Citisina rimborsata dal SSN: accesso (per ora) vincolato ai centri antifumo

Citisina rimborsata dal SSN: accesso (per ora) vincolato ai centri antifumo

Dal 30 marzo è entrata in vigore la rimborsabilità della citisina per la cessazione del fumo. La misura, approvata dall’AIFA a dicembre 2025 e resa effettiva con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce nel Servizio sanitario nazionale un trattamento già noto ma finora disponibile in Italia solo in formulazione galenica e a carico del paziente.

Fino ad oggi la citisina veniva infatti preparata in farmacia su richiesta del paziente. Con l’arrivo della formulazione industriale rimborsata, questa domanda è destinata a ridursi rapidamente, con una riduzione delle preparazioni galeniche di citisina in farmacia.

Il farmaco, ora commercializzato in confezione industriale da 100 compresse, è previsto per un ciclo di 25 giorni. L’accesso è regolato: il paziente deve rivolgersi a un centro antifumo e seguire un percorso strutturato che affianca alla terapia farmacologica un supporto psicologico e comportamentale. La rimborsabilità copre una confezione; eventuali cicli successivi restano a carico dell’assistito.

La citisina agisce sugli stessi recettori della nicotina, riducendo sia la gratificazione associata al fumo sia i sintomi dell’astinenza. L’obiettivo terapeutico prevede l’interruzione del consumo di sigarette entro i primi giorni dall’avvio del trattamento, con una progressiva riduzione del dosaggio.

Le evidenze disponibili confermano l’efficacia della molecola. Uno studio condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano su 800 pazienti ha rilevato, a 12 mesi, un tasso di astinenza del 32,1% nei soggetti trattati con citisina, contro il 7,3% ottenuto con il solo supporto comportamentale. Una revisione pubblicata nel 2023 ha inoltre indicato risultati superiori al placebo e comparabili a quelli della vareniclina, tornata disponibile in Italia dal 2025 ma non rimborsata.

Cosa cambia per la farmacia

Il farmaco non rientra nella libera dispensazione, ma in percorsi clinici dedicati che partono dai centri antifumo, con modalità che ne limitano l’impatto diretto sul banco. La farmacia territoriale non è il punto di accesso al percorso terapeutico, anche se le indicazioni degli esperti puntano a un coinvolgimento di medici di medicina generale, pneumologi, oncologi, cardiologi e professionisti dei SerD. Come e se questa apertura verrà recepita dalle Regioni dipenderà anche dalla capacità della rete dei centri antifumo di sostenere una domanda destinata a crescere con il rimborso.

La disponibilità di una terapia rimborsata introduce però un elemento nuovo nel dialogo con il paziente fumatore: la presenza di un percorso strutturato può rendere più concreto l’invio verso i centri antifumo. In questo passaggio la farmacia mantiene un ruolo di primo contatto, orientando il paziente e accompagnandolo nelle fasi successive del trattamento, in particolare sul fronte dell’aderenza.

Restano inoltre spazi fuori dal perimetro della rimborsabilità. Chi non accede al percorso — ad esempio un paziente a cui viene indicata la cessazione del fumo in ambito specialistico — sostiene direttamente il costo della confezione, pari a circa 90 euro. Considerato che un secondo ciclo si rende necessario in oltre la metà dei casi, anche chi rientra nel rimborso potrebbe dover sostenere una parte della spesa.

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