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Sacchetti di bioplastica, Federfarma: attenti alle frodi

Stefania Cifani   |  8 novembre 2018

Una circolare di Federfarma avvisa i propri iscritti sul rischio di acquisto di sacchetti in plastica non a norma. La segnalazione è stata inviata a tutte le sedi territoriali in quanto tra i produttori di sacchetti di bioplastica ci sarebbe chi immette sul mercato prodotti che non rispettano quanto dichiarato nelle certificazioni di conformità.


Accorgimenti

Al fine di evitare l’acquisto di materiale non a norma, Federfarma invita le farmacie a chiedere ai propri fornitori l’assicurazione che i prodotti ordinati siano conformi a quanto disposto dalla normativa.

In una nota si pecifica inoltre che i sacchetti che non possono essere commercializzati riportano le seguenti diciture: “biodegradabili al 100%” (o anche solo “Bio”, “Biodegradabile”) senza l’ulteriore specificazione “compostabili”; “ECM Biodegradabile” o “Sacchetto con additivo ECM”; sacchetto con additivo “EPI”; sacchetto “D2W” o sacchetto con additivo “D2W”.

Biodegradabile infatti non necessariamente vuol dire compostabile. I sacchetti in plastica additivati con ECM o con altri additivi (es., d2W o EPI), su cui sono riportate affermazioni di biodegradabilità e talvolta spacciati come compostabili, non sono conformi alla normativa vigente.

Le buste permesse, e utilizzabili per la raccolta differenziata senza impatto ambientale, devono specificare di rispettare la normativa UNI EN 13432 e di essere “compostabile” o “utilizzabile per la raccolta dei rifiuti organici”.

Viene inoltre specificato di cercare sul sacchetto i marchi degli organismi certificatori accreditati che attestano biodegradabilità e compostabilità, per esempio “OK Compost” di Vincotte-TUV Austria, “Compostable” di DIN CERTCO e “Compostabile CIC” di Certiquality/CIC (vedi simboli delle immagini).