Integratori alimentari: gli aggiornamenti dalla ricerca scientifica

Integratori alimentari: gli aggiornamenti dalla ricerca scientifica

Gli italiani consumano sempre più integratori e il settore è in continua crescita: «è un mercato vivace e dinamico, come dimostrano recenti dati New Line che testimoniano un aumento globale delle vendite superiore al 4% nell’ultimo anno, con un valore complessivo sopra i 3,2 miliardi di euro» ha affermato Alessandro Golinelli (nella foto) presidente di Integratori Italia, l’associazione di categoria aderente a Confindustria. L’ocacsione è stata la presentazione della nuova “Review scientifica sull’integrazione alimentare: evidenze dalla ricerca scientifica e nuove frontiere di sviluppo”, edita da Edra. Un’opera che ha riunito alcuni tra i maggiori esperti italiani sul tema della nutrizione e della salute.

Gli italiani scelgono aloe, finocchio e valeriana

«I dati evidenziano, da un lato, un’esigenza sempre più sentita di uno stile di vita improntato alla salute e al benessere, dall’altro un’offerta innovativa e di qualità che incontra il favore del consumatore», sottolinea Golinelli. Per questo l’esigenza di una «nuova edizione che rappresenta l’impegno dell’associazione per una divulgazione seria, corretta e sostenuta da evidenze scientifiche, sia verso gli stakeholder, sia verso i consumatori».

Per quanto riguarda i botanicals, questi prodotti incontrano un largo consenso nella popolazione generale e sempre di più entrano a far parte delle abitudini dietetiche quotidiane. A conferma dell’interesse del nostro Paese per questa categoria, ci sono i dati del progetto dal Progetto PlantLIBRA, studio che ha coinvolto 2.400 persone in sei Paesi europei. «L’indagine condotta ha consentito di ottenere numerosissime informazioni relativamente ai consumatori di integratori a base di piante», ricorda  Patrizia Restani, ordinario di Chimica degli alimenti, dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano. «Le tre ragioni d’uso più citate in Italia in ordine decrescente sono funzioni digestive (19%), attività tonica-energetica (15%) e proprietà rilassanti (11,5%). Tra le prime piante più presenti negli integratori, segnalati dai consumatori italiani, ci sono l’aloe, il finocchio, la valeriana e il ginseng».

Dall’analisi del Global Burden of Disease, una raccolta di informazioni sulla salute degli abitanti di 195 Paesi condotta da più di 3.500 ricercatori, viene evidenziato un altro aspetto innovativo: «promuovere l’apporto di specifici componenti favorevoli della dieta è probabilmente la strategia più efficace in termini di salute pubblica», afferma Franca Marangoni, responsabile della Ricerca di Nutrition Foundation of Italy.

Infine, nell’ambito della nutrizione personalizzata è stato riproposto il ruolo degli integratori che, nelle condizioni di aumentato fabbisogno o di apporto inadeguato di nutrienti con la dieta, possono rappresentare una valida e sicura opportunità per favorire l’assunzione ottimale di uno o più sostanze e/o il sostegno di funzioni fisiologiche. Un esempio è il caso della vitamina D, la cui carenza è associata all’aumento del rischio di rachitismo e osteoporosi. Una delle possibili cause è il fatto che la maggior parte delle attività quotidiane sia degli adulti sia dei bambini venga svolta in ambienti chiusi anche nella bella stagione. L’assunzione di vitamina D tramite l’alimentazione o integratori specifici è solitamente sufficiente a eliminare i sintomi della carenza.

La Review può essere scaricata gratuitamente nella sezione ebook del sito www.edizioniedra.it e sui principali store online.

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