Vita al chiuso: come contrastare la mancanza di ossigenazione della pelle?

Vita al chiuso: come contrastare la mancanza di ossigenazione della pelle?

Le forti limitazioni per il contenimento della pandemia da Covid-19 costringono a vivere nel perimetro d’azione alquanto ristretto degli ambienti indoor, azzerando di fatto qualsiasi attività fisica all’aperto o in palestra. L’effetto è una sedentarietà forzata che, sul piano fisico, accentua il rilassamento cutaneo, anche del viso, che “soffre” della minor ossigenazione dei tessuti dovuti sia all’inattività sia alla carenza dello stimolo positivo degli elementi naturali, in particolare della luce solare. I raggi UV, infatti, sono fondamentali per la secrezione della vitamina D, che, tra l’altro, favorendo la maturazione delle cellule superficiali cutanee conferisce alla pelle un aspetto giovane e sano. Per correggere in parte questo “effetto collaterale”, il farmacista può consigliare al cliente formule dermocosmetiche per il viso a effetto up, in grado di restituire un po’ di tono alla pelle. Vale a dire, soluzioni antietà multitasking e hi-tech, che si possono suddividere in due macrocategorie: le creme lifting e le creme antirughe. Una differenza che non appare sempre così evidente anche al farmacista che deve orientare il cliente nella scelta. «Le creme liftanti agiscono più in superficie e grazie a sostanze ad effetto “tirante” di nuova generazione garantiscono un risultato immediato e che persiste per diverse ore. Le creme antirughe, invece, contengono in preponderanza molecole che lavorano più in profondità nella pelle, per sortire un’azione meno immediata ma progressiva e prolungata nel tempo. Va detto, però, che oggi le formule cosmetiche tendono spesso ad abbinare entrambe le competenze per garantire sia risultati immediati, di una pelle subito più tonica e distesa sia un effetto antirughe nel tempo», spiega a Pharmaretail  il cosmetologo e psicologo Umberto Borellini, docente presso vari atenei italiani e presso la Scuola Superiore di Medicina Estetica Agorà di Milano.

Le creme lifting, il fiore all’occhiello della flash cosmetology

Se fino a qualche anno fa il consumatore generalmente si concentrava sulla profondità delle rughe, oggi la sua richiesta si è evoluta ed è indirizzata di preferenza verso prodotti che promettono una pelle luminosa e uniforme nel colore, soffice e soprattutto tesa.  Tra le risposte cosmetiche capaci di soddisfare queste esigenze ci sono le creme super-lift. «Contengono principi attivi di nuova generazione, come la famiglia degli oligopeptidi e l’adenosina, un nucleoside (per metà proteina e l’altra metà uno zucchero), che assicurano un effetto lifting più a lungo rispetto al passato», spiega il cosmetologo. Nelle formule sono spesso presenti anche altri ingredienti a effetto tensore, per esempio molecole naturali estratte da proteine della seta e da mucillagini oppure sostanze sintetiche derivate dagli acrilati (esteri e copolimeri dall’acido acrilico). Efficaci anche i micropigmenti soft focus, come i silicati, che hanno un effetto tensore di tipo meccanico e ottico nello stesso tempo. «Altro protagonista è l’acido ialuronico ad alto peso molecolare (grosse catene di sostanza), che non penetra nella pelle, ma rimane in superficie e trattiene l’acqua formando così una sorta di  “rete liquida”, che una volta evaporata a contatto con l’aria accorcia le sue maglie “stirando” la pelle”», racconta Borellini, che precisa come le creme liftanti siano molto apprezzate soprattutto dalle  amanti della “flash cosmetology”, ossia delle creme che gratificano immediatamente perché danno risultati istantanei. Un valore aggiunto che “libera” un circolo virtuoso. «L’effetto subito visibile aumenta la fiducia nel cosmetico, il senso di benessere e l’autostima, che a loro volta stimolano la secrezione di neurotrasmettitori e ormoni del buonumore, come serotonina e dopamina, i quali incidono anche sul turgore e la luminosità della pelle», osserva Borellini. Una happy cosmesi in piena regola, da consigliare soprattutto ai clienti dai 30 anni in su, quando iniziano a comparire, ma non sono ancora così evidenti, i segni dell’aging.

Le creme antirughe pro-aging

Dopo i 40-50 anni la crema solo liftante può non essere la scelta più indicata. «In questa fase della vita, con le rughe che diventano progressivamente più profonde, il contorno del viso che perde definizione e le macchie scure che si intensificano, è più opportuno dirigersi verso creme che abbinano alla competenza liftante quella antirughe-antietà», rivela Borellini. Queste creme oggi vengono definite anche formule proattive antinvecchiamento perchè sono pensate per mantenere in gentilezza un livello ottimale d’idratazione, per ammorbidire i solchi cutanei, ricompattare la trama cutanea e ottenere un incarnato luminoso e uniforme, a prova di iperpigmentazioni. «Contengono in buone percentuali ingredienti che lavorano nel derma per stimolare i fibroblasti e sortire un’azione meno immediata rispetto agli ingredienti liftanti, ma più long lasting, come le vitamine A e C, i dipeptidi, il Bakuchiol, un potente fenolo antiossidante estratto dai semi e dalle foglie della Psoralea Corylifolia. Spesso le formule antirughe contengono anche esfolianti come gli AHA – nelle creme notte, o poliidrossiacidi (acido lattobionico e gluconolattone), perché, conclude Borellini: «l’esfoliazione che producono stimola il turnover cellulare, migliora i fenomeni di rifrazione e riflessione della luce e la grana della pelle. Tutte qualità molto importanti da supportare nelle pelli più mature».

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AUTORE

Autrice di testi specialistici e giornalista esperta di salute e cosmesi. Collabora da diversi anni con quotidiani e periodici a diffusione nazionale – attualmente per D La Repubblica, Starbene, F, Grazia e Natural Style – per argomenti di benessere, alimentazione, bellezza e dermocosmesi, fitness psicologia e ambiente.