Le carenze di medicinali non pesano solo sui pazienti. Nelle farmacie europee assorbono ormai una quota rilevante del lavoro quotidiano. Secondo il Medicine Shortages Report 2025 del Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu), la gestione delle indisponibilità richiede in media circa 12 ore alla settimana per farmacia. Più di una giornata lavorativa che se ne va nella ricerca dei farmaci mancanti, nel contatto con i medici per modificare le terapie e nel supporto ai pazienti che non trovano il medicinale prescritto.
Il dato emerge dalla survey condotta in 27 Paesi europei e restituisce l’immagine di una carenza ormai radicata nella filiera farmaceutica. Il 96% dei Paesi segnala indisponibilità di medicinali nelle farmacie territoriali e, nella maggior parte dei casi, il fenomeno non arretra. Nel 70% degli Stati la situazione resta stabile su livelli molto elevati, mentre in oltre un terzo dei Paesi il numero dei farmaci indisponibili supera le 600 referenze e nell’11% oltrepassa le mille.
«Le carenze di farmaci si sono stabilizzate, ma a un livello inaccettabilmente alto», ha dichiarato il Presidente del Pgeu Mikołaj Konstanty. «Non sono più incidenti isolati: rappresentano una pressione cronica su pazienti, farmacisti e sistemi sanitari».
Dodici ore a settimana dedicate alle carenze
Il report mostra chiaramente l’aumento del tempo che le farmacie dedicano alla gestione delle indisponibilità. Nel 2019 la media era di 6,6 ore alla settimana, nel 2020 di 6,3 e nel 2021 di 5,3. Da quel momento la curva torna a salire: 6,7 ore nel 2022, 9,5 nel 2023, 10,6 nel 2024 fino ad arrivare alle circa 12 ore del 2025.
Rispetto ai livelli registrati nel 2021 il tempo necessario per gestire le carenze è più che raddoppiato. In alcuni casi il carico di lavoro è ancora più elevato. Il report segnala situazioni in cui la gestione delle indisponibilità supera 30 o persino 40 ore settimanali, soprattutto quando mancano farmaci particolarmente critici o quando le alternative terapeutiche sono limitate.
Il lavoro invisibile nelle farmacie
Dietro queste ore di lavoro si nasconde una lunga serie di attività operative. Quando un medicinale non è disponibile, il farmacista deve verificare la presenza del prodotto presso diversi distributori, individuare eventuali alternative terapeutiche, contattare il medico prescrittore per modificare la terapia e spiegare al paziente le soluzioni possibili.
A queste operazioni si aggiungono l’aggiornamento dei sistemi informatici, la gestione di eventuali preparazioni galeniche e una quantità crescente di procedure amministrative. Nel report le farmacie territoriali vengono descritte come “operational shock absorbers” della filiera farmaceutica, cioè soggetti che assorbono operativamente gli effetti delle tensioni nella catena di approvvigionamento e garantiscono la continuità delle cure.
La pressione organizzativa cresce di conseguenza. Circa l’89% dei Paesi europei segnala infatti un aumento degli oneri amministrativi collegati alla gestione delle carenze.
Terapie sempre più coinvolte
Le indisponibilità riguardano sempre più spesso medicinali clinicamente rilevanti. Il report segnala con maggiore frequenza carenze di farmaci utilizzati per le patologie del sistema nervoso, di medicinali cardiovascolari e di antibiotici. Non mancano segnalazioni che coinvolgono trattamenti oncologici, insuline e farmaci basati su agonisti del recettore GLP-1.
Il coinvolgimento di queste terapie rende la gestione delle indisponibilità particolarmente delicata. In molti casi le alternative non sono immediatamente disponibili oppure richiedono una modifica della prescrizione medica, passaggio che allunga ulteriormente i tempi di intervento.
Effetti sui pazienti e sulla fiducia nel sistema
Le conseguenze delle carenze si riflettono direttamente sui pazienti. Tutti i Paesi europei che hanno partecipato alla survey segnalano situazioni di disagio e difficoltà per i cittadini e quasi nove su dieci indicano episodi di interruzione dei trattamenti.
Il report evidenzia inoltre possibili ricadute sulla sicurezza terapeutica. In numerosi Paesi i farmacisti segnalano errori legati alla sostituzione dei farmaci e in una quota significativa vengono riportati eventi avversi o aumento della tossicità. Accanto agli aspetti clinici emerge anche un problema di fiducia: la riduzione della fiducia dei pazienti nei medicinali e nel sistema sanitario compare oggi tra gli effetti più frequentemente segnalati.
Le richieste del Pgeu
Il Pgeu sollecita le istituzioni europee e i governi nazionali a intervenire con misure strutturali per rafforzare la disponibilità dei medicinali. L’organizzazione propone di sviluppare sistemi di allerta precoce più efficaci, diversificare la produzione farmaceutica e ampliare gli strumenti normativi che consentono ai farmacisti di gestire le indisponibilità quando un’alternativa terapeutica è disponibile.
Chiede inoltre il riconoscimento del tempo di lavoro che le farmacie dedicano alla gestione delle carenze, oggi sostenuto quasi interamente dalle strutture territoriali.






