Filtri solari handmade? Nuove mode e nuove garanzie

Filtri solari handmade? Nuove mode e nuove garanzie

Filtri solari, che cosa c’è di nuovo? Quali scegliere fra le varie tipologie e i diversi fattori di protezione? Che cosa consigliare ai clienti che arrivano in farmacia? In primis a non fare da sé.Ricordate la fase della birra spalmata sulla pelle o il grasso minerale? Ora è il turno dell’olio di cocco e dell’aloe vera, oppure del burro di karité e dell’olio di carota. E on line è esploso il fenomeno degli schermi solari “fai da te” (alla voce “homemade sunscreen” di Google corrisponde una lista di 9.750.000 risposte che spaziano dai filtri “naturali” a quelli “non-tossici” perché “fatti in casa”). Segnalano il fenomeno i ricercatori del Children’s Hospital e del Brooks College of Health della University of North Florida che, allarmati, hanno passato in rassegna le ricette pubblicate sui social ritenendole non solo formule insufficienti a bloccare i raggi dannosi del sole ma potenzialmente responsabili dell’incremento di scottature e ustioni cutanee che si verificano in estate, oltre che composti privi di qualsiasi sicurezza sul fronte della decomposizione sotto i raggi ultravioletti.

Il boom delle ricette handmade segnala però anche un altro fenomeno in crescita: il calo della fiducia da parte dei consumatori verso gli schermi solari in commercio, spesso oggetto di ricerche e studi che mettono in dubbio la loro sicurezza o accusati di essere un concentrato di prodotti chimici che non rispettano la natura e l’ambiente.

Negli Stati Uniti rilancia il tema della sicurezza la Food and Drug Administration che vaglia la stabilità di alcuni composti chimici utilizzati nel campo della protezione solare dando una stretta all’uso di alcuni ingredienti. L’ente di controllo sui farmaci propone una radicale riforma in materia con nuovi paletti e limiti: aumenta l’asticella della protezione e indica che il livello di schermatura più indicato per chi possiede un fototipo chiaro possa passare dall’ SPF +50 a + 60, facendo retromarcia sulle indicazioni stabilite negli anni passati. L’FDA passa anche in rassegna molti ingredienti schermanti in uso nei paesi americani richiedendo ulteriori studi ai produttori e bocciando in particolare i cosiddetti ‘Paba’ (acido 4-amminobenzoico) e il trolamine salicylate, seppure fino a oggi ne abbia permesso l’impiego. Questi due composti sono entrambi già vietati in Europa da diversi anni nonostante si leggano spesso fake news che li ritengono fra gli ingredienti più utilizzati anche da noi.

L’ente americano ricorda comunque che i prodotti in crema, spray, olio, gel, burri, paste, unguenti e stick sono ottime “forme” cosmetiche per proteggere la pelle dai raggi ultravioletti, mentre gli schermi in polvere, le salviette, i detergenti e gli shampoo addizionati di schermi protettivi anti Uv non sono sufficienti, così come non basta utilizzare i prodotti repellenti per gli insetti dotati di filtri solari per proteggere davvero la pelle dai raggi dannosi del sole.

Mentre negli Stati Uniti si comincia a rivalutare una normativa che attendeva da anni di essere aggiornata, in Europa le regole sono già più chiare da anni. Gli schermi solari commercializzati sul territorio dell’Unione sono sottoposti a rigide regole che valgono per tutti i produttori, nessuno escluso. Recentemente, inoltre, la Commissione europea ha anche rivalutato alcuni componenti solari da sempre visti con sospetto e ritenuti potenzialmente pericolosi, ovvero gli schermi anti UV di tipo “nano”, cioè ridotti a misure molto piccole che vanno da 1 a 100 nm. Gli esperti della commissione hanno giudicati sicuri e fotostabili il biossido di titanio, l’ossido di zinco, il trisbifenil triazina e l’Mbbt sui quali erano stati in passato espressi dubbi.

Più chiarezza e nuove precauzioni sul fronte degli schermi solari industriali garantiranno una maggiore fiducia dei consumatori?

AUTORE

Due lauree in ambito scientifico, scrive di salute,
benessere, ricerca, cosmesi e società dal 1997.

Per l’Agenzia stampa ANSA si occupa di cultura e
lifestyle, per La Repubblica e sul sito www.repubblica.it
scrive di salute e benessere. Ha un suo Blog: www.thebeautyobserver.it

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