Il concetto di fotoprotezione solare ha subìto negli ultimi anni una profonda evoluzione, trasformandosi da semplice prevenzione stagionale contro le scottature a pilastro quotidiano della salute cutanea e del well-aging. Se in passato l’attenzione era focalizzata quasi esclusivamente sui raggi UVB e sul calcolo dell’SPF, oggi la ricerca cosmetica adotta un approccio ampio di protezione. Le formule moderne offrono una protezione che estende lo scudo agli UVA, alla luce visibile compresa la luce blu, e agli infrarossi, combinando i filtri tradizionali con attivi antiossidanti e riparatori del DNA. A questo progresso scientifico si affiancano una rivoluzione sensoriale, che propone texture leggere adatte all’uso quotidiano in città, e una forte attenzione alla sostenibilità ambientale. PharmaRetail ha chiesto a Roberto Isolda (nella foto), Responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia, di approfondire tendenze e esigenze di consumo in questo settore.
Quali sono le nuove tendenze nel campo della fotoprotezione?
Nel campo della fotoprotezione si sta assistendo a un cambiamento profondo delle esigenze dei consumatori: si sta andando verso quella che viene definita multi–skinification. I prodotti offrono oltre alla protezione dai raggi UV, formule adatte a pelli sensibili o con proprietà idratanti, antiossidanti e antietà. Il cambio culturale è stato riconoscere quanto sia fondamentale la protezione solare: oggi vengono scelte protezioni SPF 50+ anche in situazioni diverse dall’esposizione diretta del sole al mare. Il tutto con formulazioni nuove che hanno piacevolezza e facilità di applicazione per le texture.
L’SPF è ancora considerato l’unico parametro di scelta?
I filtri solari, che negli anni ’70 e ’80 servivano unicamente a chi andava al mare per esporsi nelle ore calde, oggi vengono utilizzati tutti i giorni e in contesti diversi grazie a un profondo cambiamento culturale. In particolare, la fascia d’età più giovane è più attenta all’esposizione solare. I solari con SPF inferiori al 10 coprono il 2% del totale categoria: il consumatore si sta orientando sempre più verso filtri più elevati a dimostrazione di un’attenzione maggiore ai potenziali danni derivanti dall’esposizione ai raggi UV e, più in generale, agli agenti atmosferici. Ma non è più l’unico parametro di scelta: proprio per il fenomeno della skinification oggi il consumatore guarda oltre. Ma c’è un altro fenomeno, l’attenzione all’ambiente: ormai il 25% dei nuovi prodotti che vengono immessi sul mercato hanno un claim legato o alla connotazione naturale del prodotto o all’impegno verso i temi ESG o entrambi gli ambiti.
Come sono cambiate le esigenze dei consumatori? A cosa deve guardare oggi il farmacista?
Il consumatore ha superato la sola metrica dell’SPF, richiedendo performance verificabili sul campo. I dati da noi raccolti evidenziano come ora il concetto di “protezione forte”, sia legato anche alla lunga tenuta (67%), alla resistenza all’acqua (58%), all’assenza di disomogeneità di pigmentazione e di macchie post-esposizione (65%). L’efficacia percepita rappresenta oggi la motivazione principale (63%) per la sperimentazione di nuovi prodotti solari. Ad essere cambiata è proprio la routine di utilizzo: non solo vacanze, ma anche altri contesti in cui la pelle risulta esposta al sole. Ci sono poi nuove formule spray che possono essere applicate e riapplicate sul make-up senza alterarlo. Senza dimenticare l’innovazione data da formula unita al packaging, per facilitare l’uso: per esempio agli sportivi servono prodotti facili da usare anche con una sola mano, come gli stick, o gli spray.
Ci può spiegare cosa si intende con il claim “Protects against elements” e perchè si trova sempre più sui prodotti?
Il claim “Protects against elements” (protegge contro gli elementi) è presente su quasi tutti i lanci nel 2025 e rappresenta un driver di crescita. È un claim presente sui solari, ma anche nel settore haircare e in fase emergente nel make-up. Indica un’azione protettiva verso diversi agenti esterni, come l’inquinamento, che in qualche modo impattano sulla salute della pelle. È una tendenza che proviene dal mondo asiatico, dove i tassi di inquinamento atmosferico sono molto elevati. Ma non solo, durante il Covid è emersa l’esigenza di proteggere la pelle anche dai raggi blu dei device: un passaggio importante, perché porta la protezione anche in casa.
Dal prodotto alla pelle: come cambia quindi la consulenza del farmacista?
Il consiglio del farmacista si sta spostando perché il consumatore è sempre più informato, e maturo: la pura descrizione oggettiva, la cosiddetta scheda tecnica del prodotto è data quasi per scontata. Il farmacista, deve farsi garante di una consulenza mirata su specifiche esigenze della pelle. Quindi, in ottica di prevenzione, aiuterà nella scelta della protezione secondo il fototipo, ma poi dovrà accompagnare nella scelta in base alle esigenze d’uso, alle richieste specifiche, o necessità della pelle.
La consapevolezza dei consumatori è frutto delle campagne portate avanti negli anni da istituzioni e brand, che hanno contribuito a educare alla protezione dai raggi solari contro tumori, fotoinvecchiamento e macchie cutanee. Un’attenzione che oggi è cresciuta soprattutto tra i più giovani.




