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L'opinione

Dalla Scuola di Palo Alto, la pragmatica della comunicazione umana

La redazione   |  11 dicembre 2017

Nel 1600 il filosofo olandese Spinoza volle impostare l’etica come la geometria, con postulati, teoremi e dimostrazioni. Un modello originale, anche se ostico alla lettura. Tre secoli dopo toccò alla comunicazione, inquadrata “more geometrico” da Paul Watzlawik, psicologo e analista, questa volta con migliori risultati a livello divulgativo. E così ebbe luogo il gemellaggio tra la comunicazione e la geometria euclidea, ciascuna retta da cinque postulati. La teoria dello psicologo può offrire spunti e motivi di riflessione non soltanto agli accademici ma a tutti coloro che si avvalgono della comunicazione come strumento di lavoro, come i farmacisti, perché riveste anche aspetti pratici, in quanto esamina l’aspetto comportamentale.


Villaco, Venezia, Palo Alto: le patrie dello scienziato

Watzlawik, oltre a essere un austriaco nato a Villaco in seguito naturalizzato americano, fu anche un po’ nostro, in quanto laureato in lingue all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il suo contributo alla scienza è legato a Palo Alto, città della Silicon Valley nota per l’elettronica e oggi anche per la information technology (sede di Hewlett Packard, Facebook, Linkedin e di altre aziende della new economy). Nella cittadina californiana, però, è situato anche il Mental Research Institute (MRI), che si interessa di psicoterapia, organismo presso il quale lavorò lo scienziato. L’istituto dette vita alla cosiddetta Scuola di Palo Alto, dedicata alla comunicazione, di cui Watzlawik fu l’esponente di maggior spicco. Al MRI si studiavano i problemi mentali nei loro aspetti comunicazionali, ma si indagarono anche le relazioni tra sani, definendo i principi di base della comunicazione.


I cinque assiomi

Nel suo testo “Pragmatica della comunicazione umana”, Watzlawik enunciò i cinque assiomi della comunicazione, cardini di una teoria tuttora accettata. Eccoli.

1) Non si può non comunicare. Anche il silenzio è comunicazione, anzi, in certe occasioni può dare messaggi molto forti.

2) Ogni messaggio ha un aspetto di contenuto e uno di relazione. Sarebbe come dire che in ogni comunicazione troviamo una informazione (contenuto) e un comando, o un invito, o una preghiera (relazione).

3) Una relazione va letta in funzione della punteggiatura delle sequenze di comunicazione. In una disputa, una delle cose più difficili è stabilire “chi ha cominciato”. In comunicazione, mettere la punteggiatura significa proprio fissare un inizio nello scambio dei messaggi.

Nelle relazioni difficili, ogni interlocutore tende ad assegnare all’altro il ruolo di iniziatore della lite, e così si arriva facilmente a una escalation.

4) Si comunica sia con la modalità numerica, sia con quella analogica. Si mandano messaggi con il linguaggio (parlato, scritto), ma anche con gesti, espressioni, posture. È il cosiddetto linguaggio corporale, meno preciso, ma generalmente più sincero e a volte molto efficace.

5) Nella comunicazione tra due persone, le posizioni possono essere simmetriche o complementari. Comunicando, una persona può assumere due posizioni, che vengono dette one-up e one-down. La prima è una posizione attiva, di comando, la seconda una posizione di sottomissione. Le posizioni possono variare a ogni coppia di battute e nel singolo scambio possiamo rilevare posizioni complementari (uno è one-up e l’altro è one-down), ma anche simmetriche (entrambi up o entrambi down). Sono entrambi down due fidanzati che tubano, sono tutte e due up due persone che discutono, senza necessariamente litigare. In una normale conversazione è possibile passare tranquillamente da posizioni simmetriche a posizioni complementari. Sono simmetrici il capo che dà ordini al dipendente (che non è per forza un travet servile) o il leader della compagnia, quello che decide che cosa si farà quella sera, rispetto ai suoi amici che hanno meno personalità. Di conseguenza, in farmacia il farmacista è costantemente one-up con il paziente, in forza delle sue conoscenze professionali, ma lo è anche quando convince gli amici a passare la serata a teatro o il pomeriggio allo stadio. È potere il know how ma lo è anche il carisma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



L'AUTORE

Francesco Fabris

Giornalista freelance iscritto all’albo come pubblicista, esperto di marketing e di comunicazione. Il suo è un percorso particolare. Laureato in matematica all’Università di Trieste, si è formato in Unilever. Ha ricoperto posizioni direttive in multinazionali farmaceutiche e successivamente ha lavorato come consulente di direzione e formatore, associato a importanti società di consulenza. È stato per anni docente nella School di Ec Consulting Italia.