Riflessioni sull'articolo 11
Il Dottor Sechi analizza - dati alla mano - l'impatto della variazione del quorum e del contributo di solidarietà e ripropone il quesito sulle modalità di esame per chi sceglie la gestione associata
Dott. Pasquale Sechi *
Tanti sarebbero gli argomenti da dibattere in questo momento
così cruciale per la categoria dei farmacisti, ma voglio
focalizzare queste mie riflessioni su tre punti
che, secondo me, sono la chiave di volta nell'ottica di
chi ha speranza di migliorare la propria posizione, ma riguardano
anche altre problematiche:
- il quorum
- il concorso
- la solidarietà
Il quorum
Il secondo e terzo comma dell'art. 1 della legge 2 Aprile 1968,
n.475 e successive modificazioni, sono sostituiti dai
seguenti:
"Il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una
farmacia ogni 3.000 abitanti. La popolazione eccedente,
rispetto al parametro di cui al secondo comma, consente l'apertura
di una ulteriore farmacia , qualora sia superiore a 500
abitanti; nei comuni fino a 9.000 abitanti, l'ulteriore
farmacia può essere autorizzata qualora la popolazione eccedente,
rispetto al parametro, sia superiore a 1.500 abitanti".
Il tal modo, considerando il quorum di 3.000, avremo la
seguente situazione:
Nella fascia dei Comuni con popolazione superiore ai
9.000 abitanti, verrebbero aperte 3.972 farmacie, mentre
nella fascia dei comuni al di sotto dei 9.000 abitanti, si
aprirebbero 2.039 farmacie. Le nuove aperture, in totale,
sarebbero quindi di ben 6.011 unità.
Non voglio entrare nel merito della sostenibiltà di un
simile impatto in un contesto da troppo tempo stagnante e di cui
tutti, ormai, hanno ampiamente dissertato in queste settimane
.
Preferisco riferirmi al sistema che è stato usato, ancora
una volta, basato essenzialmente solo su operazioni
matematiche semplici ed elementari.
Mi sarei aspettato, dai Bocconiani al governo, qualcosa di
più innovativo e, soprattutto, che rispondesse all'
esigenza di aprire le farmacie dove
effettivamente servono.
Il parametro del "quorum", infatti, dovrebbe essere
considerato la base di partenza di uno studio più
complesso, che implichi le esigenze di salute non
legate semplicemente al numero di abitanti, bensì a tantissimi
altri fattori e variabili esistenziali, che fanno
la differenza fra i 3.000 abitanti che abitano in un centro
rurale isolato, e i 3.000 abitanti che rientrano
nella pianta organica di un comune come Milano, o Roma
o degli altri centri con popolazione almeno superiore ai 50.000
abitanti.
Le esigenze e le richieste di salute non sono sovrapponibili e non
lo sono nemmeno le capacità di spesa dei cittadini.
Forse era necessario inserire un parametro di
differenziazione in riferimento all'età media degli abitanti,
e della elevata percentuale di anziani in determinati
Comuni.
In sintesi, direi che il parametro dei 3.000 abitanti non dà
certezza di sostentamento economico alla farmacia nei centri dove è
elevata la percentuale dei pensionati, magari con
assegno sociale, mentre in altre situazioni e in altre
realtà, i 3.000 abitanti potrebbero essere considerati sufficienti,
a garanzia del puntuale servizio farmaceutico.
Il concorso Straordinario per Titoli ed
Esami.
Il concorso era nato per soli titoli, che dovrebbero
essere di studio e di servizio.
Di questo, ad esempio, avrebbero potuto avvantaggiarsi quei rurali
sussidiati che da almeno 20 anni e più, hanno vissuto
nella speranza di migliorare la loro posizione
sociale. Nei piccoli paesini, persino le scuole arrivano massimo
fino alla terza media e, in una sede più grande, l'avanzamento
avrebbe quantomeno consentito ai figli di non andare lontano da
casa, per seguire i corsi di studio, dalla terza media
in su.
Il rurale che vince e si sposta, lascia la
propria sede e consente il ricambio.
Ma gli egoismi prevalgono e fanno sì che questo rurale, ormai
assuefatto al troppo ossigeno delle sue montagne, e che
potrebbe entrare in grave sofferenza a contatto con lo smog
della città, sia meglio lasciarlo morire dove sta, … insieme
alle sue speranze.
Con questo decreto, inoltre, per favorire giustamente i giovani,
ora si potrà concorrere per la gestione associata che diventa
indissolubile, pena la decadenza.
Con il concorso per soli titoli, tutto ciò era gestibile. Ora che
si sono aggiunti gli esami, come si potrà fare?
Sarà consentito l'esame di gruppo come nel '68? Risponderà chi sa
e gli altri annuiscono?
