Cannabis a uso terapeutico: progetto digitale negli Usa

Cannabis a uso terapeutico: progetto digitale negli Usa

Parte un progetto Usa che passa per la farmacia ed è finalizzato all’identificazione e l’educazione di possibili pazienti che possono beneficiare di prodotti a base di Cannabis a uso terapeutico. Recentemente l’Organizzazione mondiale della sanità ha valutato ufficialmente tutte le prove disponibili e sarebbe pronta a rivedere le raccomandazioni scientifiche sul valore terapeutico e sui danni correlati alla cannabis. L’Oms avrebbe chiesto all’Onu la rimozione della cannabis dalla lista delle sostanze più pericolose, cambiando di fatto la posizione mantenuta fino dal 1954 secondo cui «dovrebbero esserci sforzi verso l’abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime».

Cbd per contrastare l’abuso di oppiodi

Negli Usa, come riporta Drugstorenews.com, nel 2018 il mercato del Cbd (Cannabidiolo) ha raggiunto i 500 milioni di dollari di vendite, rispetto a poco più di 100 milioni di dollari nel 2014 (dati Statista). Si prevede che il mercato raggiungerà i 22 miliardi di dollari entro il 2022.  La crescita del mercato indica interesse dei consumatori nel prodotto. Nello stesso tempo negli Stati Uniti esiste un grande problema di abuso di farmaci oppioidi.

Per questo due aziende, Ananda Professional, che fornisce Cbd soltanto alle farmacie indipendenti, e Amplicare, società di software per la farmacia, hanno unito le forze.  Un nuovo software consentirà ai farmacisti di identificare i pazienti che possono beneficiare di un prodotto a base di Cbd e contribuire a educarli all’uso di prodotti a base di cannabis.

Il progetto si concentrerà inizialmente sul trattamento di pazienti che assumono  oppioidi o farmaci per il trattamento del dolore cronico. Negli Usa l’abuso di questi farmaci è noto: «Gli effetti della crisi degli oppioidi risuonano in tutto il Paese poiché circa 150 persone sono colpite quotidianamente da overdose. Data la ricerca di Ananda Professional sul valore dell’aggiunta di Cbd a pazienti oppioidi stabili, la nuova partnership fornirà ai farmacisti gli strumenti per guidare i pazienti, giocando contemporaneamente un ruolo proattivo nel mitigare gli effetti dell’epidemia nelle loro comunità» hanno dichiarato le due aziende.

«L’evidenza clinica del Cbd come opzione terapeutica sicura e praticabile per la gestione di condizioni come dolore cronico, insonnia e disturbi dell’umore è promettente», secondo Alex Capano, direttore scientifico e medico di Ananda Professional. «La guida di un farmacista che ben conosce i farmaci e le storie cliniche dei pazienti contribuirà ad assicurare un uso appropriato ed efficace degli estratti derivati dalla canapa».

Le aziende forniranno anche ai farmacisti una formazione specifica, attraverso una serie di simposi di formazione continua regionale per aumentare ulteriormente l’educazione clinica dei farmacisti.

In casa nostra

La notizia di questa partnership maturata oltreoceano non ha, come è ovvio, ricadute dirette sulla realtà italiana. Oggi il discorso sulla cannabis terapeutica, nel nostro Paese, verte su una produzione ancora insufficiente e su qualche remora esistente nella classe medica riguardo alla opportunità o meno di prescriverla. Di riflesso la rete delle farmacie patisce una certa difficoltà di approvvigionamento della sostanza, oltre a una concorrenza di dubbia liceità da parte di quei negozi che commerciano in cannabis “depotenziata”.

Il vero fulcro della notizia sta  dunque nel fatto che l’innovazione digitale nell’healthcare passa sempre di più dalla farmacia. I progetti pilota partono sempre dagli Usa ma non è detto che non possano, in tempi brevi, trovare applicazione in Europa, adeguandosi magari a legislazioni di norma più restrittive rispetto a quelle americane.