Francia: test rapidi in farmacia, ma i risultati devono essere confermati in laboratorio

Francia: test rapidi in farmacia, ma i risultati devono essere confermati in laboratorio

A partire da sabato 11 luglio e fino al 30 ottobre, nelle farmacie francesi i cittadini si possono sottoporre a test sierologici rapidi per rilevare la presenza di anticorpi al coronavirus, finora realizzati solo nei laboratori. Lo ha stabilito l’Ordinanza del 10 luglio 2020 pubblicata nel Journal officiel “Lois et Décrets”, la Gazzetta ufficiale francese, che prescrive le misure generali necessarie per far fronte all’epidemia di Covid-19. Tra di esse la possibilità di eseguire i Trod (Test rapidi di orientamento diagnostico), che necessitano del prelievo di una goccia di sangue capillare, di solito dal dito. Il risultato appare in pochi minuti. In precedenza, anche in Francia, questo tipo di esame poteva essere eseguito solo da un laboratorio di analisi mediche o in ospedale. Il ministero della Salute francese ha pubblicato un elenco di 51 test autorizzati.

Per la conferma: test su sangue venoso e tampone

Tre sono le tipologie di anticorpi presenti in caso di infezione: le immunoglobuline IgA (se l’incontro con il virus è recente), IgM (se l’infezione è in corso) e IgG (se si è entrati in contatto col virus in passato). Due i test sierologici disponibili: rapido, con una goccia di sangue ottenuta con un prelievo capillare; oppure semi-quantitativo, un test che necessita di un prelievo venoso con il quale si misura la quantità degli anticorpi nel sangue.

Qualora il test rapido effettuato nelle farmacie francesi risultasse positivo, tale positività dovrebbe essere confermata in un laboratorio di analisi con il test su prelievo venoso, e con un test (Pcr), il cosiddetto tampone, non diversamente da quello che succede in Italia. Motivo per il quale cui non sono in molti a scegliere di sottoporsi al test.

«I test sierologici più affidabili sono certamente quelli effettuati con il prelievo del sangue; quelli rapidi cosiddetti a saponetta o pungi dito sono, a oggi, meno affidabili. Va però chiarito che l’attuale utilizzo dei test sierologici ha, oggi, finalità di tipo epidemiologico (in una determinata popolazione qual è la percentuale che ha “incontrato” il virus) e non di tipo diagnostico», aveva spiegato Giuliano Rizzardini, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, in occasione di un webinar organizzato da MondoSanità, sulla situazione in Italia. Nella stessa occasione, Antonio Cascio, direttore Malattie Infettive Tropicali del Policlinico Giaccone di Palermo, aveva aggiunto: «Il test sierologico è giusto che venga utilizzato per finalità epidemiologiche, per capire qual è stata la reale diffusione dell’infezione nelle diverse regioni italiane, come correttamente sta facendo il nostro Ministero. Contestualmente sarebbe giusto offrirlo a tutti coloro i quali nei mesi precedenti hanno accusato sintomi simili al Covid e/o sono stati a contatto con pazienti Covid e che per motivi organizzativi non hanno potuto fare il tampone. In casi mirati la sierologia potrebbe essere comunque di aiuto nel work-up diagnostico di alcune tipologie di pazienti. La mia paura è la non ottimale specificità del test da cui originano molti falsi positivi. Altro problema, le persone risultate positive alla sierologia dovranno al più presto eseguire il tampone e, in attesa del risultato, in teoria dovrebbero rimanere isolate al proprio domicilio… ma l’attuale sistema riesce a garantire un tampone rapido per tutti coloro che risulteranno positivi? Oppure questo isolamento domiciliare durerà quindici giorni?».

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