Sanità digitale, 2,7 miliardi di spesa: l’AI accelera, il sistema insegue

Sanità digitale, 2,7 miliardi di spesa: l’AI accelera, il sistema insegue

La spesa per la sanità digitale in Italia ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro nel 2025, con un incremento del 9% in un anno. Sono i dati della ricerca annuale dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, anticipati al Festival dell’Economia di Trento e presentati il 26 maggio durante il convegno «Consolidare il futuro: la Sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI». Terminati gli interventi del PNRR, all’Italia resta un patrimonio di infrastrutture da utilizzare, ma si pone ora la questione della sostenibilità: nel post-PNRR un terzo delle strutture pubbliche teme un ridimensionamento dei progetti avviati.

Telemedicina: le Infrastrutture Regionali operative, ma l’adozione è ancora in fase di avvio

Nel 2025 sono stati completati tutti gli interventi necessari a rendere operative le Infrastrutture Regionali di Telemedicina (IRT) previste dal PNRR. I numeri di utilizzo tra i professionisti restano stabili rispetto al 2025: il 29% dei medici specialisti e dei Medici di Medicina Generale (MMG) ha effettuato televisite, il 38% degli specialisti e il 32% dei MMG ha fatto ricorso al teleconsulto, il 28% degli specialisti al telemonitoraggio. Meno di un terzo dei professionisti usa piattaforme dedicate all’uso sanitario, ricorrendo ancora a strumenti generalisti non certificati per l’ambito clinico.

Le regioni hanno seguito logiche diverse nell’avvio: alcune hanno dato priorità a patologie ad alta incidenza, in linea con gli indirizzi di Agenas; altre hanno coinvolto strutture già attive in progetti precedenti al PNRR. «Nei primi mesi del 2026 gli effetti tangibili degli investimenti del PNRR sulla telemedicina non si sono ancora manifestati, poiché le IRT risultano attive, ma ancora in fase di diffusione nelle regioni. Nei prossimi mesi sarà pertanto cruciale avviare interventi di change management per supportare la transizione dei professionisti dalle piattaforme attualmente utilizzate alle nuove IRT, favorendone la piena adozione», spiega Cristina Masella, responsabile scientifico dell’Osservatorio.

Le farmacie svolgono un ruolo rilevante in questo percorso. L’84% offre già servizi di telecardiologia e il 19% di teledermatologia. Il Protocollo Agenas-Federfarma prevede inoltre che le farmacie rurali partecipino all’erogazione dei servizi attraverso l’integrazione con le IRT, un passaggio ancora in fase di avvio.

 

Cartella Clinica Elettronica e Fascicolo Sanitario Elettronico: i numeri crescono, l’integrazione tra sistemi resta il punto critico

L’82% delle strutture sanitarie ha una Cartella Clinica Elettronica (CCE) attiva. Tra i professionisti, il 69% dei medici specialisti la utilizza, con il dato che sale al 77% tra gli specialisti ospedalieri pubblici, dove l’effetto degli investimenti PNRR è più visibile. Anche il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) registra progressi significativi: il 48% degli specialisti (+4 punti rispetto al 2025), il 67% dei MMG (+10 punti) e il 30% degli infermieri (+4 punti) lo hanno consultato nell’ultimo anno. Dal lato dei cittadini, il 53% ha effettuato almeno un accesso al FSE, +11 punti rispetto al 2025.

Restano però barriere concrete. Solo il 30% degli specialisti e il 20% degli infermieri accedono al FSE attraverso strumenti aziendali, e la mancata integrazione tra i sistemi aziendali e il FSE è indicata come ostacolo principale da un quarto degli specialisti che ancora non lo utilizzano. «La mancata accessibilità o disponibilità di una quota rilevante di dati sul FSE rischia di minarne l’efficacia e rappresenta un collo di bottiglia per un altro strumento ad alto potenziale trasformativo, l’Ecosistema dei Dati Sanitari», spiega Paolo Locatelli, responsabile scientifico dell’Osservatorio. «Questo strumento, la cui responsabilità operativa passerà in capo ad Agenas dal 2027, sarà il vero tramite che permetterà al patrimonio di dati della sanità di essere valorizzato nella clinica, nella ricerca e nel governo del sistema sanitario».

AI generativa: il 61% dei professionisti la usa già, quasi sempre su piattaforme non dedicate alla sanità

«L’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi il principale elemento di discontinuità e il possibile nuovo salto evolutivo della Sanità Digitale italiana», afferma Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio. «Grazie a tecnologie sempre più avanzate e a una disponibilità senza precedenti di dati integrati e condivisi, l’AI può generare un impatto profondo sulla pratica clinica e sull’esperienza dei pazienti. La sua diffusione, però, richiede un approccio guidato da responsabilità e da un giusto senso di urgenza: l’innovazione corre più veloce delle regole e questi strumenti stanno entrando rapidamente nella quotidianità di professionisti e cittadini. La vera sfida è come governare lo sviluppo dell’AI in modo etico, sostenibile e inclusivo, definendo competenze, regole e strumenti capaci di accompagnarne un utilizzo consapevole e orientato al valore».

 

 

Le competenze non tengono il passo. Solo il 2% dei medici specialisti ha competenze buone o ottime su tutti gli ambiti legati all’AI individuati dall’Osservatorio, e appena un terzo ha partecipato a programmi di formazione. L’Osservatorio ha analizzato quattro aree: conoscenze di base (AI Knowledge), capacità pratiche di utilizzo (AI Abilities), attitudini etiche e deontologiche (AI Behaviours) e competenze di gestione (AI Leadership).

