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A Verona, recuperati farmaci non scaduti per quasi 300.000 euro

Chiara Romeo   |  4 giugno 2018

Quasi 22.319 confezioni di farmaci per un valore che sfiora i 300.000 euro: questo il bilancio a oggi del progetto “Recupero farmaci validi non scaduti” che dal dicembre 2015 vede impegnati le farmacie veronesi aderenti a Federfarma, i cittadini, l’Azienda Ulss 9 Scaligera, la Fondazione Banco Farmaceutico onlus, il Centro salute per immigrati, la Caritas Diocesana di Verona, Agec, Associazione Farmacisti Volontari in Protezione Civile di Verona, Amia.


Venti farmacie coinvolte

Il meccanismo della donazione prevede che i cittadini portino nelle venti farmacie individuate per la raccolta le confezioni di farmaci non scaduti correttamente conservate in casa che presentino una validità residua di almeno otto mesi.

«I cittadini ci portano i farmaci validi non scaduti che hanno in casa e non utilizzano, per esempio per un cambio terapia o per decesso di un parente» spiega Marco Bacchini, presidente di Federfarma Verona (nella foto), «Le scatole che riceviamo sono parzialmente utilizzate o integre, a seconda dei casi. Si tratta di Sop, Otc, ma anche di molti farmaci ricevuti dal paziente in distribuzione diretta. Il farmacista che riceve il farmaco fa un primo controllo: verifica che la scadenza non sia oltre gli otto mesi – un margine di tempo che permette alle associazioni che li ricevono, di avere farmaci ancora validi per un buon periodo di tempo – e che non siano farmaci da conservare in frigo. Non sono ammessi neppure i farmaci stupefacenti».

Dopo questa prima selezione, il farmacista appone un timbro di annullo e inserisce i medicinali all’interno di appositi bidoni donati dall’Amia, l’Azienda multiservizi di igiene ambientale di Verona. Questi contenitori sono chiusi a chiave, e il farmacista non è in possesso della chiave. «Nel momento in cui il farmaco è nel contenitore», spiega Bacchini, «il farmacista non è più responsabile, ma passa la gestione all’ente che si occupa della logistica, nel nostro caso l’Amia, che consegna i farmaci al Banco Farmaceutico».

Questo sistema è regolamentato da una legge Regionale del Veneto, del 2011, con successiva approvazione delle Linee Guida nel 2014, per «il recupero, la restituzione e la donazione di medicinali inutilizzati, in corso di validità, ancora integri e correttamente conservati ai fini del loro riutilizzo sia nell’ambito delle strutture sanitarie che da parte di organizzazioni non lucrative per le fasce più deboli della popolazione». Questa norma individua le farmacie come punto di raccolta per la donazione dei farmaci.

«La legge prevede che sia un ente terzo che si occupa della logistica, con la funzione di conservare e distribuire alle associazioni i medicinali raccolti», sottolinea Bacchini. «La normativa è stretta anche per quanto concerne l’identificazione delle associazioni cui vanno i farmaci: devono essere autorizzate alla conservazione e all’erogazione di farmaci, quindi avere anche personale idoneo, e devono stipulare un accordo di convenzione con Banco farmaceutico e Asl, che ne stabilisce l’idoneità».


Anche farmaci salva-vita

Molti i casi in cui i farmaci raccolti si sono rivelati salva-vita, come racconta Matteo Vanzan, coordinatore regionale della Fondazione Banco Farmaceutico onlus: «Tra i pazienti che hanno goduto delle terapie gratuite con i farmaci recuperati evidenzio il caso di un giovane albanese di diciassette anni, curato per diversi mesi grazie a dieci confezioni di un prezioso ormone della crescita e, tra gli altri, anche di una ragazza della Nuova Guinea giunta da noi con l’intervento di due medici italiani per essere curata da una grave patologia cardiaca, che dopo avere subito un delicato intervento chirurgico al cuore è in grado ora di portare a termine la terapia. Bastano questi due esempi per capire quanto sia gratificante per tutti l’impegno in un progetto socio-sanitario in grado davvero di salvare vite umane».