Il confronto per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti delle farmacie private è ancora in stallo. Dopo mesi di complesse trattative e una giornata di sciopero nazionale, l’incontro del 4 febbraio, convocato per provare a riavvicinare le posizioni, si è chiuso senza un’intesa, confermando la distanza tra Federfarma e le organizzazioni sindacali (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) sugli aumenti retributivi e sull’impianto complessivo del contratto.
A distanza di alcuni giorni, Federfarma è intervenuta con un comunicato diffuso il 10 febbraio per ricostruire nel dettaglio la proposta presentata al tavolo negoziale. L’associazione dei titolari sottolinea di aver formulato un’offerta che tiene conto delle istanze emerse nel corso del confronto e, allo stesso tempo, della necessità di garantire la sostenibilità economica delle farmacie.
Sul piano economico, la proposta prevede per il farmacista al primo livello un incremento di 200 euro mensili, cui si aggiungono 20 euro come clausola di garanzia, per un totale di 220 euro, da riparametrare per i livelli superiori. Per il personale non farmacista è previsto un aumento di 130 euro mensili, oltre a 20 euro di clausola di garanzia, per un totale di 150 euro, da riparametrare per i livelli inferiori. Federfarma evidenzia la scelta di una dinamica salariale differenziata, motivata dal riconoscimento della specificità professionale del farmacista. Una parte dell’aumento, secondo quanto indicato, potrebbe essere erogata già nel corso del 2026, consentendo ai lavoratori di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla legge di bilancio per gli incrementi retributivi.
Accanto agli aspetti economici, la proposta include una serie di misure normative. Tra queste figurano la rimodulazione dei criteri per l’attribuzione dei livelli di inquadramento, con una riduzione dei tempi per alcuni passaggi di livello, il riconoscimento di ore di formazione ECM retribuite in orario di lavoro, l’integrazione al 100% del trattamento economico durante il congedo di maternità obbligatorio e l’introduzione di nuove tutele, dal congedo per le vittime di violenza di genere all’estensione del periodo di comporto per patologie particolarmente gravi.
Sono previste anche modifiche alle maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno e supplementare, oltre all’aumento dell’indennità di reperibilità. La proposta contempla inoltre l’avvio della contrattazione di secondo livello a base regionale, con l’obiettivo di adeguare il trattamento economico alle specificità territoriali e all’andamento delle farmacie.
Nonostante l’articolazione dell’offerta, il confronto non ha portato a un accordo. Le organizzazioni sindacali hanno confermato la propria insoddisfazione, ritenendo le risorse messe sul tavolo insufficienti rispetto al recupero dell’inflazione e criticando l’impostazione degli aumenti e la differenziazione salariale introdotta. Alla chiusura del tavolo, è stata annunciata la ripresa della mobilitazione, la convocazione di un’assemblea nazionale il 17 febbraio e la valutazione di ulteriori iniziative.




