Cosmetica Italia a Expo 2015

Cosmetica Italia a Expo 2015

Cosmetica Italia, l’associazione che rappresenta le imprese del comparto, parteciperà all’Esposizione universale di Milano a fianco di BolognaFiere, Official Partner di Expo 2015 nella realizzazione del Parco della Biodiversità e del Padiglione del Biologico e del. Naturale. Lo riferisce un comunicato diffuso nei giorni scorsi da Cosmetica Italia. «La nostra presenza istituzionale» spiega Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia «esprime la volontà di presidiare, con iniziative e attività a favore della conoscenza della filiera cosmetica, un’occasione unica per trasmettere le qualità di un’industria sana che continua ad investire in innovazione e ricerca per rispondere in modo efficace ai bisogni specifici dei singoli consumatori».


Essere parte del progetto Expo 2015, prosegue la nota, consente di mettere in luce le dinamiche positive di una realtà industriale che lo scorso anno, nonostante un mercato interno ancora assopito (valore globale di 9.500 milioni di euro), ha ottenuto una variazione positiva della produzione (+1%), per un valore del fatturato globale di 9.370 milioni di euro. Risultati che sottolineano la straordinaria capacità competitiva delle imprese cosmetiche italiane anche sui mercati esteri, con esportazioni a +5,5% alla fine 2014 e un saldo commerciale oltre 1.500 milioni di euro, superiore a quello di pasta, yacht, tubi in acciaio ed elicotteri.


In particolare, la Lombardia si conferma la regione con la più alta densità di imprese cosmetiche con oltre il 52% (il 54% delle aziende cosmetiche lombarde si trova nella provincia di Milano), seguita da Emilia Romagna, che supera il 10%, Veneto 8% e Piemonte 7%. Ma l’eccellenza del settore si misura anche sotto il profilo dell’occupazione: i dipendenti diretti del comparto sono 35mila e salgono a 200mila con l’indotto (acconciatori, estetiste, eccetera). Le donne impiegate rappresentano il 54% e i laureati sono pari all’11% del totale degli occupati, contro una media dell’industria manifatturiera italiana ferma rispettivamente al 28% e al 6%.

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