Teva Italia compie trent’anni: oltre un miliardo di risparmi per il SSN nell’ultimo quadriennio

Teva Italia compie trent’anni: oltre un miliardo di risparmi per il SSN nell’ultimo quadriennio

Sono 1,16 miliardi di euro i risparmi che i farmaci equivalenti di Teva hanno generato per il Servizio Sanitario Nazionale tra il 2022 e il 2025, di cui 350 milioni nel solo 2025. È quanto emerge dallo studio «30 anni di Teva Italia. Insieme, per una salute migliore», realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA Group) con la sponsorizzazione dell’azienda e presentato il 18 giugno a Roma in occasione dell’evento «Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema».

 

 

Farmaci equivalenti: volumi e quota di mercato

Secondo i dati diffusi dall’azienda, Teva è oggi il primo operatore nazionale nel segmento dei farmaci equivalenti, con quasi uno su quattro distribuiti in Italia. Tra il 2022 e il 2025 i volumi hanno superato i 400 milioni di confezioni nel canale retail e i 552 milioni di unità in quello ospedaliero; nel 2025 le confezioni retail sono state pari a 101 milioni, mentre il canale ospedaliero ha raggiunto 150 milioni di unità.

Equivalenti, il costo della mancata scelta

Lo studio TEHA quantifica anche la spesa che ricade direttamente sui cittadini per effetto del differenziale di prezzo tra farmaci ex originator a brevetto scaduto e corrispondenti equivalenti: circa 1,1 miliardi di euro l’anno. In Italia i farmaci equivalenti rappresentano il 9% del mercato farmaceutico totale in valore, contro il 54% del Regno Unito e il 30% della Francia, con una variabilità territoriale interna significativa: la quota degli equivalenti di classe A è del 34,4% al Nord e del 22,1% al Sud.

«Trent’anni di presenza in Italia ci consegnano una responsabilità chiara: contribuire in modo continuativo alla sostenibilità e all’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale, garantendo accesso alle cure, qualità e continuità terapeutica per milioni di persone. Oggi i farmaci equivalenti non rappresentano soltanto uno strumento di efficienza: sono una componente strutturale del sistema salute, capace di sostenere la gestione delle cronicità, ridurre le barriere di accesso e liberare risorse da reinvestire nell’innovazione e nei servizi», ha dichiarato Umberto Comberiati, Amministratore Delegato e Presidente di Teva Italia.

Il contributo economico e occupazionale

I ricavi dell’azienda in Italia nel 2025 si sono attestati intorno a 458 milioni di euro, con un valore aggiunto generato pari a circa 49 milioni, che sale a oltre 205 milioni considerando l’intero quadriennio. Secondo i dati Istat e Farmindustria elaborati da TEHA, in termini di produttività per addetto Teva si colloca a 1,6 volte la media del settore farmaceutico e a quasi quattro volte quella della manifattura nazionale.

Tra gettito fiscale e payback versato alle Regioni e Province Autonome, l’azienda ha trasferito al sistema pubblico quasi 50 milioni di euro nel 2025, per un totale cumulato nel quadriennio di 145 milioni. La divisione commerciale conta 156 dipendenti, che salgono a circa 250 considerando l’insieme dei collaboratori attivi sul territorio; oltre il 99% dei contratti è a tempo indeterminato.

Ricerca e innovazione

Gli investimenti in ricerca dichiarati in Italia nel quadriennio 2022-2025 hanno sfiorato i 3 milioni di euro e si concentrano soprattutto su neuroscienze e immunologia, con attività che riguardano anche l’area respiratoria. Nel primo rientrano emicrania, schizofrenia e atrofia multisistemica; nel secondo malattie infiammatorie croniche intestinali, vitiligine, asma e celiachia.

L’emicrania è il terreno su cui l’impegno di ricerca risulta più documentato: 35 studi complessivi, di cui 4 registrativi, 11 interventistici e 20 osservazionali o real world, da cui derivano oltre 105 pubblicazioni scientifiche. Cinque studi multicentrici hanno coinvolto strutture italiane, contribuendo a dieci pubblicazioni.

«In questi 30 anni abbiamo sviluppato una capacità consolidata di innovare nelle neuroscienze, affiancata più recentemente dall’estensione della nostra pipeline in ambito immunologico», ha aggiunto Comberiati. «La pipeline riflette questo percorso evolutivo: non solo sviluppo di nuove terapie, ma un impegno strutturale a trasformare i bisogni emergenti in soluzioni concrete per i pazienti. Per noi accesso e innovazione non sono dimensioni alternative, ma due leve complementari attraverso cui contribuire in modo sostenibile all’evoluzione del sistema salute.»

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