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Orari commercio, sì della Camera a chiusure obbligate

La redazione   |  30 settembre 2014

Per sei giorni festivi all’anno i negozi dovranno essere chiusi. Lo prevede la proposta di legge sugli orari di apertura dei negozi approvato dall’Aula della Camera con 283 sì, nessun no e 15 astenuti. Il testo, che ora passa al Senato, apporta alcune limitazioni alla liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Il testo prevede che in dodici giorni festivi dell’anno (Capodanno, Epifania, 25 aprile, Pasqua, pasquetta, il primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, l’8 dicembre, Natale e Santo Stefano) le attività commerciali debbano essere svolte nel rispetto degli orari di apertura e di chiusura domenicale e festiva. Viene però contestualmente consentito a ciascun esercente l’attività di vendita al dettaglio, di derogare all’obbligo di chiusura, fino ad un massimo di sei giorni, individuati liberamente tra i dodici indicati dal testo. Sono esclusi dal campo di applicazione dei limiti bar e ristoranti, ma anche rivendite di generi di monopolio, i negozi interni agli alberghi, alle stazioni, ai porti e agli aeroporti, le edicole, gli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale. Escluse anche le stazioni di servizio e le sale cinematografiche.


Per i negozi che non rispetteranno i sei giorni festivi all’anno sono previste multe da 2 a 12 mila euro. Ai sindaci e’ conferita anche la facolta’ di porre limiti agli orari di apertura notturna dei negozi nei quartieri della movida, attraverso ordinanze con validita’ di tre mesi che possono essere reiterate. Tra le novita’ inserite in Aula, prevede la facolta’, (e non piu’ l’obbligo), di istituire un osservatorio sugli orari dei negozi, mentre e’ ristretto alle microimprese l’accesso a un fondo ad hoc (con dotazione di 18 milioni di euro fino al 2020) per sostenere spese di ristrutturazione e ampliamento delle attivita’, ma anche, per quelle bancarie o per il pagamento “tramite moneta elettronica”, ovvero per il Pos.