Federfarma servizi: la sostenibilità del comparto è a rischio. L’intervista ad Antonello Mirone

Federfarma servizi: la sostenibilità del comparto è a rischio. L’intervista ad Antonello Mirone

Partiamo dai numeri: 19 associate con 57 magazzini operanti su tutto il territorio nazionale, che gestiscono 610 milioni di confezioni di farmaci e 205 milioni tra parafarmaci e dispositivi. Per un totale di 15 milioni di consegne e 150 milioni di chilometri percorsi, più di 41.000 consegne al giorno, tutti i giorni.

Questa è la realtà di Federfarma Servizi, associazione delle cooperative della distribuzione intermedia del farmaco. Ma nella recentissima assemblea nazionale che si è tenuta a Roma i vertici dell’associazione lo hanno detto a chiare lettere: la sostenibilità del comparto è a rischio. Ne parliamo con il presidente Antonello Mirone.

 

Che cosa succede, presidente?

Succede che istituzioni e associazioni di categoria – dei titolari di farmacia e dell’industria – mostrano sempre grande apprezzamento per la nostra attività ma poi non succede niente in termini di supporto alle nostre aziende in difficoltà.

 

Difficoltà perché?

Lo ripeto ormai da tempo, all’interno della filiera del farmaco il ruolo della distribuzione intermedia è fondamentale e tuttavia gli avvenimenti e le emergenze degli ultimi anni hanno causato un aggravio notevole dei costi di produzione: inflazione, aumento del costo del denaro e delle materie prime, che si riflettono su tutta la logistica del farmaco. Quelle che cerchiamo di ottenere sono soluzioni condivise con le altre componenti della filiera, che però ci garantiscano un minimo di stabilità e di fiducia per programmare il futuro. Ci si dimentica spesso che le nostre aziende sono tra quelle che investono di più in termini di innovazione: automazione dei magazzini, tracciabilità dei prodotti, utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione degli ordini e della organizzazione complessiva. Tutto questo è a rischio, inutile negarlo.

 

Partiamo dal governo, che interventi auspicate?

Un tema importante è quello del costo del carburante, dal momento che con i nostri trasporti svolgiamo un servizio pubblico essenziale: abbiamo fatto richiesta di agevolazioni sulle tariffe ai ministeri della Salute, delle Imprese e made in Italy e dell’Economia.

 

Risposte?

Finora nessuna. Continuiamo a pagare il carburante come il privato cittadino che va a fare una gita fuori porta.

 

Passiamo all’industria…

Abbiamo parlato con i loro rappresentanti a margine dell’assemblea, facendo loro presente che spingere l’acceleratore, con le farmacie, sugli acquisti diretti rappresenta un grave danno per il nostro comparto. Puntare sugli acquisti diretti è una visione poco lungimirante e va a discapito della sostenibilità della filiera nel suo insieme. Anche ammesso che l’industria possa risparmiare qualcosa, si finisce con indebolire un servizio, quello fornito dalla distribuzione intermedia, che è garanzia di qualità e capillarità. Per intenderci, se una azienda farmaceutica mette sul mercato un prodotto qualsiasi noi il giorno successivo siamo in grado di consegnarlo nella farmacia del paesino più sperduto o difficile da raggiungere.

 

E quindi?

E quindi l’industria deve guardare alle cose in un’ottica di sistema, di sinergia con gli altri attori della filiera. La presunzione di essere autonomi, di poter fare da soli, non porta da nessuna parte.

 

Timori di concorrenza di operatori globali come Amazon?

Ci sono stati degli esperimenti in tal senso, ma il servizio che offriamo noi è più specializzato ed efficiente.

 

Infine, veniamo alle farmacie.

Anche da parte loro, l’ho ribadito all’assemblea, ci vuole una maggiore sensibilità verso la nostra situazione.

 

Nell’ultima legge di bilancio il sistema farmacia è stato aiutato…

Appunto, ci sono state misure, come quella della nuova remunerazione, che danno maggiore stabilità alle farmacie italiane. Un provvedimento simile andrebbe varato anche per la distribuzione intermedia, mentre noi rimaniamo fermi a quella quota del 3% sul prezzo del farmaco, che poi spesso è solo nominale. Vogliamo continuare a effettuare la consegna in farmacia dei generici che costano ormai pochi euro, ma allo stesso tempo non possiamo ricavarne un utile lordo di 40 centesimi, come accade, a confezione. È impensabile andare avanti in questa direzione. E poi un’ultima cosa…

 

Quale?

Il rapporto che le farmacie instaurano con il distributore deve essere basato sulla fiducia, non fondato su criteri opportunistici: io sto con te, domani con un altro che mi fornisce condizioni migliori, tanto sono tutti intercambiabili. Non è così. E non dimentichiamo, infine, che il diffondersi delle catene di farmacie sottrae ulteriore giro d’affari alle società che Federfarma Servizi rappresenta. Occorrono interventi urgenti.

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