Omeopatia, Omeoimprese chiede diritto alla pubblicità e alle indicazioni terapeutiche

Omeopatia, Omeoimprese chiede diritto alla pubblicità e alle indicazioni terapeutiche

Durante l’emergenza coronavirus anche le aziende che fanno capo a Omeoimprese – associazione che rappresenta le società, italiane ed estere, produttrici di medicinali omeopatici e antroposofici – hanno affrontato l’emergenza in prima linea, aumentando i turni di lavoro per far fronte ad una crescente richiesta di farmaci, nel rispetto dei più stringenti protocolli di sicurezza. Quello che preoccupa oggi il presidente Giovanni Gorga (nella foto), è il prossimo futuro soprattutto delle piccole e medie realtà. Per questo ha fatto alcune richieste, nel corso dell’audizione in Commissione Industria del Senato, in cui si sono riuniti i rappresentanti delle categorie produttive per analizzare bisogni specifici e misurare gli effetti delle iniziative di sostegno ai comparti dell’industria, del commercio e del turismo, nell’ambito della congiuntura economica conseguente alla pandemia.

Il sostegno alle piccole e medie imprese

Le aziende del comparto della medicina complementare generano un fatturato che supera di poco i 250 milioni di euro. L’Italia rappresenta il terzo mercato in Europa dopo Germania e Francia per fatturati e per utilizzatori (oltre nove milioni). «Le associate di Omeoimprese sono grandi aziende multinazionali e italiane, ma anche piccole e soprattutto medie imprese», spiega Gorga a Pharmaretail. «E sono queste ultime che potrebbero trovarsi in difficoltà nei prossimi mesi e nel 2021. Gli effetti dell’emergenza e della crisi economica conseguente non si sono visto durante il lockdown, nel bimestre marzo-aprile 2020, ma emergeranno nel prossimo futuro».

Da qui la richiesta di un protrarsi delle misure previste dal decreto Liquidità e dal decreto Rilancio come, per esempio, l’estensione dei finanziamenti da 72 a 100 mesi per importi superiori a 30.000 euro e interventi sulle piccole e medie imprese che registreranno un calo di fatturato superiore al 33%, nell’arco dell’intero 2020 e limitatamente al bimestre marzo aprile.

«Quello che deve cambiare, dal nostro punto di vista», continua Gorga, «è la cultura della medicina complementare in Italia. I nostri prodotti sono farmaci, regolarmente registrati all’Aifa, così come le società scientifiche di riferimento sono accreditate al Ministero. Non si capisce perché debba essere, nel nostro Paese, considerata una medicina ancora alternativa».

Un cambiamento, in questo senso, potrebbe venire dalla possibilità di fare pubblicità al pubblico dei farmaci omeopatici e nella possibilità di inserire le indicazioni terapeutiche e la posologia. «Credo sia arrivato il momento di aprire un dialogo con il ministero della Salute, l’Agenzia del farmaco e tutte le istituzioni sanitarie per consentire alle aziende di comunicare in modo trasparente con il consumatore, come accade in moltissimi Paesi dell’Unione Europea. Sui nostri farmaci non è possibile, in Italia, dare indicazioni in etichetta su posologia e campo di applicazione del medicinale omeopatico e questo penalizza anche il farmacista, professionista che consideriamo nostro primo alleato nel contatto con il paziente».

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