Mai più microplastiche negli esfolianti e nei detergenti

Mai più microplastiche negli esfolianti e nei detergenti

Il green&clean arriva anche nei nostri beauty case, soprattutto quelli che ospitano i dermocosmetici da farmacia: dal 1° gennaio 2020,  infatti, in Italia è scattato il divieto di  mettere in commercio prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante e detergenti contenenti microplastiche.

Una novità importante, che sicuramente farà piacere ai più convinti sostenitori della Naturalness come stile di vita e a chi ha più a cuore le sorti del pianeta. Perché anche se non rappresentano la principale fonte di microplastiche in mare, i cosmetici, a causa del loro uso frequente e su larga scala, sono una fonte di inquinamento marino non trascurabile. Si stima che fino a 24 tonnellate di “polvere” di plastica derivata dall’uso di cosmetici si riversi ogni giorno nei mari europei, per un totale di 8600 tonnellate l’anno. E il nostro Mediterraneo è uno dei mari con la più alta concentrazione al mondo di microplastiche, particelle di dimensioni inferiori ai 5 mm che, come noto, hanno un impatto sull’ecosistema decisamente nocivo. Alterano infatti il normale sviluppo delle specie marine, sono sospettate di contribuire al deterioramento delle barriere coralline e, infine, vengono ingoiate insieme al plancton dai pesci, entrando così anche nella catena alimentare umana.

Industria cosmetica virtuosa prima dei divieti

In realtà, sebbene il divieto italiano sia entrato in vigore solo ora (la legge che lo sostiene è stata varata nel 2018), i dati diffusi da Cosmetics Europe, Associazione europea dell’industria cosmetica, dimostrano che le imprese hanno affrontato il problema in tempi decisamente utili,  grazie all’apposita autoregolamentazione interna dell’ottobre 2015, e che già dal 2012 al 2017 hanno ridotto del 97,6% l’impiego di microparticelle in plastica nei cosmetici. «D’altro canto, i componenti biodegradabili e le alternative naturali esfolianti non mancano, come i noccioli di frutti, i semi di lotus, argan, kernel, la polvere di pomice, la farina d’avena o come facevano le nostre nonne, il sale da cucina o lo zucchero», spiega a Pharmaretail il dermatologo e cosmetologo Leonardo Celleno, presidente AIDECO, Associazione italiana dermatologia e cosmetologia (www.aideco.org).

Leggere l’etichetta resta una buona abitudine

Tuttavia non esistendo ancora un divieto europeo comune, non tutte le nazioni hanno già singolarmente legiferato a sfavore delle microplastiche (il divieto già vige in Gran Bretagna dall’inizio del 2018; negli Stati Uniti da luglio 2017). Di più: non tutti i cosmetici sono compresi dalla definizione inserita nella legge in vigore, che riguarda gli esfolianti e i detergenti a risciacquo, e così gli altri prodotti cosmetici possono ancora contenere microplastiche. Questo non significa che le aziende non possano fare altre scelte rispetto all’uso di queste componenti. Anzi, gli sforzi vanno in questa direzione anche per le microplastiche più difficilmente sostituibili, come quelle che regalano l’effetto glitter al make up, per le quali alcune aziende hanno già  trovato materiali alternativi e skin/eco-friendly, come quelli derivati da piante biodegradabili al 96%. Che cosa può dunque consigliare il farmacista al cliente che chiede se il prodotto che sta per acquistare contiene microplastiche? «Come per gli altri ingredienti di leggere l’etichetta, dove l’eventuale presenza di questi componenti è indicata sotto le voci Polyethylene (PE), Polymethyl methacrylate (PMMA), Nylon, Polyethylene terephthalate (PET) o Polypropylene (PP)», consiglia Celleno.

Alternative ecofriendly anche per i packaging

Il prossimo obiettivo dell’Italia è quello di eliminare anche  le plastiche monouso (cannucce, piatti, forchette, bicchieri…), secondo le direttive del Parlamento europeo che ha imposto come scadenza il 2021. Nel frattempo resta il problema dei packaging, ma anche per questo le industrie cosmetiche si stanno attrezzando già da tempo, per esempio usando contenitori in bioplastiche derivate da materiali organici che possono essere compostabili, come mais o scarti del legno, o riciclabili nuovamente dopo l’uso. Bioclin, marchio dell’Istituto Ganassini di Milano, ad esempio, ha lanciato uno shampoo e shower gel biodegradabile al 100% contenuto  in un flacone Pet riciclato e ancora riciclabile e con etichetta biodegradabile. Klorane offre formule biodegradabili a facile risciacquo, come quelle della linea alla menta acquatica, e per i cofanetti “Save Nature” propone packaging riciclabili al 100%. Per eliminare il problema delle confezioni, è sempre più diffusa anche la solidificazione delle formule – stanno tornando in auge non solo le saponette, ma anche i balsami e gli shampoo in formato panetto – e sono ascesa, seppur  timida,  i prodotti naked, proposti in  flaconi da riempire potenzialmente all’infinito nel punto vendita.

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AUTORE

Autrice di testi specialistici e giornalista esperta di salute e cosmesi. Collabora da diversi anni con quotidiani e periodici a diffusione nazionale – attualmente per D La Repubblica, Starbene, F, Grazia e Natural Style – per argomenti di benessere, alimentazione, bellezza e dermocosmesi, fitness psicologia e ambiente.