La farmacia torna al centro del dibattito pubblico, dopo due pesanti attacchi avvenuti nel giro degli ultimi giorni.
“Big Pharma e farmacie, il regalo a spese di tutti”: è il titolo del Dataroom del Corriere della Sera firmato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza del 23 febbraio. “La Sanità è sottofinanziata, ma il governo ha trovato il modo di mandare la spesa per i farmaci fuori controllo” scrivono le autrici e sul banco degli imputati finiscono le modifiche introdotte con la Legge Finanziaria 2024: la modifica del sistema di remunerazione delle farmacie per i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e il trasferimento dalla distribuzione diretta alla convenzionata di 251 farmaci antidiabetici.
«Nei primi 9 mesi del 2025 abbiamo speso 18,42 miliardi di euro, superando di 2,85 miliardi il limite fissato», si legge nell’articolo. Una quota rilevante della spesa pubblica per la salute riguarda i farmaci, «il 15,3% del Fondo sanitario nazionale». L’attenzione si concentra sugli oltre 7.000 farmaci di fascia A dispensati in farmacia con prescrizione medica: tra gennaio e settembre 2025 sono costati allo Stato 6,425 miliardi di euro, «il 3,2% in più rispetto al 2024». Il consumo, però, «è aumentato solo dello 0,2%» e i prezzi al pubblico «sono rimasti invariati». «Se le confezioni sono rimaste quasi le stesse perché lo Stato spende 194 milioni di euro in più?».
Il Dataroom ricostruisce il nuovo sistema di remunerazione entrato in vigore da marzo 2024: non più il 30,35% del prezzo al pubblico, con sconti variabili, ma il 6% più una quota fissa per confezione compresa tra 55 centesimi e 2,50 euro. «Il diavolo si nasconde nei dettagli», scrivono Gabanelli e Ravizza, soffermandosi sugli effetti della riforma sui farmaci a basso prezzo, che rappresentano la quota più ampia delle confezioni rimborsate. Sommando anche il trasferimento alla convenzionata di 251 antidiabetici, la stima è di «all’incirca 270 milioni l’anno in maggiori guadagni per farmacie, grossisti e industria».
Immediata la replica di Federfarma: “Paradossale attribuire alla convenzionata lo sforamento del tetto”, si legge nella nota, che richiama la scomposizione della spesa: nei primi nove mesi del 2025 la spesa per acquisti diretti da parte di ospedali e Asl “sfora il proprio tetto di 3,38 miliardi di euro”, mentre la spesa convenzionata “risulta inferiore di 0,47 miliardi rispetto al proprio tetto”.
“Non è quindi corretto affrontare il problema dello sforamento della spesa farmaceutica andandone a ricercare le cause nella spesa farmaceutica convenzionata”, afferma Federfarma. Sul nuovo sistema di remunerazione l’associazione ricorda che quello precedente “costituiva un’eccezione a livello europeo” e sostiene che il modello attuale “riduce significativamente la remunerazione delle farmacie sui medicinali più costosi e la aumenta sui farmaci di prezzo più basso, riconoscendo il valore dell’atto professionale della dispensazione”. L’impatto, scrive Federfarma, è “esattamente quantificato dall’Agenzia per il farmaco e certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato nei limiti delle previsioni di bilancio” e “non si è verificato infatti alcuno sforamento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata”.
Federfarma replica anche sul trasferimento delle gliflozine alla convenzionata, richiamando “i dati AIFA certificati dal MEF”: il cambio di canale avrebbe determinato “in soli tre mesi, un risparmio di 9,2 milioni di euro”, pari a “circa 36,5 milioni di euro” su base annua, oltre ad aver rallentato la crescita dei consumi rispetto agli anni precedenti.
Sul tema interviene anche il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato che, in una dichiarazione rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, respinge l’ipotesi di un aggravio per lo Stato. «Non c’è un aumento di spesa – chiarisce – questi fondi erano già computati nella distribuzione diretta operata dalle Asl; oggi vengono semplicemente spostati nel capitolo di spesa della distribuzione in farmacia, soldi che lo Stato spendeva già in passato».
Il Sottosegretario richiama la finalità della riforma, indicata nell’avvicinare il farmaco al cittadino e nel liberare gli ospedali dalla funzione di distribuzione. Quanto ai numeri, Gemmato cita i dati Aifa sul cambio di canale delle gliflozine, che avrebbe prodotto «in un solo trimestre un risparmio per lo Stato di 9,2 milioni di euro», con una proiezione annua di circa 36 milioni. Le cifre, sottolinea, sono validate da un tavolo tecnico che coinvolge ministero dell’Economia, ministero della Salute, Aifa e Regioni. «Mettere in dubbio questi dati significa mettere in discussione l’intero sistema pubblico di controllo della spesa».
Le farmacie non sono «bazar»
L’altro confronto che si consuma sulle pagine del Corriere della Sera (in questo caso sulla versione online del quotidiano) si concentra sull’identità professionale. È Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, a scrivere una lettera aperta per rispondere alle affermazioni di Silvio Garattini. Il Presidente dell’Istituto Mario Negri, in una intervista sul canale YouTube del Festival “Rinascimento culturale” aveva affermato: «ormai le farmacie sono diventate dei bazar, vendono delle porcherie senza basi scientifiche come alcuni cosmetici e prodotti vegetali, gli integratori alimentari, oltre all’omeopatia. Fanno i commercianti, salvo eccezioni. «Tale immagine non rende giustizia al ruolo cruciale svolto, ogni giorno, dalle farmacie di comunità e dai professionisti che vi operano, a supporto dei cittadini e del Ssn” scrive Racca. E ancora: “Nelle farmacie sono presenti prodotti non strettamente farmaceutici? La pluralità di offerta non snatura il loro ruolo né sostituisce la responsabilità professionale. Il farmacista è un professionista con alle spalle una lunga e difficile laurea e guida il cittadino nella scelta più adeguata, fondando il proprio giudizio sulla conoscenza e sull’evidenza scientifica. Offrire integratori, dispositivi medici o cosmetici non significa abbandonare la scienza, ma rispondere alla domanda di benessere che i cittadini spesso rivolgono alla loro farmacia di fiducia».
A rivendicare il presidio sanitario delle farmacie in una lettera pubblicata nella stessa pagina dal Corriere.it è anche Andrea Mandelli, Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi): «A guidare il nostro operato sono due riferimenti chiari: l’articolo 32 della Costituzione, che sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale, e il Codice deontologico, che pone al centro la persona. L’attività di dispensazione, come tutte le prestazioni che eroghiamo ai cittadini, avviene nel rispetto delle norme e delle decisioni delle autorità regolatorie. Anche per quanto riguarda i prodotti presenti in farmacia, il quadro è chiaro: gli integratori alimentari sono disciplinati dal Ministero della Salute, che ne supervisiona sicurezza e conformità; i prodotti omeopatici sono riconosciuti e regolamentati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. In questo contesto, il farmacista garantisce che ogni atto professionale sia coerente con la normativa vigente e orientato esclusivamente alla tutela del cittadino».
È proprio a partire da questa missione che la professione ha conosciuto una profonda evoluzione, consolidando il proprio ruolo di presidio sanitario di prossimità e affermandosi sempre più come parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale».




