Case di comunità, 454 al Nord contro 101 al Sud. E solo 66 con tutti i servizi

Case di comunità, 454 al Nord contro 101 al Sud. E solo 66 con tutti i servizi

A pochi mesi dalla scadenza europea del 30 giugno per il raggiungimento dei target Pnrr su Case e Ospedali di comunità a che punto siamo? Molto indietro, a dire il vero.

Marzio Bartoloni sul Sole 24 Ore torna sul dossier della sanità territoriale e rilancia il tema delle Case di comunità, sulla base degli ultimi dati del monitoraggio Agenas, aggiornati al 31 dicembre e anticipati dal quotidiano di Confindustria.

Nel mirino questa volta c’è la frattura territoriale Nord-Sud che rischia di consolidarsi proprio nell’attuazione del Piano: «La grande faglia che già divide la Sanità italiana in due – tra Nord e Sud – potrebbe allargarsi ancora di più per “colpa” del Pnrr. Tra meno di sei mesi – il prossimo 30 giugno – arriveranno al traguardo fissato dall’Europa per gli investimenti del Pnrr le nuove strutture della Sanità territoriale Case e ospedali di comunità – e il rischio concreto è che un terzo del Paese, il Meridione, si trovi di nuovo pesantemente indietro» scrive Bartoloni.

Il Nord, infatti, si presenta a oggi con circa cinque volte di più le strutture del Sud e «il rischio è che la situazione non cambi neanche questa estate quando si tirerà la linea di questi investimenti che valgono in tutto 3 miliardi».

Su 781 Case di comunità aperte in Italia con almeno un servizio attivo — i maxi ambulatori che dovrebbero garantire cure sette giorni su sette alleggerendo la pressione sui pronto soccorso — 454 si trovano al Nord, 226 al Centro (Marche, Lazio, Toscana e Umbria) e appena 101 al Sud.

Se si considera il totale delle nuove strutture territoriali finanziate dal Pnrr — includendo anche gli Ospedali di comunità — il divario resta evidente: su 944 presidi complessivi, 566 sono al Nord e 124 nel Meridione. Il target minimo fissato dall’Unione europea prevede entro la prossima estate l’attivazione di 1.038 Case di comunità e 307 Ospedali di comunità. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il raggiungimento dell’obiettivo sarà possibile grazie alle attivazioni del Centro-Nord. La programmazione nazionale indica numeri ancora più elevati: 1.715 Case di comunità e 594 Ospedali di comunità oltre giugno 2026.

La distribuzione regionale conferma lo squilibrio. Per le Case di comunità guidano Lombardia (150 strutture), Emilia-Romagna (143), Lazio (96) e Toscana (79). In coda Basilicata e Provincia autonoma di Bolzano con zero aperture; Abruzzo, Molise e Calabria si fermano a due; la Puglia a tre.

Ma rimane anche il tema della funzionalità: perché il numero delle aperture non coincide con la piena operatività. Le Case di comunità dovrebbero garantire presenza medica 24 ore su 24 nelle strutture Hub, assistenza infermieristica per 12 ore al giorno sette giorni su sette, specialisti — dallo psicologo al logopedista, dal fisioterapista al dietista fino all’assistente sociale — oltre a prestazioni diagnostiche di base come ECG e spirometria e attività di prevenzione, incluse le vaccinazioni.

«Ma la realtà al momento è molto diversa perché al 31 dicembre scorso solo 66 Case di comunità avevano tutti i servizi obbligatori previsti che salgono a 219 se si contano quelle con i servizi attivi con l’eccezione della presenza medica e infermieristica. Una assenza mica da poco» conclude Bartoloni.

(Visited 5 times, 5 visits today)

Potrebbe interessarti anche: