Ingredienti sulle etichette dei cosmetici, si o no?

Ingredienti sulle etichette dei cosmetici, si o no?

Mentre la Commissione europea vara la nuova edizione dell’inventario degli ingredienti usati per fare i cosmetici, secondo la definizione unica INCI, contando circa 25.000 composti e miscele diversi, la comunità scientifica e le industrie si interrogano su una vecchia questione che torna alla ribalta con maggiore forza: i lunghissimi elenchi di ingredienti stampati sulle etichette dei prodotti di bellezza sono davvero utili? Perché non accorciare le ‘lenzuolate’ di composti talvolta illeggibili e incomprensibili ai più? Non esistono altri modi più chiari e approfonditi per informare chi li usa e chi li rivende, in primis i farmacisti, che si suppone che alle etichette diano una occhiata per consigliare al meglio i loro clienti?


Una soluzione per favorire la comprensione

Anche alla luce delle ultime modifiche e precisazioni legislative che hanno reso queste etichette sempre più lunghe (ricordo il recente obbligo per le industrie di elencare anche 26 possibili allergeni contenuti nella formula quando la loro concentrazione supera lo 0,01% nei prodotti a risciacquo e lo 0,001% nei prodotti senza risciacquo), la domanda trova spazio (e una proposta di soluzione) sulla rivista Cosmetic & Toiletries Science Applied in un approfondimento a firma di Karl Laden, columnist storico della rivista, esperto di etichettatura e autore di molte pubblicazioni scientifiche.  «Applaudo il desiderio da parte del legislatore e della comunità di informare in modo più completo possibile i consumatori circa ciò che comprano. Comunque mi chiedo se non potremmo soddisfarli ancora meglio accorciando questi lunghissimi elenchi. – sostiene Laden in modo provocatorio – Mentre l’etichettatura dei cosmetici deve essere conforme ai requisiti di legge, penso ci siano nuove strade per soddisfare appieno e meglio l’obiettivo principale di informare i compratori».

Si deve dare atto all’autore della review che questi elenchi degli ingredienti, se usati per giudicare la qualità e l’innocuità di un prodotto, hanno limiti macroscopici che si capiscono anche analizzando gli sforzi e gli errori di giudizio intrapresi da esperti o sedicenti tali, come le numerose blogger che pubblicano online confronti di etichette e formule giudicando la loro qualità (e il prezzo) sulla base di formule qualitative che nulla dicono su dosi e percentuali rendendo perciò questi confronti pieni di bias ed errori. A ciò si sommi la difficoltà reale delle industrie di fare spazio a questi lunghi elenchi anche sulle confezioni più piccole (alzi la mano chi riesce e leggere le formule dei mini-size).

Chiede Laden: «Ora che la legislazione sui cosmetici ha compiuto 40 anni, non è il momento per tirare le somme e vedere se sono stati centrati tutti gli obiettivi?».   L’esperto ha pronta la sua ricetta: perché non elencare sul packaging solo gli ingredienti che possono essere decisivi per l’acquisto, come i principi attivi o gli allergeni e rimandare la lettura delle formule complete ai siti internet dei brand?  Per Laden omettere sulle etichette, ad esempio, solventi, emulsionanti e stabilizzanti sarebbe già un bel passo avanti nel tentativo di rendere più puliti e leggibili i packaging. Insomma semplificare le etichette ma fornire un’informazione ancora più approfondita ed utile sui siti e sui social sarebbe un regalo ai consumatori e alle stesse industrie che avrebbero un maggior numero di followers.

Che ne pensano i farmacisti?