 

 

Sul fronte delle conoscenze di base, un terzo degli specialisti è consapevole del rischio di «allucinazioni», ma solo il 17% riesce a riconoscere contenuti generati artificialmente. Quasi la metà (49%) sa che il controllo degli output dell’AI rientra nelle proprie responsabilità professionali, ma solo il 17% si sente preparato a spiegare al paziente che l’AI può essere usata come supporto alle decisioni cliniche che lo riguardano. Le competenze di gestione del cambiamento sono le meno sviluppate: solo il 15% dei medici le possiede.

«I professionisti hanno colto le opportunità offerte dall’AI generativa, ma questa propensione deve ora essere indirizzata verso soluzioni dedicate all’ambito sanitario», afferma Deborah De Cesare, direttrice dell’Osservatorio. «Per favorirne un’adozione consapevole, è necessario consolidare l’offerta e rafforzare la sensibilizzazione sui temi del quadro regolatorio e della responsabilità professionale, considerati critici dal 63% dei medici specialisti, dal 65% dei MMG e dal 36% degli infermieri. A questa criticità si associano altri rischi: i professionisti sono consci che gli output dell’AI generativa dipendono fortemente dal modo in cui viene formulato il prompt e che, in assenza di una buona padronanza di questa competenza, i risultati possono essere fuorvianti. Per mitigare i rischi associati all’AI è necessario sviluppare nuove competenze».

Cittadini e pazienti: oltre il Dr. Google

Il 36% degli italiani usa già strumenti di AI generativa per cercare informazioni su salute, farmaci e terapie, una quota più che triplicata in un anno. E l’11% dichiara che utilizzerebbe ChatGPT Salute, la soluzione dedicata alla salute. Sono segnali che indicano una trasformazione già in atto nel rapporto tra cittadini e informazione sanitaria.

Tra i pazienti cronici il ricorso ai chatbot basati su AI generativa sale al 38%, rispetto al 17% del 2025. Lo scopo prevalente tra i cittadini è l’autodiagnosi, mentre i pazienti li usano soprattutto per ottenere spiegazioni sui risultati degli esami di laboratorio. Il 32% dei cittadini ha già sentito parlare di ChatGPT Salute, e chi dichiara che lo utilizzerebbe lo farebbe in una quota rilevante dei casi solo su indicazione del medico curante. La diffusione di queste piattaforme in Europa dipenderà dalla compatibilità con AI Act, GDPR e MDR, un equilibrio ancora da verificare, ma la domanda da parte dei cittadini è già evidente.

«L’adozione dell’AI sta avanzando più rapidamente delle competenze necessarie a garantirne un uso responsabile, efficace e sostenibile», afferma Emanuele Lettieri, responsabile scientifico dell’Osservatorio. «Per questo è fondamentale intervenire congiuntamente su formazione, sviluppo delle soluzioni e quadro regolatorio. La diffusione dell’AI generativa comporta rischi superiori rispetto al fenomeno del “Dr. Google”: i cittadini ricevono risposte chiare, personalizzate e percepite come affidabili: questo può tradursi in decisioni sulla salute prese in autonomia, senza il necessario supporto di un medico. Occorre, pertanto, riflettere seriamente sul tema dell’alleanza terapeutica tra cittadino-paziente e professionisti sanitari in un’epoca in cui l’AI si inserisce prepotentemente in questa delicata e cruciale relazione».

Priorità strategiche e sostenibilità post-PNRR: un terzo delle strutture pubbliche teme tagli ai progetti

Terminati gli investimenti straordinari del Piano, si apre la questione della sostenibilità. Un terzo delle strutture pubbliche teme un ridimensionamento dei progetti avviati. La disponibilità limitata di risorse economiche resta la prima barriera all’innovazione, segnalata dal 50% delle strutture, cinque punti in meno rispetto al 2025. Si affiancano la carenza di competenze (32%) e la scarsa cultura digitale nelle organizzazioni (25%). Per il privato emerge una preoccupazione specifica legata alle risorse per l’adeguamento agli standard di interoperabilità con il FSE.

Tra gli ambiti ritenuti molto rilevanti dal punto di vista dei decisori strategici delle aziende sanitarie italiane, la cybersecurity si conferma al primo posto (90% delle strutture), seguita dai servizi digitali al cittadino (81%), dalla Cartella Clinica Elettronica (76%), dai sistemi di integrazione con sistemi regionali e nazionali come FSE e ANA (74%) e dalla telemedicina (74%). Il Repository Clinico è indicato dal 72% delle strutture, l’AI e il Machine Learning dal 71% (+8 punti rispetto al 2025), i sistemi di integrazione ospedale-territorio dal 69%, i sistemi di Data Analytics dal 68%, il Datawarehouse dal 65% e i sistemi dipartimentali dal 59%.

 

 

«Dopo la costruzione delle infrastrutture digitali per la sanità, ora la vera sfida è culturale e organizzativa: far sì che le tecnologie vengano realmente adottate, che i processi siano ripensati e che le competenze si diffondano in modo capillare», dichiara Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio. «È un percorso complesso, reso ancora più urgente dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle cronicità e dalla carenza di personale sanitario. Per questo serve una governance condivisa, capace di garantire coerenza negli obiettivi pur valorizzando le specificità territoriali e il contributo di tutti gli attori del sistema sanitario».

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