Farmacista sentinella della salute mentale sul territorio. Intervista a Fiorella Palombo Ferretti, ANPIF

Farmacista sentinella della salute mentale sul territorio. Intervista a Fiorella Palombo Ferretti, ANPIF

Il 10 ottobre si è celebrata la Giornata mondiale della salute mentale 2026, promossa dalla World Federation for Mental Health. Il tema scelto quest’anno, «Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento», richiama il valore dell’ascolto delle persone che hanno vissuto direttamente un disagio psichico e dei loro familiari. In un contesto in cui, secondo una recente ricerca Nomisma, il 10% degli italiani ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per affrontare un momento difficile sul piano mentale o emotivo, PharmaRetail ha chiesto a Fiorella Palombo Ferretti (nella foto), Presidente dell’Associazione nazionale psicologi in farmacia (ANPIF), quale ruolo possa svolgere il farmacista nella gestione della salute mentale e come sviluppare una collaborazione con gli psicologi.

 

Sempre più persone si rivolgono all’AI per fare domande inerenti alla salute mentale, segno di un bisogno crescente: in questo contesto quale dev’essere il ruolo del farmacista?

La ricerca di informazioni sulla salute mentale attraverso il web e l’intelligenza artificiale segnala che un numero crescente di persone è attento al proprio benessere. Allo stesso tempo, evidenzia che una parte significativa della popolazione sta vivendo una condizione di disagio, soprattutto tra i giovani, che sono anche i maggiori utilizzatori dell’intelligenza artificiale. Il Rapporto Osmed di Aifa ha registrato nel 2024 una spesa di oltre 371 milioni di euro per benzodiazepine ad azione ansiolitica, a carico dei cittadini. Questi dati invitano a riflettere sulla necessità di prevenzione, informazioni accessibili e percorsi di cura appropriati e tempestivi. La cura non dovrebbe limitarsi a silenziare ciò che merita di essere ascoltato. In questo scenario, il farmacista può svolgere un ruolo importante grazie alla capillarità della rete sul territorio e al rapporto di fiducia che instaura con i cittadini. Le sue competenze in materia di salute mentale sono sempre più importanti, anche perché ansia e disagio psicologico sono temi frequentemente ricercati online. Il farmacista deve diventare gatekeeper, una sentinella attiva sul territorio della salute mentale. È però necessario saper riconoscere i segnali di sofferenza, porre le domande appropriate e, quando necessario, orientare la persona verso il professionista più adeguato.

 

Ci sono segnali nascosti che il farmacista può intercettare?

In farmacia entrano molte persone che non manifestano apertamente un disagio psicologico, pur vivendo magari problemi familiari o difficoltà relazionali. Il farmacista può prestare attenzione anche a sintomi fisici, come cefalea, disturbi gastrointestinali, alterazioni del comportamento alimentare o insonnia, per capire se possano essere associati a una sofferenza psicologica che la persona non riesce a esprimere direttamente. A questo scopo, la nostra associazione ha messo a punto il Triage psicologico in farmacia, uno strumento che, attraverso domande strutturate formulate in modo colloquiale, aiuta il farmacista a intercettare situazioni di disagio. Un sistema a punteggio consente di orientare la valutazione e di capire se sia sufficiente un primo supporto oppure se sia opportuno indirizzare il paziente a uno specialista.

 

Ci può spiegare meglio il Triage psicologico?

Nel modello di Triage psicologico territoriale, il farmacista non deve trasformare ogni richiesta in un’indagine psicologica. L’obiettivo è aiutarlo a distinguere una normale richiesta di assistenza sanitaria da una situazione che merita maggiore attenzione, attraverso l’osservazione, domande brevi e strumenti strutturati, come le checklist. La farmacia può diventare così un luogo in cui il disagio viene intercettato prima che la persona arrivi a chiedere aiuto quando la sofferenza è ormai difficile da gestire. Abbiamo inoltre messo a punto un questionario di autovalutazione, chiamato «Il semaforo della salute», che può essere proposto ai pazienti in farmacia. Il sistema utilizza tre colori, come avviene nel triage ospedaliero, per aiutare a individuare il livello di attenzione necessario. Il verde, per esempio, non significa che la persona non abbia alcun problema, ma che non emerge un’urgenza di invio allo psicologo. Le aree arancione e rossa, invece, indicano la necessità di valutare un intervento psicologico.

 

Insonnia, ansia lieve: quando il farmacista può consigliare un integratore, quando invece deve rimandare allo specialista? 

Prendiamo il caso di uno dei disturbi più diffusi, l’insonnia. Una persona può rivolgersi al farmacista perché non riesce a dormire e si sveglia già stanca. La stanchezza può essere associata a una tensione emotiva o a una condizione di stress, ma è importante capire che cosa stia realmente accadendo. Il farmacista può quindi porre alcune domande, per esempio per verificare se ci siano difficoltà relazionali o se la persona abbia vissuto di recente un evento significativo. Può anche suggerire di intervenire sulla routine quotidiana, soprattutto quando lo stress è una componente rilevante del problema. L’insonnia può essere paragonata alla febbre: l’aumento della temperatura segnala che qualcosa non va, ma non chiarisce da solo quale sia la causa. Allo stesso modo, anche l’insonnia richiede un approfondimento. Per questo le domande sono importanti: attraverso una checklist operativa, il farmacista può valutare rapidamente la situazione e capire quando sia possibile consigliare un integratore di supporto e quando, invece, sia opportuno indirizzare la persona a uno psicologo. È fondamentale, però, che il paziente comprenda che l’integratore non è una soluzione definitiva, perché non interviene sulle cause del disagio.

 

Come preservare anche la salute mentale del farmacista?

Il farmacista è costantemente esposto alla sofferenza delle persone e deve quindi imparare a proteggersi dal rischio di compassion fatigue, ovvero l’affaticamento emotivo legato all’esposizione prolungata al disagio altrui. È importante che acquisisca quella che definiamo “postura del farmacista”: la capacità di entrare in empatia con chi ha davanti, mantenendo al tempo stesso la giusta distanza emotiva. Per riuscirci è necessario ritagliarsi momenti di recupero e dedicarsi a pratiche che favoriscano il benessere, come la meditazione, la mindfulness, le tecniche di rilassamento e di respirazione o il contatto con la natura. Anche la qualità della vita e il modo in cui si affrontano le situazioni quotidiane possono fare la differenza. Sono strategie utili per ridurre il rischio di stress lavoro-correlato e burnout, condizioni a cui è esposto anche chi opera in farmacia.

(Visited 14 times, 14 visits today)

Potrebbe interessarti anche: