Farmaci con prescrizione online, difficoltà negli USA

Farmaci con prescrizione online, difficoltà negli USA

La legislazione americana e il mercato farmaceutico sono diversi da quelli italiani ma in queste ultime settimane le due realtà sono accumunate da un dibattito che corre, per quanto possibile, su binari simili. Il via alla discussione, per quanto riguarda la situazione oltreoceano, è stato dato dal crescente interesse di Amazon per il mercato online dei farmaci sotto prescrizione. Il colosso delle vendite online, che nel frattempo è divenuto la quarta azienda statunitense per capitalizzazione di mercato, ha già iniziato da tempo a vendere farmaci che non hanno bisogno di prescrizione attraverso il proprio servizio “Now” di consegna in giornata.


Che cosa tenta di fare Amazon

L’obiettivo è di entrare in un mercato che vale, solo negli USA nel 2016, circa 450 Miliardi di dollari (QuintilesIMS Holding) e di cui il 39% è realizzato online (www.newsweek.com). In questo momento la legislazione americana non permette la vendita diretta dei farmaci sotto prescrizione se non da farmacie con personale sanitario, quindi Amazon sta cercando di creare, tramite assunzioni e l’acquisizione di compagnie già in essere, un team dirigenziale per posizionarsi in futuro sul settore.


Quali potrebbero essere gli effetti negativi

Le due più gravi conseguenze sono legate all’assenza del farmacista dall’equazione. L’assenza del rapporto consulenziale infatti può portare ad un aumento della mancata aderenza alla terapia, che in questo momento in America è stimata intorno al 50% e ad un aumento degli errori di prescrizione/somministrazione. Solo questa voce, nel 1993, data degli ultimi dati aggiornati USA, è costata la vita a 7.400 persone.


In Italia?

La situazione italiana è in parte sovrapponibile. Solo da poco – grazie all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 – i farmaci di automedicazione e gli integratori alimentari sono a disposizione per la commercializzazione online esclusivamente da parte di farmacie ed esercizi commerciali autorizzati dalla regione o dalla provincia autonoma, mentre per i farmaci etici (con obbligo di prescrizione) rimane strettamente necessaria la consulenza dal vivo del farmacista: ciò, peraltro, non permette al momento neanche alle farmacie di utilizzare lo strumento dell’ecommerce per la distribuzione dei medicinali con prescrizione. Nel frattempo aumenta però, nel pubblico, l’esigenza e l’abitudine di potersi avvalere di servizi domiciliari. Il mercato delle vendite online, che ad oggi nel 2017 ha già generato 10 Miliardi di Euro, è in crescita costante e da qui al 2021 si stima cresca del 9,2% mentre il comparto dell’home delivery, solo nel settore alimentare, ha una previsione di crescita ancora più alta (+ 21% al 2021) e nel 2017 ha già generato ricavi per 8 miliardi di dollari (statista.com/outlook). Su queste basi la discussione su quale sarà il futuro della vendita dei farmaci è di forte attualità. Le uniche due aperture al mercato negli ultimi periodi sono state, come detto, la parziale liberalizzazione del mercato con l’introduzione delle parafarmacie e la possibilità di vendere online i prodotti di fascia OTC per farmacie e parafarmacie .


Cosa fare

Nel frattempo si fa largo una soluzione di compromesso: startup come pharmap stanno arrivando sul mercato permettendo di “scavalcare” la legislazione in materia e permettendo al cliente di avere a casa i prodotti farmaceutici, anche su prescrizione, occupandosi solo del ritiro in farmacia che rimane il punto vendita effettivo del prodotto. Il farmacista in questo contesto, mentre si attendono eventuali sviluppi normativi, può: a) aderire a soluzioni di consegna; b) affidare la vendita diretta dei farmaci da banco alla grande distribuzione online; c) aprire, una volta valutate le reali possibilità di mercato, un proprio servizio di ecommerce o, consorziandosi con altre farmacie locali, il proprio servizio di consegna.

La vendita online porta con sè due problemi legati all’assenza del rapporto diretto con il farmacista al momento dell’acquisto. Dal punto di vista del paziente aumenta il rischio di errata assunzione dei farmaci e di scarsa aderenza al trattamento mentre dal punto di vista commerciale si perde la possibilità di trasformare la consulenza all’acquisto in un momento di forte cross-selling e di fidelizzazione del cliente verso il punto vendita.

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