Tinture per capelli, che cosa consigliare?

Tinture per capelli, che cosa consigliare?

Non è obbligatorio ma raccomandato il “patch allergy test” prima di tingersi i capelli con i coloranti a ossidazione. Non sono norme o regolamenti ministeriali oppure europei a consigliarlo ma le stesse industrie che fabbricano le colorazioni e, adesso, anche i dermatologi. Si dibatte ancora sull’efficacia di questo genere di test preventivi perché, dicono molti allergologi, seppure le allergie e le irritazioni cutanei dovute alle tinture siano in aumento, eseguire una prova preventiva non dà alcuna certezza sulla futura reazione della pelle ai composti chimici che compongono la maggioranza delle tinture. Che cosa consigliare perciò alle clienti che scelgono di acquistare in farmacia i prodotti per mascherare i capelli bianchi o cambiare nuance alla capigliatura? Che cosa dice la legge in materia e quali sono le raccomandazioni degli specialisti? E, nel caso, dove va eseguito il fatidico test preventivo? Quali risultati garantisce?

Raccomandazioni da non trascurare

La Commissione europea ha pubblicato da tempo alcune raccomandazioni che consumatrici ed esperti nella vendita possono leggere sulle scatole dei colori per capelli (tinture ad ossidazione e dirette) e che includono indicazioni pratiche e precisazioni che spesso vengono trascurate o dimenticate.

È bene ribadirle: le indicazioni sottolineano che i coloranti per capelli possono causare reazioni allergiche e invitano a leggere e seguire le istruzioni d’uso (solitamente sono ben spiegate nel foglietto allegato all’interno della confezione). Inoltre è sempre specificato che il prodotto non è adatto all’uso di chi ha meno di 16 anni e che anche l’henné nero può aumentare il rischio di scatenare allergie. Seguono le raccomandazioni a non usare i coloranti se già si ha avuto un rash cutaneo o una sensibilizzazione e irritazione della pelle dopo aver tinto i capelli, idem se tali reazioni sono comparse dopo avere applicato l’henné nero.

Patch test, si o no?

E il patch test? La Commissione europea non lo include nelle raccomandazioni mentre le industrie sì. Va fatto oppure no? E in quale zona del corpo (l’avambraccio oppure dietro un orecchio)?

Un vasto gruppo di dermatologi degli ospedali austriaci, italiani, tedeschi, inglesi e francesi ha valutato che il patch-test “fai da te” alla parafenilendiamina (o PPD, il componente fra i più usati al mondo per le colorazioni ad ossidazione, INCI name p-Phenylenediamine) sia in grado di individuare effettivamente il rischio di dermatite da contatto. Simulando le condizioni d’uso dei consumatori (applicazione del colorante mescolato con la crema attivatrice e mantenuto per 45 minuti sull’avambraccio e dietro un orecchio, in un vasto campione di volontari già sensibili e in un gruppo di controllo non sensibile), gli autori hanno notato che il self test ha individuato reazioni nel 90,5% dei soggetti sensibili alla PPD che lo applicavano sull’avambraccio e nel 93% dei soggetti sensibili che lo applicavano dietro ad un orecchio e che l’entità della risposta reattiva della pelle è proporzionale alla concentrazione di PPD (più sale e più la pelle ha una reazione evidente). Il gruppo di controllo con pelle sana invece non ha avuto alcuna reazione irritativa.

Concludono gli specialisti che hanno condotto l’indagine pubblicata sulla rivista scientifica Dermatitis: «Il patch test è un buono strumento predittivo e il sito di applicazione della prova è irrilevante rispetto alla riuscita della valutazione».

Chi sceglie la farmacia per comprare la tinta?

Il business delle colorazioni macina fatturati importanti in tutto il mondo. Secondo l’associazione di categoria Cosmetica Italia, il loro consumo in Italia ha raggiunto circa i 212 milioni di euro complessivi nel 2017, seppure con un calo dell’ 1,2% rispetto all’anno precedente. Donne e uomini hanno l’abitudine di cambiare il colore della propria capigliatura e l’età della prima tinta si è notevolmente abbassata. Fra riflessi, ciocche flou e colori pastello anche le teenagers sfoggiano colori diversi. Un’utenza sempre più ampia potenzialmente in grado di incrementare il già vasto popolo degli allergici.

Va infine ricordato che chi sceglie di acquistare questi prodotti in farmacia lo fa in genere perché già vittima di irritazioni, bruciore, spellature, infiammazioni o dermatiti comparse dopo aver colorato i capelli. Chissà quante volte i farmacisti e gli addetti al banco dei cosmetici si sono trovati a dover rispondere al quesito “Faccio una prova prima di applicare la tinta?”. La risposta ora è “sì”. Va inoltre sempre suggerito, in caso di irritazioni in corso, di sospenderne comunque l’uso e scegliere solo colorazioni temporanee, anche se non sono in grado di nascondere perfettamente i capelli bianchi.

 

 

 

 

 

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AUTORE

Due lauree in ambito scientifico, scrive di salute,
benessere, ricerca, cosmesi e società dal 1997.

Per l’Agenzia stampa ANSA si occupa di cultura e
lifestyle, per La Repubblica e sul sito www.repubblica.it
scrive di salute e benessere. Ha un suo Blog: www.thebeautyobserver.it

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