Rapporto Aifa sull’uso degli antibiotici, in Italia consumi sopra la media europea

Rapporto Aifa sull’uso degli antibiotici, in Italia consumi sopra la media europea

L’antibiotico-resistenza rappresenta una delle principali problematiche di salute pubblica a livello globale. La perdita di efficacia degli antibiotici attualmente disponibili rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari, causando sia l’aumento della mortalità per infezioni sia maggiori costi sanitari e sociali.

Negli ultimi anni il fenomeno è notevolmente aumentato a causa di un aumentato uso di questi farmaci, incluso l’utilizzo non appropriato.

Per contrastare il fenomeno, in Italia, nel 2017 è stato approvato il Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico resistenza. Negli ultimi giorni dello scorso anno, l’Aifa ha pubblicato il Rapporto su “L’uso degli antibiotici in Italia-2019”, dedicato agli antibiotici a uso umano, che monitora l’andamento dei consumi e della spesa in Italia.

Consumo ancora superiore alla media europea

Nel 2019 il consumo di antibiotici in Italia risulta sostanzialmente invariato rispetto al 2018 e, complessivamente, i consumi si mantengono superiori alla media dei Paesi europei.

«L’antibiotico-resistenza è una delle grandi emergenze sanitarie globali, un’acqua alta che in alcuni Paesi ha raggiunto livelli preoccupanti», ha affermato Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia, presentando il Rapporto. «L’Italia è ancora tra i maggiori utilizzatori di antibiotici in Europa e uno tra i Paesi con i dati peggiori per le resistenze a livello ospedaliero. I deboli segnali di contrazione d’uso degli ultimi anni non sono sufficienti. Per avere un impatto positivo sulle resistenze occorrono riduzioni drastiche nell’ordine del 50%. Per questo è necessario adottare un approccio più efficace rispetto al passato».

Gli antibiotici sono di fatto la categoria di farmaci a più elevato utilizzo nella popolazione: circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto nel corso del 2019 almeno una prescrizione di antibiotici nel regime convenzionale. Nel 2019 gli antibiotici hanno rappresentato il 3,6% della spesa e l’1,5% dei consumi totali a carico del Ssn (Rapporto OsMed 2019). Oltre l’80% delle dosi è stato erogato dal Servizio sanitario nazionale, con una riduzione del 2,9% rispetto al 2018. Questo dato comprende sia gli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata, dalle farmacie pubbliche e private, sia quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.

Si continua a registrare una marcata variabilità stagionale dei consumi tra i mesi invernali e quelli estivi; si passa, infatti, da un minimo nel mese di agosto a un massimo nel mese di febbraio. Sono stati analizzati contestualmente i dati dei consumi e delle segnalazioni di sindromi influenzali ed è stata osservata una correlazione tra i picchi di incidenza di queste ultime e l’aumento del consumo di antibiotici. Viceversa, negli anni con un picco meno evidente di sindromi influenzali la variazione stagionale dei consumi di antibiotici è risultata meno accentuata.

L’analisi del profilo di utilizzo del farmaco per fascia di età e genere ha confermato un maggior consumo di antibiotici nelle fasce estreme, con un livello più elevato nei primi quattro anni di vita e nella popolazione con età uguale o superiore agli 85 anni.

Infine, per valutare l’impatto dell’epidemia da Covid-19, il consumo di antibiotici registrato nel primo semestre 2020 è stato confrontato con quello dello stesso periodo del 2019, sia nell’ambito dell’assistenza farmaceutica convenzionata sia in quello degli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche. L’uso degli antibiotici nell’ambito dell’assistenza convenzionata ha registrato una riduzione del 26,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda gli acquisti diretti si rileva invece una lieve riduzione, pari all’1,3%, con ampie differenze a livello regionale.

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