo in farmacia e un elenco di prodotti che saranno invece oggetto della liberalizzazione. Esclusi stupefacenti, farmaci con ricetta non ripetibile e qualche altra categoria quali anticoncezionali o prodotti somministrabili per via parenterale, la cui vendita dovrebbe essere riservata alla farmacia, resta quindi da vedere quale sarà la composizione esatta delle due liste. Per tutta la fascia C dovrebbe essere comunque prevista la possibilità di praticare sconti sul prezzo di vendita.

Per quanto riguarda invece gli esercizi, scende a da 15.000 a 12.500 il numero di abitanti al di sotto del quale non scatteranno le liberalizzazioni. Un decreto del ministero della Salute dovrà poi fissare i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi degli esercizi commerciali abilitati alla vendita dei farmaci che verranno liberalizzati.

Al di là delle decisioni che dovranno quindi prendere Aifa e Ministero della Salute, quali sono le questioni che il Presidente Monti vuole riportare all'ordine del giorno? Riproporre forse norme già respinte dal Parlamento? Staremo a vedere, sperando che, lo ripetiamo per l'ennesima volta, a prevalere sia l'interesse per la tutela della popolazione e non interessi commerciali, economici o politici, di qualsiasi "colore" essi siano.

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Pubblicato il 28 dicembre 2011