Imparare dall’emergenza Covid per riorganizzare i servizi in farmacia

Imparare dall’emergenza Covid per riorganizzare i servizi in farmacia

Siamo ancora in piena pandemia: con le notizie dagli Usa e dal Brasile e i nuovi focolai in Italia, non si può ancora dire che l’emergenza Covid-19 sia conclusa. È necessario, però, cominciare a dare uno sguardo al futuro per trovare soluzioni nel campo della salute che tengano conto di quanto appreso in questi mesi, per creare nuove opportunità e nuovi canali di comunicazione medico-paziente attraverso le tecnologie. Di questi temi si è parlato durante l’evento online “L’impatto di Covid-19 sulla farmacia e sullo sviluppo della farmacia dei servizi” organizzato da Fofi e Fondazione Cannavò, in collaborazione con Federfarma e Sifo e in partnership con Edra.

Un nuovo modello per integrare la farmacia nella medicina del territorio

«Innovazione, dinamismo aziendale e capacità della forza lavoro di adattarsi», sono i motori della crescita economica, essenziali per risollevarsi dopo il pesante impatto provocato dalla pandemia Covid-19, secondo Luca Pani (nella foto), docente di Farmacologia e farmacologia clinica all’Università di Modena-Reggio Emilia e di Psichiatria clinica all’Università di Miami.

In Europa oltre cento milioni di posti di lavoro verranno drammaticamente messi a rischio dal Covid – ricorda Pani – «a oggi, quaranta milioni di americani nel giro di sei settimane hanno chiesto il sussidio per la disoccupazione. Lo scenario globale ci dice che i settori in crescita sono scienza, tecnologia e sanità, destinati a salire; commercio, funzioni manuali e mansioni di supporto in ufficio sono più in crisi».  Quindi «per agganciare i nuovi posti disponibili, saranno essenziali due elementi: la formazione e riqualificazione dei lavoratori e la capacità di guardare alle aree più attrattive in Europa. Al momento non sappiamo se l’Europa avrà una regia comune in tutto questo». Per quanto riguarda la farmacia, «mentre la territorialità rimarrà centrale come presidio in quanto tale, le competenze e la formazione nella farmacia dei servizi potranno avere delle sorgenti globali». Fondamentali, secondo Pani, la formazione e l’automazione, oltre all’intelligenza artificiale.

«Durante l’emergenza i farmacisti hanno risposto in maniera straordinaria in ospedale e sul territorio e hanno fatto il massimo di quello che potevano fare. Passata l’emergenza ora dobbiamo proporre un modello, puntando sul farmacista che sul territorio possa dare risposte e sulla figura ospedaliera che possa essere ancor di più a fianco dei medici per offrire un servizio al cittadino», spiega Andrea Mandelli, parlamentare e presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi). «Dobbiamo affrontare il futuro: agli Stati Generali della farmacia ho riassunto in dodici punti ciò che riguarda la nostra professione. Per prima cosa, il farmaco deve tornare sul territorio se non c’è bisogno di un monitoraggio ospedaliero. La situazione di questi mesi dimostra quanto questo sia importante affinché il paziente non si debba recare in ospedale. Il farmaco deve tornare sul territorio, il farmacista ospedaliero invece deve stare di fianco al medico». Mandelli poi conclude: «La professione deve essere valorizzata, anche con la formazione, non tanto per noi, quanto per il cittadino: è un insegnamento di questi mesi che non vogliamo vada disperso. Dobbiamo fare in fretta e bene e avere il coraggio di copiare i sistemi europei o mondiali che funzionano come modello di evoluzione della farmacia: è necessario innovare, mantenendo il farmacista a contatto con il cittadino, ma in maniera diversa». Infine, sulle vaccinazioni: «Farle in farmacia è una proposta di assoluto buonsenso».

Un ruolo chiave è anche quello dell’assistenza farmaceutica delle aziende sanitarie, che «sicuramente ha svolto un ruolo fondamentale in questa sfida recente; risponde alle esigenze dei reparti dell’ospedale e deve interfacciarsi con il territorio in continuità. L’assistenza farmaceutica territoriale delle aziende sanitarie è fatta dalle strutture farmaceutiche territoriali, primi attori di questa continuità assistenziale, e si struttura fino alla farmacia di comunità», sottolinea Simona Creazzola, presidentessa Sifo. «In questo periodo si è evidenziata fortemente l’importanza della continuità assistenziale ospedale-territorio. A fronte di quanto accaduto, oggi ci dobbiamo attrezzare sempre di più a fronte della mancanza di alcuni percorsi di presa in carico territoriale, che ha mostrato tutta la sua criticità nel periodo di emergenza».

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