Federfarma sceglie la linea dura
Dalla due giorni di Assemblea Straordinaria indetta dalla Federazione esce una delibera perentoria: in assenza di esiti positivi di un confronto chiesto agli organi politici, sarà serrata
Paola Gallas
Innanzitutto sintetizziamo i principali punti del Decreto che riguardano il settore farmaceutico:
- apertura di 5.000 nuove farmacie con concorsi che verranno banditi entro giugno;
- orari e turni di servizio liberalizzati;
- possibilità di applicare sconti su tutti i farmaci, compresi quelli di fascia A che risultano a carico del cittadino;
- obbligo per i medici di inserire in ricetta indicazioni sui farmaci equivalenti;
- incentivi per l'apertura di farmacie in piccoli centri, fino alla copertura di circa 850 sedi vacanti.
Insomma, niente farmaci insieme alla lattuga, come alcuni paventavano: la fascia C rimane in farmacia.
Ma passiamo alle reazioni. Federfarma ha immediatamente convocato un'assemblea straordinaria, deliberando all'unanimità lo stato di agitazione. Federfarma chiede un incontro urgente con i Capigruppo parlamentari e con i rappresentanti di Governo e Regioni per esporre le ragioni della categoria. I punti messi in discussione riguardano in particolare il quorum, la prelazione a favore dei comuni e le aperture in deroga. A sostegno di questa azione Federfarma programma inoltre alcune giornate di sciopero, la prima delle quali prevista per il 1° febbraio. Ma annuncia anche approfondimenti legali per verificare gli estremi di impugnazione sotto il profilo della legittimità costituzionale.
Più morbida la linea di Andrea Mandelli, appena riconfermato presidente Fofi."Per dare un giudizio è ancora presto, soprattutto per chi come la Federazione degli Ordini, tutela tutti i farmacisti. E' necessario conoscere nei dettagli le misure elencate dal Ministro Balduzzi in conferenza stampa: come si articolerà l'intervento a sostegno delle 800 piccole farmacie che sono ancora vacanti perché economicamente insostenibili? Come si concretizza la pianta organica prevista per le farmacie di grandi dimensioni? Per non parlare dell'organizzazione dei turni, o delle aperture delle farmacie soprannumerarie nei centri commerciali. Resterà anche da capire quale orientamento prenderanno i colleghi che hanno aperto una parafarmacia. Mi sembra che ora abbiano l'occasione di entrare nel servizio farmaceutico, come abbiamo sempre auspicato, e di svolgere la professione nella sua pienezza".
Ma i titolari di parafarmacie non la pensano così. La mancata uscita della fascia C dalla farmacia è un colpo che la categoria non si aspettava e in diversi si chiedono se non sarebbe stato meglio non fare niente, rimanendo fermi all'ipotesi del provvediemento di dicembre. Ma allora sembrava fuori luogo "accontentarsi" del limite dei 12.500 abitanti per avere la possibilità di vendere la fascia C. E così si sono trovati di fronte due misure che vengono considerate inaccettabili. Rispetto alla bozza che circolava qualche giorno fa è stato cancellato il paragrafo che imponeva la vendita dei farmaci di fascia C qualora l'80% delle sedi non fossero state assegnate: un'omissione che viene considerata un omaggio alle "lobby". Viene inoltre fortemente criticata la valutazione più bassa, in sede di concorso, per i farmacisti che hanno operato in parafarmacie: uno "schiaffo" insopportabile, affermano dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti.
Insomma, alla fine pare che queste liberalizzazioni non accontentino nessuno. Alla lista degli scontenti aggiungiamo anche Farmindustria e i medici di famiglia, che avanzano rimostranze sull'obbligo di inserire in ricetta informazioni sulla presenza di farmaci equivalenti, provvedimento che invece, a nostro parere, arriva con colpevole ritardo a sostenere un settore chiave per il contenimento della spesa sanitaria e il risparmio dei cittadini.
Questi sono solo alcuni dei primi
commenti a caldo. Nel prossimo numero di PharmaRetail uno speciale
dedicato alle liberalizzazioni.
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Pubblicato il 25 gennaio 2012
