Farmacisti sempre più riferimento per il Ssn, nella Giornata mondiale del farmacista. Intervista a Elena Vecchioni

Farmacisti sempre più riferimento per il Ssn, nella Giornata mondiale del farmacista. Intervista a Elena Vecchioni

Il 25 settembre si è celebrata la Giornata mondiale del farmacista 2026, dedicata quest’anno al tema «Rafforzare i farmacisti per futuri più sani». Un’occasione per mettere in evidenza il contributo dei farmacisti alla prevenzione, all’accesso alle cure e alla capacità dei sistemi sanitari di rispondere alle emergenze, mantenendo al tempo stesso resilienza e sostenibilità. La ricorrenza riconosce il ruolo sempre più rilevante del farmacista nell’intercettare precocemente i bisogni di salute dei cittadini e nel rafforzare la prevenzione, come primo punto di accesso ai servizi sanitari sul territorio. In occasione della Giornata mondiale del farmacista, PharmaRetail ha chiesto a Elena Vecchioni, Presidente di Federfarma Verona, di raccontare la sua esperienza di farmacista impegnata anche in contesti di emergenza attraverso l’Associazione farmacisti volontari in Protezione civile, oltre al ruolo svolto dalle farmacie di Verona. 

 

Come sta cambiando il ruolo del farmacista? 
Il ruolo del farmacista negli ultimi anni è cambiato. In realtà potremmo dire che ha cambiato pelle, ma non ha cambiato la sua identità. La nostra storia è importante: noi veniamo dalla distribuzione del farmaco, ma siamo sempre stati a supporto del territorio. Questo nasce dal valore della professione, ma anche dal fatto che il farmacista della farmacia territoriale lavora in un retail fisico il cui valore sta nella prossimità e nella capillarità. Noi siamo presenti in tutti i territori delle aree interne, nelle periferie delle città, così come nei centri storici. Questo significa che siamo punto di riferimento fisico all’interno del quale si esplica una professione declinandola in diversi ambiti: la distribuzione del farmaco, l’erogazione dei servizi, il counseling, ma anche il ruolo sociale che concretizziamo affiancando le associazioni e i progetti a supporto delle fragilità. Se da una parte questo è un ruolo che abbiamo sempre avuto, dall’altro si sta sviluppando moltissimo in questo momento, grazie alla normativa a livello regionale, che ci permette di promuovere questa nuova identità e questo nuovo modo di fare la professione. Un modo molto più sfaccettato e ricco che sempre di più rappresenta un punto di riferimento nel sistema sanitario nazionale. Oggi entriamo nella sanità territoriale con un ruolo rafforzato dalla normativa e da un percorso formativo, impartito dalla Federazione degli ordini e dall’Iss, che autorizza il farmacista a fare nuovi servizi. La farmacia come spazio fisico realizza tutto questo.  

 

Se la farmacia è il luogo fisico del farmacista, è anche vero che il farmacista porta la sua professionalità anche in contesti diversi, non ultime le emergenze: penso all’impegno di molti farmacisti impegnati nel volontariato. Ci può parlare dell’Associazione farmacisti volontari in protezione civile, che recentemente si è riunita in congresso?  
L’Associazione farmacisti volontari in Protezione civile è oggi presente a livello nazionale, sotto la presidenza di Enrica Bianchi, con circa 20 sezioni regionali e provinciali. Per noi significa portare la nostra professione in un ambito diverso da quello della quotidianità: un contesto di grande sensibilità sociale, in cui il farmacista territoriale si mette a disposizione, attraverso un’attività di volontariato, nelle zone colpite da terremoti o da altre emergenze, quando viene meno la possibilità di utilizzare una sede farmaceutica agibile. È un modo straordinario di mettere le nostre competenze al servizio della popolazione. Ci troviamo a operare in territori che non ci conoscono personalmente, ma conoscono la figura del farmacista: ed è proprio da questo riconoscimento che nasce un forte senso di gratitudine nei nostri confronti. Poi, pensiamo a quanti nostri colleghi farmacisti sono presenti nelle zone di sbarco, che sono di supporto a chi accoglie i migranti. Naturalmente siamo impegnati anche “in tempo di pace” con giornate di prevenzione nelle piazze.  

 

È un tema che torna quello della prevenzione?  
Sì, un tema che torna perché il farmacista esce dalla sua farmacia per fare prevenzione sul territorio ed è riconosciuto garante e lo sarà sempre più. La prevenzione è il punto di partenza da cui dobbiamo lavorare, ragionare tutti noi attori della salute, con un lavoro di squadra che faccia da ponte tra istituzioni e cittadini.  

 

Come Federfarma Verona portate avanti numerose iniziative di prevenzione, quali sono le ultime in ordine di tempo? 
Le nostre iniziative di prevenzione sono tutte quelle nazionali naturalmente, perché ci affianchiamo alla nostra Federazione nazionale. In partenza questo mese c’è il progetto “Cuore in Farmacia – Prevenzione cardiovascolare e screening al femminile”, la campagna promossa da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma per accrescere la consapevolezza sui fattori di rischio cardiovascolare nelle donne tra i 40 e i 60 anni. Le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di mortalità femminile in Italia e nel mondo e il rischio aumenta in modo significativo dopo la menopausa, ma continua a essere spesso sottovalutato. Informazione, controlli periodici e individuazione precoce dei principali fattori di rischio assumono quindi un ruolo decisivo nella tutela della salute delle donne e le farmacie possono fare la loro parte. Abbiamo poi partnership con le associazioni oncologiche come Airc e Andos (Associazione nazionale donne operate al seno). Noi a Verona, in particolare siamo molto attenti alle fragilità, quindi lavoriamo con l’Associazione Alzheimer, e con APEO. Quest’ultima è un’associazione professionale di estetica oncologica, che ha lanciato un nuovo progetto territoriale che mette a disposizione delle farmacie in base volontaristica per avere delle consulenze gratuite per la paziente o il paziente ammalato oncologico che possa avere necessità di una consulenza specifica di un’estetista oncologica in farmacia. Infine, voglio ricordare che le farmacie veronesi sono portavoce dell’attività di Al-Anon Associazione Gruppi familiari e amici di alcolisti. Infatti, i familiari essendo impotenti di fronte all’alcol non possono farcela da soli e devono, quindi, rivolgersi a chi ha già vissuto questa difficile esperienza per riprendere in mano la propria vita. Noi farmacisti ci impegniamo a veicolare attraverso locandine, ma anche tramite ledwall e monitor informativi presenti nelle farmacie il messaggio di aiuto e di speranza lanciato dall’associazione.  

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