I nuovi trend cosmetici:”cleanical” e “pharma-beauty”, ovvero green+safe

I nuovi trend cosmetici:”cleanical” e “pharma-beauty”, ovvero green+safe

Il 2021 ci sta traghettando dall’onda lunga della pandemia a un (quasi) ritorno alla normalità quotidiana. Ma questo accidentato percorso ha inevitabilmente modificato molte dinamiche e percezioni, anche quelle del selfcare dermocosmetico, che a loro volta hanno inciso sulle tendenze del mercato. Secondo Beautystream, agenzia di respiro internazionale specializzata nell’analisi dei trend per il settore cosmetico, ad esempio, i trattamenti ecofriendly della pelle cederanno sempre di più al fascino della green chemistry, della “chimica buona”, dando così maggior vigore a una tendenza nascente, la Cleanical, crasi di clean + clinical, e all’analoga Pharma-beauty. Vale a dire: al filone dei prodotti che al buon profilo green associano un altrettanto importante contenuto scientifico e “medicale” (a tipica connotazione farmaceutica, dunque) e safe, sicuro. «Molte case cosmetiche a media e forte impostazione green hanno già fatto un restyling delle formule includendo, ovviamente nelle percentuali massime stabilite per legge, quei componenti da chimica buona che garantiscono una maggior sicurezza del prodotto. È una scelta in perfetta sintonia con i nuovi pilastri della cosmetica mondiale: il benessere, la naturalezza e la scienza», racconta a Pharmaretail Corinna Rigoni, presidente dell’associazione Donne Dermatologhe Italia.

Cavalcare l’onda della “Safe (e Pharma)-beauty”

Morale:  oggi i cosmetici più apprezzati sono quelli che rispettano sia i parametri dell’ecosostenibilità sia quelli della sicurezza, intesa anche come protezione ottimale dai microrganismi potenzialmente nocivi per contatto con la pelle. «Per questo, sia nella formulazione delle linee cosmetiche proprie della farmacia, sia nella proposta di altri brand, è utile privilegiare quei prodotti che ad una buona percentuale di ingredienti naturali – dal 95% in su – associno, ad esempio, ottimi stabilizzanti e conservanti da green chemistry, come l’acido benzoico e il sodio benzoato», fa notare l’esperta. Al consumatore più attento e preparato, poi, è utile consigliare anche le linee che puntano su packaging ecosostenibili e sicuri, come gli airless, meglio se prodotti con materiali riciclati e riciclabili. Queste confezioni, infatti, sono dotate di un dispenser che eroga in modo controllato la crema o il siero, senza far entrare aria nella formula. «È un pack che evita sprechi del prodotto fino alla fine e che previene il rischio di contaminazione da batteri trasportati dalle dita. In più, impedendo il contatto con l’aria, richiede meno conservanti nella formula e la protegge meglio dalla degradazione, migliorandone la rispettosità cutanea e la stabilità», precisa la dottoressa Rigoni.

Le linee microbioma friendly

Tra le formule cosmetiche che oggi incontrano il maggior appeal spiccano quelle che includono i superfood  (estratti da mirtilli, olio extravergine d’oliva, papaya, avena, tanto per citarne alcuni), nonché i batteri “amici” della pelle. E proprio quello degli ingredienti prebiotici e probiotici, derivati ad esempio dai classici lactobacilli o da erbe, frutti e fiori fermentanti, come la calendula e il crisantemo, è uno dei trend cosmetici che probabilmente diventerà sempre più trainante. Motivo: questi principi attivi, sempre più “presenzialisti” anche nelle formule dermocosmetiche, aiutano a proteggere il microbioma cutaneo, che ha un ruolo basilare per il benessere e la qualità della pelle e in particolare per mantenere efficiente la funzione barriera. «Per prevenire o controllare malattie dermatologiche favorite dalla rottura dell’equilibrio microbioma/pelle (disbiosi), come l’acne, la dermatite seborroica e quella atopica, ma anche per rallentare il foto e il crono-invecchiamento, in abbinamento alle creme si possono suggerire anche degli integratori a base di Lactobacillus reuteri o bulgaricus, che aiutano a ripristinare una condizione di “eubiosi” e quindi di pelle sana e meglio protetta dall’aging. Anche dall’interno», dice la dermatologa Corinna Rigoni.

Make care e ibridazione dei prodotti

Un’altra tendenza che va per la maggiore è quella della “cosmesi ibrida” o del make-care, vale a dire delle formulazioni di make up, fondotinta in primis, che contemplano anche quei principi attivi “curativi” che di norma compaiono nelle creme e nei sieri, ad esempio la vitamina C per illuminare e uniformare l’incarnato, l’acido ialuronico per idratare, l’acido salicilico per levigare la cute. Allo stesso tempo, lo skincare include sempre più spesso anche ingredienti e pigmenti che perfezionano l’incarnato, rendendo superfluo il fondotinta e seguendo quel tracciato già segnato da qualche anno dalle BB e CC cream. «Sono prodotti oggi molto apprezzati perché semplificano la routine cosmetica, con un conseguente risparmio di tempo, di costi e di packaging da smaltire. In più, evitano di appesantire la pelle con più formule: un vantaggio soprattutto, ma non solo, per chi ha la cute sensibile o intollerante», osserva l’esperta.  Anche nelle formulazioni delle proprie linee cosmetiche, dunque, una buona idea è introdurre questi prodotti ibridi che, oltretutto, insieme alle formule dermocosmetiche multitasking, come i detergenti che sono anche scrub, le creme notte che sono anche maschere, incontrano l’apprezzamento pure del genere maschile, perché sono molto pratici e funzionali. Una buona opportunità per ampliare il bacino d’utenza e per abbracciare un’altra tra le tendenze attualmente più forti in cosmetica: la genderless (o unisex), quella dei prodotti inclusivi, “fluidi” e da condividere con il partner.

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AUTORE

Autrice di testi specialistici e giornalista esperta di salute e cosmesi. Collabora da diversi anni con quotidiani e periodici a diffusione nazionale – attualmente per D La Repubblica, Starbene, F, Grazia e Natural Style – per argomenti di benessere, alimentazione, bellezza e dermocosmesi, fitness psicologia e ambiente.