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Il Prof. Pregliasco commenta il ruolo della farmacia per la copertura vaccinale

Arturo Zenorini   |  5 giugno 2017

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Il Prof. Fabrizio Pregliasco, docente di Virologia all’Università di Milano e uno dei massimi esperti internazionali sul virus influenzale, commenta uno studio recentemente pubblicato online sul “Journal of the American Pharmacists Association” che mette in relazione la maggiore densità di farmacie nei quartieri americani con una crescente probabilità che i soggetti adulti abbiano ricevuto una vaccinazione anti-flu.


Lo studio condotto in America

Nello studio, i ricercatori hanno integrato i dati di vaccinazione dal ‘sistema di sorveglianza dei fattori di rischio comportamentale’ raccolti dai CDC (Centers for Disease Control) attraverso indagini telefoniche su adulti in tutti gli Stati Uniti con i dati di contea relativi a strutture sanitarie, professioni sanitarie e caratteristiche socioeconomiche e ambientali provenienti dal ‘2010 Area Health Resources Files’. Si è così scoperto che per ogni aumento di un farmacista per 1.000 persone in una contea, i soggetti adulti avevano una probabilità superiore del 13% di aver ricevuto una vaccinazione contro l’influenza, con un maggiore impatto sulle popolazioni ispaniche, dove la probabilità di essere vaccinati risultava aumentata del 35%. I ricercatori hanno pertanto concluso che «sulla base di un campione rappresentativo nazionale, abbiamo riscontrato che la densità dei farmacisti era significativamente associata con la vaccinazione anti-influenzale individuale dopo aver controllato i fattori socioeconomici individuali, gli aspetti demografici e lo stato di salute, nonché le caratteristiche a livello di contea».


Il commento dell’esperto

«La distribuzione di farmacie negli USA e in Italia è correlata a differenti strutture dei contesti sanitari» premette Pregliasco. «Al di là di ogni considerazione su questo punto, credo che il lavoro dimostri l’importanza della presenza del farmacista come persona che può fare educazione alla salute. Del resto, rispetto agli USA, in Italia la gran parte dei vaccini antinfluenzali raccomandati per i soggetti a rischio o a specifiche categorie della popolazione sono dispensati gratuitamente da parte delle strutture del servizio sanitario nazionale mentre per il resto vengono distribuiti nel canale farmacia in maniera minimale (intorno a una quindicina di milioni di dosi). In questo caso i vaccini sono pagati ma per l’utente il vantaggio è dato dal rimborso effettuato dalle assicurazioni». Alla luce di queste considerazioni, secondo Pregliasco «i dati della ricerca americana andrebbero verificati e dimostrati con uno studio parallelo in Italia. A mio avviso, però» ribadisce il virologo «quello che risalta è il ruolo del farmacista – che si è sottolineato anche in altri ambiti, come nelle patologie minori e nell’automedicazione – come supporto per un uso responsabile dei farmaci, in un compito che va ben oltre la professione di ‘distributore’». Pregliasco su questo punto ha una precisa esperienza. «Ho avuto modo di fare attività di formazione di farmacisti nell’ambito dell’automedicazione ed è proprio il farmacista il ‘driver’ della scelta. Ecco perché, nell’ambito di un consiglio informato per la salute, il farmacista può coinvolgere nella vaccinazione anti-Flu quei soggetti che non sono prioritariamente a rischio ma che vogliono evitare la malattia per due motivi: perché vogliono essere performanti o perché vogliono evitare di infettare soggetti fragili della propria famiglia o della propria comunità. Questo è il ‘plus’: aumentando la copertura della vaccinazione, la diffusione dell’influenza si riduce». Una vaccinazione, aggiunge, che può anche non essere effettuata ogni anno, ma che se eseguita con regolarità rafforza senz’altro le difese immunitarie contro il virus. Dunque, un’opportunità per il farmacista di salvaguardare la salute pubblica e, al tempo stesso, valutare una potenziale strategia di business.