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Veterinaria

L’etichetta nutrizionale, un dettaglio che fa la differenza

Roberto Pasqua   |  4 dicembre 2017

Per differenziarsi dagli altri canali, la farmacia che intende investire sui prodotti per animali dovrà specializzarsi in modo da avere una connotazione forte verso il consumatore e puntare su tre driver fondamentali: assortimento, prezzo e consiglio.

Ampiezza e profondità dell’assortimento, selezione di brand non in concorrenza con gli altri canali, preparazione specifica del personale, capacità di sfruttare il traino del farmaco per sviluppare cross selling, creazione di iniziative informative, promozionali e di fidelizzazione sono gli elementi da considerare per garantirsi il successo della categoria.

Spesso però per differenziarsi sono sufficienti anche piccoli accorgimenti: così come alcune farmacie insegnano ai propri clienti come leggere le etichette nutrizionali dei cibi che consumiamo abitualmente, altre farmacie, visto l’importanza che gli animali rivestono nelle nostre famiglie, insegnano come valutare la qualità di un mangime partendo dalla lettura dell’etichetta.


Saper leggere l’etichetta

Grazie al contributo del dott. Marco Balli – informatore scientifico (*)- vediamo che cosa può svelare o nascondere un’etichetta dei mangimi di cani o gatti. Prima di tutto le confezioni possono riportare un cartellino “chiuso” o “aperto”.

Nel primo, gli ingredienti vengono elencati per famiglie: cereali, carni e derivati, prodotti e sottoprodotti di origine vegetale, grassi animali, grassi vegetali, ecc..

Nel secondo, gli ingredienti sono indicati nel dettaglio: carne fresca di pollo, proteine disidratate di tacchino, riso, fioretto di granoturco, olio di girasole, strutto.

In ogni caso, la normativa impone che l’elenco degli ingredienti sia scritto in ordine decrescente di quantità. La scelta di applicare un tipo di cartellino o l’altro può indicare il livello di trasparenza dell’informazione che si vuole trasmettere.

Per quanto un cartellino aperto possa essere trasparente, può celare informazioni utili a capire la qualità nutrizionale di un prodotto, la qualità delle materie prime utilizzate. Se scrivo “carne fresca”, sia l’addetto ai lavori che il consumatore capiscono immediatamente di cosa si tratta. Quando scrivo “proteina disidratata”, non si ha un’istantanea visualizzazione (comprensione?) del termine.


Diciture degli ingredienti: comprendiamo le differenza

Per comprendere le differenze possiamo analizzare la sezione dell’etichetta chiamata “componenti analitici”, che elenca in percentuale i valori nutrizionali del prodotto: umidità, proteine, grassi, fibre, ceneri, ecc.. E i carboidrati? A parte alcuni mangimi dietetici, i carboidrati vengono calcolati per differenza.

”Umidità” indica l’acqua contenuta nell’alimento: è fondamentale per capire la concentrazione dell’alimento, la sua “sostanza secca”, la vera protagonista nutrizionale dell’alimento.

Si può trovare una lattina con l’82% di acqua, come trovarne una con il 57%. La “sostanza secca”della prima è il 18%, quella della seconda è invece il 43%. Evidentemente, la seconda ha una concentrazione più che doppia della prima. Spesso il consumatore è abituato a esprimere il dosaggio in lattine. Se passasse dalla prima alla seconda lattina senza adeguare il dosaggio, raddoppierebbe inconsapevolmente la razione al proprio cane o gatto, con le ovvie conseguenze nutrizionali ed economiche.

Le “Proteine” indicano la quantità in percentuale del complesso di proteine presenti nell’alimento, animali e vegetali, provenienti da carne fresca o farina di carne.  Ma la qualità?

Qui possiamo chiedere aiuto alle “Ceneri”, che non sono altro che il residuo dell’alimento dopo esser stato carbonizzato. Tendenzialmente, più alte sono le proteine e più alte sono le ceneri (un mangime per gatti avrà ceneri più alte di un mangime per cani). Le ceneri variano anche in virtù dell’integrazione minerale di un alimento (un mangime per cuccioli, grazie all’integrazione maggiore di calcio e di fosforo, avrà ceneri più alte di un alimento per cani adulti o anziani). Ma le ceneri possono anche svelarci l’origine delle proteine! Se le proteine provengono da farine di carne “low ash”, ricavate da parti nobili, le ceneri saranno adeguatamente basse; se invece provengono da farine di carni ricche di parti meno nobili (ossa, per esempio), le ceneri saranno più alte.

Possiamo trovare sul mercato mangimi, destinati alla stessa specie, dedicati allo stesso stadio fisiologico, con lo stesso tenore proteico ma con contenuto di ceneri sensibilmente diverso. La differenza qualitativa si può intuire!

 

*Marco Balli svolge l’attività di Informatore Scientifico per i prodotti Trainer, presso le strutture veterinarie della Liguria. Per questo articolo ha collaborato con Roberto Pasqua mettendo a disposizione la sua esperienza e competenza tecnica nel campo dei prodotti alimentari di veterinaria.