Salute: come si informa la Gen Z ma soprattutto come vorrebbe informarsi?

Salute: come si informa la Gen Z ma soprattutto come vorrebbe informarsi?

I giovani si informano sempre di più sui temi della salute, ma lo fanno in modo rapido, frammentato e prevalentemente digitale. È quanto emerge da un’indagine condotta da Fondazione MSD su un campione di oltre 2000 studenti NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di età compresa tra i 19 e i 25 anni che analizza abitudini, canali e formati informativi utilizzati dalle nuove generazioni.

Nel complesso, ciò che emerge dall’indagine è una generazione che si informa spesso, ma con tempi ridotti (8 giovani su 10 dedicano meno di 30 minuti al giorno per informarsi), muovendosi tra web e social, e chiede contenuti brevi, visivi, credibili e “umani”, capaci di trasformare le informazioni in consapevolezza.

L’interesse per la salute è diffuso e ricorrente: oltre il 70% dei rispondenti dichiara di cercare informazioni su questi temi almeno “qualche volta”: su base mensile, il 37% ogni settimana, il 32% ogni due settimane e il 22% una volta al mese, segno che la salute non è un tema occasionale ma entra stabilmente nella routine informativa. La motivazione alla base di questa ricerca è in larga parte personale. Il 37% indica la curiosità come primo driver, il 24% vuole informarsi meglio su un argomento specifico che lo interessa e il 21% parte da esperienze dirette che riguardano sé o un familiare. Molto più marginali risultano le spinte esterne, a conferma di un rapporto con l’informazione sanitaria fortemente ancorato alle domande, ai dubbi e alle esperienze dei singoli. Anche quando si parla di salute, l’ecosistema informativo dei giovani è digitale e frammentato, ma con due poli principali: il web e i social.

I canali e i formati privilegiati dai giovani per informarsi sulla salute

Il canale più utilizzato per cercare informazioni su salute, benessere e prevenzione è Google/motori di ricerca (30%), seguito dai social media (23%), cui si affiancano sempre più le piattaforme di intelligenza artificiale (12%) e i video divulgativi (10%).

La forma dei contenuti gioca un ruolo centrale nella comprensione. Alla domanda su quali contenuti aiutino di più a capire argomenti legati alla salute, i giovani citano innanzitutto video brevi e animati (25%) e immagini (18%), seguiti dai testi/articoli approfonditi (18%) e dalle testimonianze dirette (13%). Audio/podcast, infografiche, illustrazioni e fumetti restano meno rilevanti, pur contribuendo a un ecosistema multiformato. Il tempo resta comunque limitato: la maggior parte dei rispondenti dedica all’informazione quotidiana (inclusa quella sulla salute) meno di 30 minuti al giorno; in particolare il 56% meno di 10 minuti e il 26% tra 10 e 30 minuti.

In questo contesto, avere contenuti di salute chiari, sintetici e facilmente fruibili diventa una condizione imprescindibile per riuscire a intercettare e mantenere l’attenzione.

Il rapporto con le informazioni sanitarie online è improntato a una fiducia prudente. Il 63% degli studenti considera i contenuti sulla salute reperiti sul web “abbastanza attendibili”, solo l’1% li giudica “molto attendibili”, mentre il 27% si fida poco e l’8% non sa esprimere una valutazione. Questo equilibrio tra apertura e cautela spinge i giovani a chiedere maggiore trasparenza sulle fonti, riferimenti espliciti a esperti e link di approfondimento, soprattutto quando si tratta di decisioni che toccano direttamente il proprio benessere. L’indagine mette inoltre in luce quanto sia cruciale il modo in cui si parla di salute ai giovani. Nelle risposte aperte emerge la richiesta di un linguaggio semplice ma non banalizzante, legato alla quotidianità, capace di spiegare concetti complessi in modo chiaro, con realismo sulle conseguenze e con un tono autentico, empatico, non moralista. Dalle risposte qualitative si delineano tre grandi leve per rendere i contenuti sulla salute davvero efficaci per i giovani: il formato, il linguaggio e la dimensione relazionale. Sul formato, i ragazzi chiedono video brevi (idealmente sotto i 10 minuti) con un messaggio centrale forte, contenuti snelli e immediatamente comprensibili, spesso pensati per i social, i podcast e sistemi interattivi che coinvolgano attivamente. Sul linguaggio, indicano autenticità, chiarezza, esempi concreti, connessione emotiva e capacità di parlare “da pari a pari”, senza giudizio, come elementi decisivi per sentirsi davvero coinvolti. Infine, un ruolo importante viene attribuito alle testimonianze: le storie reali, raccontate da chi ha vissuto in prima persona determinate condizioni di salute, sono percepite come fonti autorevoli e altamente empatiche, utili per comprendere meglio effetti e conseguenze.

A partire dalla ricerca, è stato sviluppato CAREmotions, progetto nato dalla collaborazione tra Fondazione MSD e NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, con l’obiettivo di esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute e presentato a Roma l’11 febbraio. L’iniziativa ha coinvolto gli studenti NABA nella realizzazione di tre cortometraggi che affrontano, con approcci creativi differenti, temi come la salute mentale, i corretti stili di vita e la prevenzione. I tre corti CAREmotions propongono messaggi diversi ma complementari. “Lo Scontrino” riflette sulle conseguenze di una cattiva alimentazione e sul costo che le scelte quotidiane possono avere sulla salute. “Dope Game” affronta il tema del loop dopaminico e della necessità di interromperlo per recuperare stimoli autentici. “The Stranger” offre uno sguardo sul disagio mentale, raccontando come possa alterare la percezione della realtà e sottolineando l’importanza di chiedere aiuto.

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