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L'opinione

Dopo i cibi, è boom cosmetici ‘senza’

La redazione   |  5 marzo 2018

Quando le etichette di ciò che compriamo dicono cosa non c’è, piuttosto che cosa contengono, piacciono di più. Il minimalismo funziona e se i cibi confezionati ‘free-from’, cioè privi di alcune sostanze ritenute poco salutari o colpevoli di farci guadagnare chili di troppo sono sempre più diffusi nel nostro Paese, tanto che il 39% degli italiani consuma prodotti per intolleranze alimentari e si registrano nel Largo Consumo Confezionato trend positivi del +6,2% per i senza lattosio, del +4,2% per i senza glutine e del +2,9% per i sostituti delle proteine animali*, adesso è la volta dei cosmetici. I prodotti di bellezza ‘senza’ piacciono non solo per questioni di eventuali allergie o pelle delicata (a cui rispondono i ‘senza profumo’, ad esempio), oppure per la presenza di intolleranze come la celiachia (anche se l’Associazione italiana celiachia dichiara che i tutti i cosmetici sono sicuri e il ‘senza’ sia superfluo). Il mondo del beauty ha sposato il ‘senza’ bandendo già conservanti, coloranti, formaldeide, glutine, metalli pesanti, profumi, cortisone, sostanze allergizzanti, parabeni, alcol, ingredienti testati sugli animali, acetone e in futuro chissà cos’altro ancora.

La comunicazione al cliente
La questione va approfondita soprattutto dai farmacisti che si trovano a doverne parlare con i loro clienti o a scegliere quali marche di prodotti cosmetici preferire. Infatti l’elenco dei ‘senza’ può anche essere presente su una brochure pubblicitaria o su un cartello da esporre in negozio. Si tratta spesso di informazioni utili e indispensabili per una buona fetta di consumatori e consumatrici ma potrebbero anche celare un marketing furbo che persegue la strada del ‘senza’ per attirare una tipologia di consumatori.
Non sempre si tratta infatti di indicazioni esaustive e qualche volta sono fuorvianti.
Del tema se ne è abbondantemente occupata anche la Commissione europea con un documento dedicato ai claims del mondo beauty. Ne riportiamo i punti salienti con i casi più discussi di ‘senza’ usati in passato con un po’ di leggerezza dalle ditte produttrici.


Linee guida dalla Commissione Europea
senza idrochinone: la dicitura è fuorviante. Il componente incriminato (ad azione schiarente) è vietato dal regolamento cosmetico EU. Perciò ricordarlo è superfluo.

silicon free: l’assenza di silicone è una caratteristica che oggettivamente può essere richiesta dai consumatori che non amano gli ingredienti di sintesi o dai dermatologi. ‘La dicitura va usata solo se davvero il prodotto non lo contiene’ si legge nel documento tecnico della Commissione europea.

con meno allergeni perché senza conservanti: indicazione fuorviante perché dà per assunto che i conservanti siano allergenici. Non è sempre così.

senza corticosteroidi: la dicitura è vietata perché i derivati del cortisone sono vietati in ambito cosmetico in tutti i paesi europei (Regolamento EC 1223/2009).

senza formaldeide: l’indicazione si può usare solo se il prodotto non contiene anche altri ingredienti che però la rilasciano (come diazolidinyl urea) altrimenti no.

senza profumo: claim molto usato. È consentito quando la formula non continente neanche ingredienti profumati che servono a dare un buon odore al prodotto.

senza conservanti: annoso problema. La dicitura non si dovrebbe usare quando nella formulazione ci sono ingredienti che agiscono proteggendola dagli attacchi dei mircoorganismi anche se non sono classificati come conservanti dalla legge in materia. Per esempio l’alcol.

senza parabeni: claim usato spesso, non piace però al comitato tecnico dell’UE che lo considera fuorviante. Infatti alcuni parabeni si usano perché sono regolamentati e perciò ritenuti sicuri, come il phenoxyethanol e il triclosan. Per gli esperti UE si tratta di una indicazione fuorviante e soprattutto denigratoria nei confronti della concorrenza che ne fa uso.

senza glutine: il tema è dibattuto. All’ultimo congresso dell’American college of gastroenterology di Washington gli specialisti puntano il dito contro i dentifrici, i prodotti per le labbra e collutori che contengono tracce di glutine che, se incidentalmente ingerito, peggiorerebbe i sintomi della patologia. I medici americani riportano fra gli ingredienti a rischio i derivati del grano, il frumento, il farro, la segale e l’orzo usati in frazioni in ambito beauty. Come detto all’inizio di questa rubrica l’Associazione italiana celiachia ritiene che ‘i cosmetici inclusi i dentifrici, rossetti e burri per labbra non comportano rischi per il celiaco e possono essere usati con tranquillità”.

senza derivati animali: indicazione dedicata ai vegani, si usa quando la formula non contiene alcun componente animale, né derivati.

senza acetone: la precisazione è utile per quei prodotti che in linea generale lo contengono, come gli acetoni per le unghie. È superflua invece per altre categorie di prodotti in cui l’acetone non si usa già.

 

 

* fonte: IRI – variazioni percentuali anno 2017



L'AUTORE

Agnese Ferrara

Due lauree in ambito scientifico, scrive di salute, benessere, ricerca, cosmesi e società dal 1997. Per l'Agenzia stampa ANSA si occupa di cultura e lifestyle, per La Repubblica e sul sito www.repubblica.it scrive di salute e benessere. Ha un suo Blog: www.thebeautyobserver.it Twitter | @AgneseFerrara2 Facebook | @TheBeautyObserverItalia Blog |  http://www.thebeautyovserver.it/