Etichette dei cosmetici naturali poco chiare, rischio greenwashing

Etichette dei cosmetici naturali poco chiare, rischio greenwashing

Continua lo studio da parte di aziende e associazioni di categoria della percezione da parte dei consumatori del trend “green” dei cosmetici. Poiché, come sottolineato anche da Cosmetica Italia, oggi, a livello normativo, non esiste una definizione univoca dei concetti di “naturale/bio” e “sostenibilità ambientale” riferita ai cosmetici, il rischio è quello del cosiddetto greenwashing. Secondo una ricerca commissionato da Natrue, l’Associazione internazionale per la cosmesi naturale e biologica, per indagare la percezione e le aspettative dei consumatori rispetto ai brand di cosmetici, gli elementi richiesti dai consumatori sono: ingredienti naturali e biologici al 100%, sostenibilità e trasparenza.

“Naturale” o “biologico” differente da “sostenibile”

Lo studio Natrue ha coinvolto un campione di oltre 1.000 consumatori in Germania e Francia (70% donne, 30% uomini, di età compresa tra 18 e 65 anni). Il sondaggio condotto tra gennaio e febbraio 2021, ha esaminato circa 30 marchi convenzionali, “ispirati alla natura”, natural e biologici. I due Paesi storicamente sono più attenti al cosmetico bio o naturale.

Per valutare la percezione del significato di “naturalità” è stato chiesto agli intervistati di valutare i molteplici fattori che contribuiscono all’identificazione di questo concetto. Sia i consumatori tedeschi che quelli francesi sono stati concordi nello scegliere “ingredienti naturali e biologici al 100%” come caratteristica principale che definisce la percezione di “naturalità”, seguita da altri aspetti come “protezione del benessere degli animali” e “a ridotto impatto ambientale”. Dal sondaggio è emerso che alcuni intervistati non sono in grado di distinguere in modo univoco tra prodotti “ispirati alla natura” e prodotti “naturali”. Questo avviene più nel mercato francese che in quello tedesco, dove la conoscenza dei cosmetici green sembra essere maggiore. I consumatori francesi sarebbero quindi più esposti al rischio di acquistare un prodotto sulla base di affermazioni fuorvianti di greenwashing, la sempre crescente tendenza a spacciare per naturali e bio prodotti che in realtà non lo sono.

In generale, l’indagine evidenzia che i consumatori cercano prodotti che garantiscano la protezione del benessere animale e l’assenza di test sugli stessi, nonostante l’esistenza di un regolamento Ue che, dal 2004, vieta la sperimentazione animale nei prodotti cosmetici e, dal 2009, per gli ingredienti. La presenza o assenza di determinate sostanze rappresenta anche un fattore importante per la valutazione del livello di “naturalità” di un cosmetico, per esempio l’assenza di microplastiche.

Un’ultima parte del sondaggio, dedicata alla comprensione dell’etichetta, mostra come queste siano percepite dagli intervistati come poco chiare. Etichette multifattoriali, come quelle che si trovano su prodotti certificati come “naturali” o “biologici”, sembrano essere più difficili da capire per i consumatori di quelle che verificano una singola caratteristica (per esempio etichette che certificano i cosmetici come “vegani”, “equo solidali”, “cruelty-free”).

Intanto Cosmetica Italia, come illustrato nell’ultima Indagine congiunturale, ha sentito l’esigenza di tracciare un perimetro di classificazione individuando due aree: cosmetici a “connotazione naturale/biologica” e cosmetici con connotazione di “sostenibilità ambientale/green”, cioè caratterizzati da elementi grafici o testuali (claim) che ne comunicano la connotazione di sostenibilità ambientale. Sulla base di questi perimetri di classificazione è stato possibile indagare il valore in Italia dei cosmetici a connotazione naturale e sostenibile, che è risultato pari a 1.654 milioni di euro.

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