La carta d’identità della farmacia non può sbiadire

La carta d’identità della farmacia non può sbiadire

Alla convention di Federfarma Servizi e FederfarmaCo quest’anno si è voluto parlare anche ai giornalisti per il pubblico, non solo a quelli di settore, organizzando una conferenza stampa alla fine dei lavori congressuali. Ottima iniziativa, per raccontare a chi sente, spesso a sproposito, parlare di casta, di lobby, di liberalizzazioni, che cosa è la farmacia italiana e quanto preziose sono le società di distribuzione dei farmacisti. «Con la legge 405 del 2001 le Asl sono entrate in competizione con la farmacia sulla distribuzione dei farmaci e la carta d’identità della farmacia sta scolorendo», ha esordito Giancarlo Esperti, direttore di Federfarma Servizi.

Inquietante il dato presentato sull’evoluzione delle quote di mercato dei farmaci del canale farmacia e ospedaliero (valori realizzo industria, dati QuintilesIms): il primo si è ridotto al 38 per cento nel 2016 (nel 2008 era 62 per cento) mentre il segmento ospedaliero, comprensivo di Dpc e diretta, è passato al 62 per cento contro il 38 per cento del 2008.

Dall’indagine condotta da Datanalysis su 2.000 cittadini e 500 con patologie croniche, presentata durante la convention, è emerso che tre pazienti su quattro vorrebbero invece poter trovare in farmacia medicinali ospedalieri e presidi sanitari distribuiti ora dalle Asl. Il 40 per cento lamenta ostacoli nell’accedere ai controlli per colpa di liste d’attesa troppo lunghe negli ospedali, il 33 per cento denuncia la difficoltà a ritirare farmaci necessari negli ospedali. In farmacia sarebbe tutto più semplice e immediato, per l’accessibilità della struttura, la disponibilità e la familiarità del farmacista.

Oggi in Italia ci sono 60 società di distribuzione intermedia con 133 filiali e 127 farmacie in media per unità distributiva. Un patrimonio che potrebbe essere sfruttato molto meglio: le cooperative si propongono dunque di distribuire alle farmacie territoriali anche i medicinali e i presidi attualmente distribuiti solo dalle Asl. «Il cittadino si fida della farmacia territoriale e vorrebbe di più», ha spiegato Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi. «Non possiamo ridurci a vendere solo medicinali a brevetto scaduto: la farmacia di domani, proprio in risposta ai bisogni dei pazienti – dall’indagine emerge che un cittadino su quattro vorrebbe più servizi in farmacia – dovrà essere centro di erogazione di molteplici servizi in ambito sanitario». Mirone ha proseguito ribadendo che i farmacisti vogliono chiarezza sui costi reali della distribuzione diretta e che la soluzione per le farmacie per rimanere sul mercato, compatibilmente con le esigenze del Servizio sanitario, è il cambio di remunerazione delle farmacie. Cesare Guidi e Massimo Massa, presidente e direttore generale di FederfarmaCo hanno sottolineato l’importanza delle reti di farmacie, di proprietà o indipendenti e affiliate. Al momento, hanno raccontato, sono già 2.000 i titolari che hanno attivato processi di rete. Un giornalista di una testata di finanza ha chiesto quale potrà essere il modello di business di queste reti di farmacie dei farmacisti: più simile a quello di Conad o di Feltrinelli? «Più vicino al franchising di McDonald», ha risposto Massimo Massa.

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