La revisione della legge 23/2010, le farmacie lombarde verso il post-Covid

La revisione della legge 23/2010, le farmacie lombarde verso il post-Covid

La pandemia, in particolare in Lombardia, la prima delle regioni italiane a essere colpita, ha messo in luce la necessità di un ripensamento del modello di sanità territoriale, con un’assistenza sempre più vicina al domicilio dei pazienti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nella Missione 6, destina il 45% delle risorse complessive per la Salute al rafforzamento delle strutture e dei servizi sanitari di prossimità e al potenziamento dei servizi domiciliari, attraverso un più ampio ricorso alla telemedicina. Nel rafforzamento della rete territoriale, la farmacia assume una valenza fondamentale, rappresentando il primo presidio sanitario per il cittadino sul territorio e soggetto capace di facilitare l’accesso dei cittadini a prestazioni e servizi sanitari.

La valorizzazione del suo ruolo e delle sue potenzialità, anche alla luce della revisione della legge 23/2010, è stata al centro dell’incontro organizzato da Federfarma Lombardia il 9 giugno, a cui ha partecipato in video collegamento anche Letizia Moratti (Assessore al Welfare e Vice Presidente di Regione Lombardia).  Alla tavola rotonda Le lezioni apprese dalla pandemia hanno preso parte Annarosa Racca, Presidente, Federfarma Lombardia; Alberto Zoli, Direttore Generale, AREU; Sergio Dompé, Chair Health&Life Sciences Task Force, B20; Presidente, Gruppo Dompé; Andrea Mandelli, Presidente, FOFI e Vice Presidente della Camera dei Deputati.

Letizia Moratti ha ribadito la centralità della farmacia nell’emergenza: «Credo fortemente nel ruolo della farmacia che l’esperienza del Covid ha evidenziato. Le farmacie sono sempre state aperte dando un segnale importante alla collettività, ancora più di più nei piccoli comuni e nelle zone rurali. Sono state cruciali anche per le consegne a domicilio alle persone che non potevano spostarsi e in condizioni di fragilità, in particolare delle bombole di ossigeno, ma anche per i farmaci.  Poi penso ai test salivari che si sono rivelati fondamentali per i bambini. I farmacisti hanno avuto anche un ruolo nel contrastare la confusione dei cittadini generata dal proliferare delle fake news». Moratti ha ricordato gli accordi stretti con Regione Lombardia sui test salivari, sui tamponi antigenici e ha precisato: «se ci saranno come si pensa i richiami nella campagna vaccinale con la terza dose credo che le farmacie avranno un ruolo rilevante, abbiamo chiesto a governo un passaggio per essere pronti a questa eventualità e i farmacisti, in questo percorso, potranno essere quelli che colmano l’ultimo miglio con i richiami». Per quanto riguarda il futuro, Moratti ha indicato le farmacie come attori principali nella revisione della legge 23: «ribadiremo il ruolo delle farmacie, vogliamo che siano il punto di forza del sistema regionale, attraverso la crescita della farmacia dei servizi, per trasformarle da luogo di distribuzione a centro di salute di prossimità».

Annarosa Racca ha ripercorso le tappe della farmacia nella gestione dell’emergenza e parlato di numeri importanti, i 550.000 tamponi fatti nelle farmacie lombarde e posto le basi per la nuova fase: «adesso siamo pronti per i vaccini. Con la revisione della legge 23, siamo all’inizio di un nuovo percorso. Che cosa richiederemo? Continueremo naturalmente a essere dispensatori del farmaco: le persone avevano paura ad andare negli ospedali e ci sono tanti farmaci che non hanno bisogno anche in futuro del presidio ospedaliero; vogliamo continuare il cronoprogramma della farmacia dei servizi anche sul fronte della telemedicina e del telemonitoraggio e poi vogliamo continuare anche a lavorare con la Regione sul controllo dell’aderenza alla terapia. Vorremmo inoltre che la farmacia continuasse ad avere un ruolo nei protocolli vaccinali anche nel post pandemia, ci sono tanti Paesi in cui la vaccinazione in farmacia è già realtà».

Alberto Zoli ha sottolineato come «Il futuro della collaborazione tra farmacie e Areu (Agenzia Nazionale Emergenza Urgenza) dovrà essere improntato sullo stesso spirito che ha determinato la nostra relazione negli anni, si può consolidare non solo nella vaccinazione, ma nel fatto di avere la farmacia come punto di sicurezza per cittadino: la telemedicina trova nella farmacia una casa naturale, non dobbiamo inventare ma sfruttare quello che già c’è»

Sergio Dompé, oltre a ricordare lo sforzo incredibile della comunità scientifica e dell’industria farmaceutica nella produzione in tempi mai visti prima dei vaccini, ha insistito sulla necessità di ripensare, in particolare in Lombardia la visione “ospedale-centrica”.

Infine Andrea Mandelli ha sottolineato la necessità di accogliere la sfida della pandemia per progettare il futuro: «Dobbiamo ragionare sul filo interrotto della farmacia dei servizi. Se fosse stata già a regime i farmacisti avrebbero potuto fare ancora di più di quello che hanno fatto nell’emergenza. Sono convinto che non si possa più parlare di sperimentazione: abbiamo già dimostrato ampiamente in questo anno che non ci servono più sperimentazioni, abbiamo fatto tanto dalla telemedicina ai vaccini. E il tema dei vaccini è cruciale perché è vero che gli hub stanno dando una risposta eccezionale, ma se i medici escono dalla struttura abbiamo meno medici in ospedale. Poi dobbiamo infrangere il tabù della dispensazione ospedaliera di alcuni farmaci, il cronico stabile va trattato sul territorio. Dobbiamo superare i vecchi ostacoli burocratici per far sì che quello che abbiamo appreso nella pandemia diventi un nuovo modo di affrontare la realtà».

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