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Salute collaborativa, le persone al centro delle soluzioni

La Redazione   |  29 ottobre 2018

La sostenibilità e funzionalità dei meccanismi di prevenzione e cura della salute sono temi caldi nel nostro Paese che deve fronteggiare invecchiamento demografico, disuguaglianze sociali e contrazione delle risorse.

Nesta Italia, fondazione per l’innovazione sociale, ha recentemente presentato a Milano il report “La Cura che Cambia – Pratiche e culture di Salute Collaborativa in Italia”, una ricerca che indaga la realtà di un nuovo approccio verso la salute mirato all’integrazione e alla trasformazione dei servizi esistenti, tramite l’introduzione di nuove pratiche e culture.


L’empowerment del paziente

Con Salute Collaborativa Nesta Italia e i partner si riferiscono al concetto di “empowerment” (già definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come il coinvolgimento attivo del paziente nelle “decisioni e azioni che riguardano la propria salute”), un processo innovativo radicale, in grado di trasformare il contesto sanitario dall’interno, grazie all’introduzione di nuovi strumenti e processi e alla modifica anche delle relazioni e delle responsabilità tra gli attori a vario titolo coinvolti. Il focus sulla persona e la comunità è l’elemento più importante di tutti, in quanto permette di centrare le reali opportunità delle trasformazioni in atto, e di non perdere l’occasione per costruire un sistema di salute più people-centred, sostenibile ed equo per tutta la società.

Il report porta esempi italiani di co-progettazione ed esperienze dirette di policy maker che hanno già promosso la “Salute Collaborativa” sul proprio territorio, come la cartella clinica https://www.apss.tn.it/-/cartella-clinica-del-cittadino-trec, progetto realizzato nell’ambito di “Trentino Salute 4.0”.


I modi della salute collaborativa

Nel report vengono esaminati tre possibili filoni di Salute Collaborativa:

1. App & Device: si focalizza sulla crescente importanza del ruolo delle tecnologie deigital nel campo della salute.

I dispositivi indossabili (“wearable devices”), l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale, la realtà aumentata (applicata nel campo delle disabilità) e la domotica offrono oggi opportunità inedite per supportare le persone nella prevenzione, cura e rapporto con il sistema sanitario. E poi le sempre più diffuse app per gli stili di vita che permettono ad esempio di monitorare gli stili di vita e le abitudini quotidiane in vari ambiti (tra cui alimentazione, esercizio fisico, ore di sonno, ecc.) e di migliorarli anche grazie all’aiuto di un coach virtuale. Le piattaforme digitali nel mettere in rete tra loro le persone affette da problematiche simili. Tali piattaforme possono infatti abilitare moderne forme di mutuo-aiuto e solidarietà tra pari, ma sono anche usate per diffondere informazioni di base e connettere le persone con professionisti e servizi più strutturati.

2. People & Community: comprende le innovazioni sociali che valorizzano le competenze dell’individuo e la forza della comunità per promuovere la salute attraverso soluzioni inclusive, accessibili e abilitanti. Nelle

soluzioni di questo filone, la persona è maggiormente informata, coinvolta, e le sue competenze sono valorizzate, così come è valorizzato il ruolo della comunità nell’offrire informazioni e supporto sotto varie forme.

3. Open Care: propone un’alternativa inclusiva e accessibile alla mancanza di soluzioni personalizzate che possano favorire in particolare la qualità della vita di persone affette da disabilità, da malattie croniche o rare, specialmente per coloro che sono esclusi dalle soluzioni esistenti a causa di barriere economiche e sociali legate a genere, provenienza o classe sociale. L’approccio Open Care si sta rivelando inoltre particolarmente efficace per generare risposte incisive per portatori di bisogni di scarso interesse per i mercati (come per esempio, i malati di patologie rare) o troppo onerose per il settore pubblico nell’attuale congiuntura politico-organizzativa.

 

Le farmacie, che vivono quotidianamente i problemi di salute delle persone, hanno sicuramente l’opportunità di far parte di nuovi percorsi di salute collaborativa, soprattutto sul fronte della prevenzione e della cura delle malattie croniche entrando in un auspicabile ecosistema insieme alle Istituzioni.

 

Fonte: “La Cura che Cambia – Pratiche e culture di Salute Collaborativa in Italia”, ricerca svolta in collaborazione con i partner Lama, WeMake e UniCredit