La pubblicazione del primo decreto di erogazione per il consolidamento delle farmacie rurali finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un segnale importante di attenzione delle istituzioni verso le farmacie rurali. PharmaRetail ha chiesto a Gianni Petrosillo, Presidente Sunifar, di fare il punto sulle necessità delle rurali alla luce anche delle recenti novità legislative.
Con i fondi del PNRR cosa cambia per le farmacie rurali?
Lo spirito e l’obiettivo dei fondi è quello rinforzare le farmacie rurali in un momento in cui cambia completamente il ruolo della farmacia. La farmacia è chiamata a nuove attività e a nuove funzioni e quindi ad investire nella propria impresa per poter erogare servizi. Attrezzare una farmacia per offrire servizi prevede dei costi, per l’acquisto dei device e l’adeguamento dei locali. Se questo è più facile per la farmacia con un alto fatturato, più difficile è per le rurali, perché oltre ad una minore disponibilità finanziaria, hanno l’incognita di quanto poi i servizi portino ad un ritorno economico, visto il bacino di utenza ristretto. In questo contesto, lo Stato, che ha visto come le farmacie siano punto di riferimento per il territorio, a partire dalle vaccinazioni Covid in poi, ha deciso di offrire la possibilità a tutte le farmacie rurali di adeguarsi. La partecipazione delle farmacie al Bando conferma la forte disponibilità delle farmacie rurali a investire per potenziare i servizi destinati ai cittadini che vivono nei centri con meno di 5mila abitanti.
Le farmacie rurali avevano necessità di questi fondi? E sono sufficienti?
Si, le farmacie avevano bisogno di questi fondi. Lo conferma la partecipazione al primo e al secondo Bando. Al primo, hanno partecipato poco più di 900 farmacie delle aree interne e circa 1.200 delle aree non interne, ricordando che le farmacie rurali sono poco più di 7.000.
Per capire poi se le risorse sono sufficienti, si deve fare una riflessione: in realtà la media dei fondi richiesti si aggira attorno ai 20-22mila euro per farmacia, mentre la richiesta avrebbe potuto arrivare fino a 44mila. Quindi, direi che le somme stanziate sono state più che sufficienti. Tuttavia, occorre considerare come i reali bisogni sono via, via cambiati e forse oggi le richieste di finanziamento sarebbero più corpose. Infatti, sono intervenuti nuovi provvedimento normativi, come la legge semplificazioni 182/2025 e la Legge di bilancio, il cui combinato disposto ha di fatto ampliato la gamma di servizi e riconosciuto la farmacia come struttura sanitaria che eroga prestazioni sanitarie in convenzione con il SSN. Si sono così aperte nuove possibilità di servizi e di utilizzo dei locali separati dalla farmacia e, con queste, nuove necessità di finanziamento, ovviamente non soddisfatte dai primi due bandi.
Ad oggi come definisce la farmacia rurale?
Le farmacie rurali sono l’ossatura dell’assistenza sul territorio: quando ospedali e strutture delle Asl si trovano a molti chilometri di distanza, spesso costituiscono l’unico presidio sociosanitario di prossimità. Grazie allo sviluppo di servizi come telemedicina, test diagnostici e monitoraggio dei pazienti cronici, le farmacie rurali rappresentano oggi un primo punto di accesso al Servizio sanitario nazionale, contribuendo ad avvicinare la sanità ai cittadini; si pensi per esempio alle opportunità della telemedicina. Tutte le farmacie rurali saranno presto collegate alla Piattaforma Nazionale di Telemedicina, grazie alla fornitura gratuita di apposite postazioni, come disposto da Agenas, e con queste dare il loro supporto nell’erogazione dei 4 servizi verticali: telemonitoraggio, teleassistenza, televisita e teleconsulto.
A fronte dell’aumentare dei servizi potrebbe esserci la necessità di aumentare il personale, come le rurali stanno affrontando la carenza di personale?
Dipende molto dalle situazioni, ma certamente le rurali hanno più difficoltà a trovare farmacisti collaboratori, rispetto alle farmacie urbane. Noi consideriamo questa carenza una situazione transitoria, perché riteniamo che la professione stia prendendo una strada nuova che possa offrire nuovi stimoli ai giovani sia per l’erogazione dei servizi, come abbiamo detto prima, sia sul lato della gestione del farmaco nell’ottica di riportare in farmacia i farmaci della distribuzione diretta, grazie all’impulso generato dalla riclassificazione e che vedrà ulteriori sviluppi con il testo unico voluto dal Sottosegretario alla Salute. Ci sono tutte le condizioni per riaccendere l’entusiasmo per questa professione.
Come si collocano le rurali in uno scenario con sempre maggiori farmacie di catena?
Qui entriamo nel discorso complicato della competitività che avrebbe dovuto inserirsi nell’assistenza farmaceutica con maggiore prudenza ed equilibrio rispetto a quanto è poi avvenuto, ma che, perlomeno, ha il pregio di essere un grosso stimolo alla crescita e al dinamismo. Certamente le rurali risentono meno della concorrenza delle catene; almeno per ora, hanno meno pressione, visto che la maggior parte si trova in luoghi dove le catene non arrivano.
Come vede il futuro della farmacia in Italia e di quella rurale in particolare?
Da molti anni stiamo lavorando per una farmacia nuova e credo siamo sulla giusta strada. Vedo la farmacia del futuro ancora più integrata nei modelli organizzativi della sanità territoriale, in collaborazione con gli altri professionisti sanitari come il medico di medicina generale, l’infermiere, il socio-sanitario. In altre parole, la vedo a supporto di quella riforma del SSN territoriale che fa fatica. Lo scopo è di dare una risposta ai bisogni dei cittadini di una sanità di prossimità efficiente, nelle aree urbane e ancor più in quelle rurali.