Esimi Bocconiani, chiariteci al più presto questa
incongruenza.
La solidarietà imposta per legge
Le farmacie istituite nei centri sotto i 1.000 abitanti, saranno
sovvenzionate con un contributo versato dalle farmacie
Urbane.
Facciamo un po' di conti:
- i Comuni al di sotto dei 1.000 abitanti, sono 1.948;
- lo stipendio medio netto di un farmacista collaboratore, si
aggira attualmente intorno ai 1.300 euro per 14 mensilità;
Il 150% di adeguamento previsto dal decreto, corrisponderebbe,
mediamente a euro 2.275,00 , calcolato in 12 mensilità,
Naturalmente, da tale importo, andrebbe detratto il reddito
netto prodotto dal farmacista, grazie alla sua attività
nella sede rurale in cui opera.
A titolo esemplificativo, vediamo cosa comporta ora questa
liberalizzazione:
qualora il titolare della farmacia dovesse produrre un reddito
netto di 1.000,00 euro mensili, otterrebbe una compensazione
aggiuntiva non inferiore a 1.275, 00 euro al mese.
Se dovessimo considerare il reddito delle suddette 1.948 farmacie
site nei Comuni sotto i mille abitanti, pari a zero euro, l'ENPAF
dovrebbe chiedere, ai 12.686 Titolari Farmacisti Urbani, il
versamento complessivo di euro 4.431.700,00 al mese.
Mediamente, quindi, ogni farmacia urbana, avrebbe una ulteriore
trattenuta di 349,33 euro al mese per 12 mesi.
Tale cifra è, pertanto, da considerarsi un tetto massimo
medio di contribuzione.
Forse non sarebbe la fine del mondo ma, anche così, le
conseguenze potrebbero essere non aderenti al progetto del
governo.
Ho considerato TUTTI i comuni al di sotto dei 1.000 abitanti in
quanto ora, con questo decreto, aprire la farmacia nei paesetti più
piccoli potrebbe interessare anche chi (spero in forma residuale),
trascurando il ruolo sociale del servizio farmaceutico sul
territorio, volesse molto più banalmente considerare
l'acquisizione di un reddito sicuro di 3.275,00 euro mensili,
senza sforzo e nemmeno rischi.
Infatti anche il Comune di Pedesina (SO), con i suoi 34 abitanti,
stavolta, potrebbe avere la propria Farmacia e mi
auguro, con tutto il cuore, che il collega che vorrà aprire
la farmacia in questo simpatico paese, lo faccia per
prendersi cura dei 34 abitanti e non soltanto per l'assegno
che gli sarebbe dato dal farmacista urbano che lo ha
"adottato" e che, nel pieno rispetto "evangelico" della
parabola del fariseo e del pubblicano, affiderà l'obolo
all'ENPAF.
Non si comprende, inoltre, per quale motivo la gestione del fondo
di solidarietà non sia stata affidata all'esistente "FONDO DEI
FARMACISTI RURALI" che tanto bene, negli
anni, ha gestito l'assistenza e anche la
previdenza per i titolari di farmacia rurale.
In tempi non sospetti, a tale fondo contribuiva anche
la Farmindustria.
Credo che la gestione della "fase due", sia
stata fatta davvero in modo troppo frettoloso e superficiale, per
la nostra categoria, quasi a dispetto, ma i danni potrebbero essere
veramente irreversibili.
Non si dimentichi che il fatturato delle farmacie rurali è,
per almeno l'85%, e, per ora, determinato dal Servizio
Sanitario Nazionale.
Se dovessero uscire dalla farmacia molti farmaci a carico del
cliente, tale percentuale sarebbe destinata a salire in modo
pericoloso: la farmacia, come qualsiasi altra impresa, con un
solo cliente moltiplica i propri rischi di insolvenza in modo
esponenziale.
Questo impone il possesso della liquidità necessaria per le
antecipazioni dei farmaci al SSN e, se non si consente la
salvaguardia della gamma di farmaci a carico del paziente che
determina la liquidità immediata, è ovvio che facilmente il
sistema imploderebbe e anziché benessere, porterebbe a tanti
fallimenti (non dimentichiamo che in molte regioni le Asl pagano
con molto ritardo, e questo accentua le sofferenze e i
rischi).
Non mi rimane che sperare in una attenta riflessione dei
Tecnici al governo, prima che mandino tante persone allo sbaraglio,
anziché favorire la crescita del Paese.
* Dott.Pasquale Sechi
Farmacista Titolare Rurale Sussidiato e presidente
dell'Associazione Titolari di Farmacia della Provincia di
Oristano (Federfarma -Oristano)
Pubblicato il 15 febbraio 2012
