Cresce la fiducia dei giovani nella farmacia

Cresce la fiducia dei giovani nella farmacia

La pandemia ha avuto un impatto importante sulla salute degli italiani, sia dal punto di vista fisico sia su quello mentale. A cambiare poi sono stati i punti di riferimento, vista la chiusura degli ambulatori medici e degli ospedali: a confermare il dato di maggiore fiducia nei confronti dei farmacisti ci sono i risultati della sezione italiana dello Stada Health Report 2021, che ha fotografato anche quest’anno le abitudini in fatto di salute di 2.000 cittadini italiani di età compresa tra i 18 e i 99 anni.

Canale preferito per i farmaci da banco, anche tra i giovani

I risultati del nostro Paese, rispetto a quelli dell’edizione 2020 del Report, mostrano la crescita del ruolo del farmacista (37% vs 31% dello scorso anno) come riferimento per le informazioni sui farmaci. La farmacia rappresenta inoltre il canale preferito (42%) per l’acquisto di farmaci senza ricetta – quali, per esempio, i rimedi per il raffreddore o antidolorifici – mentre la spesa online di questi prodotti non risulta essere molto frequente tra gli intervistati (27%), soprattutto tra le fasce d’età più adulte.

«Questo dato non mi stupisce», ha commentato Claudi Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale, in occasione della presentazione dei risultati. «Nel nostro Paese, infatti le farmacie sono capillari in tutto il territorio e, grazie anche all’aiuto della protezione civile, durante il lockdown hanno effettuato consegne a domicilio, coordinandosi con i medici di medicina generale». In questo contesto pandemico anche gli adolescenti hanno cominciato a considerare le farmacie: «Abbiamo notato che gli adolescenti ora usano i farmacisti come punto di riferimento. Prima di tutto perché siamo stati costantemente aperti e sul territorio; poi perché in questi mesi i ragazzi sono entrati anche per aiutare i genitori e i nonni con la dematerializzata», ha spiegato Carolina Carosio, presidente Fenagifar.

Nonostante le restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria, il 48% degli italiani non ha modificato le proprie abitudini per quanto riguarda le visite mediche (vs il 30% che ha cancellato o rimandato check-up di prevenzione e il 13% che ha preferito consultare il medico al telefono o online), così come oltre la metà del campione intervistato con una o più malattie croniche (56%) non ha riscontrato alcun problema a proseguire le cure durante la pandemia.

Per il 77% degli italiani la pandemia da Covid-19 e le conseguenti limitazioni hanno avuto un impatto sul proprio benessere generale e mentale; un terzo (33%) sostiene che l’emergenza sanitaria lo ha reso più ansioso di prima, così come per il 32% il lockdown è stata un’esperienza molto stressante, fonte di irrequietezza. I dati, poi, mostrano come nonostante l’impatto della pandemia sul proprio benessere psico-fisico, quasi la metà degli italiani (47%) si sia però dimostrata resiliente, in grado di reagire, senza sperimentare alcun episodio di burnout. Tra le principali preoccupazioni riscontrate nel campione intervistato, il timore di contrarre il Covid-19 è la paura più ricorrente – segnalata dal 53% dei nostri connazionali – seguita dalle incertezze per il futuro (41%), legate, per esempio, alla perdita o alla riduzione del lavoro; dall’impossibilità di incontrare familiari e amici (34%); e dalla solitudine (33%) dovuta all’isolamento nella propria casa.

Durante la pandemia, per quasi la metà degli intervistati (47%) è diventato sempre più importante adottare uno stile di vita sano. Gli italiani sono stati infatti tra i cittadini europei quelli più propensi a investire sulla propria salute, acquistando maggiormente alimenti freschi e di qualità (49%), integratori alimentari (25%), o seguendo corsi di fitness online (21%).

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